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LA CUL-TURA DELLA ZARINA STEFY
stampa pagina 2 novembre 2012
Ovunque c'è possibilità di prendere soldi per la “cul-tura aquilana”, lì c'è la Pezzopane che si da da fare per arraffarli e gestire, dandoli agli amici degli amici che poi, sono sempre loro: Teatro Stabile d'Abruzzo, Atam (Associazione Teatrale abruzzese molisana), l'Uovo, l'Isa (Istituzione sinfonica abruzzese), la Società dei concerti “Barattelli”, ai quali è stato aggiunto (bontà loro) il Teatrozeta e, dulcis in fundo un “nuovo” non meglio identificato gruppo “E motion”.
Per la zarina Stefania, la cul- tura all'Aquila è solo questa, e questi enti ed associazioni ne sono i soli depositari. Per le altre iniziative culturali non c'è una lira, tranne se non ti prostri davanti “all'onnipotente Stefy”, entri nel clan dei suoi elettori e fai almeno dieci inchini al giorno, davanti la sua foto.....cinque al mattino e cinque la sera.
All'Aquila, ma anche in Abruzzo (quando la “nostra” era assessora regionale) non si muove foglia che Stefania non voglia. Lei “coinvolge” le associazioni che vuole, assegna gli importi di finanziamenti che vuole, e non coinvolge altri, magari con un bando pubblico, anche quando si tratta di “fondi ministeriali” che elargisce come se fossero del suo conto corrente.
I favoriti sono sempre gli stessi personaggi: i direttori (artistici ed amministrativi), i vari presidenti ed i vari “impiegati”, che vengono assunti a chiamata diretta, spesso nella cerchia ristretta della propria famiglia.
Tutti enti ed associazioni cul-turali decotte, piene di debiti che si trascinano negli anni, con bilanci mai resi noti ai cittadini. L'Accademia dell'Immagine, ad esempio, è affogata tra debiti milionari, mai ripianati o, se ripianati, è stato fatto con fondi a tutt'altro destinati. Cialente ne dovrebbe spiegare l'arcano. Ma tutto tace. Comprese la Magistratura e la Corte dei Conti. Tutte associazioni senza un becco di un quattrino che, se fossero aziende private, dovrebbero portare i libri contabili in Tribunale. Le loro entrate sono per la gran parte provenienti da fondi pubblici e la voce di spesa più alta, è quella del personale con pochissima produzione.
Volete un esempio? L'ultimo, ma solo in ordine di tempo. Avrete sentito “parlare” dei “Cantieri dell'Immaginario”. Bene. Anzi male...malissimo. Perché se non ne avete sentito parlare, come credo, avrete senz'altro visto i manifesti; quelli erano stati affissi in ogni dove. Sarete curiosi di sapere come è stata divisa la torta di 500mila euro; senza nessun bando pubblico. Non poteva essere diversamente: 96mila euro al Tsa, 35mila euro all'Atam, 23mila euro al Teatrozeta, 88mila euro all'Isa, 70mila euro alla “società dei concerti Barattelli, circa 59mila euro ai Solisti Aquilani 33mila euro alla new entry, “gruppo E motion”. Ed alla Cultura, quella “vera” con la “C” maiuscola? La risposta di Stefania è sempre la stessa, senza parole ma con un gesto, quello che soleva fare mio nonno, quando con la mano sinistra sul braccio destro piegato...indicava il posto dove si porta l'ombrello, quando non piove. Come dire: tòh...beccati questo! A pugno chiuso.
Peppe Vespa
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