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IACONA A PRESADIRETTA, "L’AQUILA E’ UN BUCO NERO DEL SISTEMA ITALIA"
stampa pagina 21 gennaio 2013
”Partiremo con i lavori in centro storico a primavera. Fabrizio Barca ne è certo, come è certo del fatto che stia per aprire il cantiere del San Filippo ed entro il mese, sarà pubblicato il bando per il Palazzo del Governo, la Prefettura, per 45milioni di euro che la Provincia gestirà in casa propria, spera senza interferenze. Sono proprietari, si faranno gli affari loro, mentre intorno c’è tutta una città che continua a chiedersi cosa accadrà domani, tra un anno oppure tra venti.
Barca ha dichiarato che sapremo entro i prossimi 60 giorni, quali aggregati partiranno nel centro storico, mentre per ogni edificio pubblico ci sarà una targa ad informare la gente su tempi e modalità, ma agli aquilani continua a mancare il quadro. Non sappiamo quanti alloggi del Piano Case siano liberi, e quale sia la prospettiva, la risposta degli amministratori è sempre quella: aspettiamo il concorsone, come se qualche nuovo assunto, potesse davvero dipanare la matassa delle migliaia di alloggi da gestire, che al contrario solo un sistema informatico che funzioni, capace di dare risposte e dati in tempo reale, dovrebbe fornire. C’è oppure no questo database?
Non sappiamo che fine abbia fatto la priorità della ricostruzione degli edifici pubblici, sancita dalla legge 77 del 2009, l’unica sul terremoto, perché le scelte dei proprietari pubblici solo a fatica vengono diffuse e condivise, e non sappiamo con quali norme sarà ricostruito il centro storico, perché occorrerebbe una variante al Piano regolatore, da condividere in Consiglio, che vorrebbero invece superare, con criteri interpretativi da sottoporre già la prossima settimana ai capigruppo, e la città, che vorrebbe partecipare queste scelte, ne sa praticamente nulla.
“L’Aquila è un buco nero del sistema Italia”, Iacona a Presadiretta il punto lo ha centrato, è un qualcosa che non ha funzionato come tante in questo Paese, di cui nessuno è mai responsabile ed è difficile raddrizzare la rotta, stiamo passando da una gestione ademocratica, ad una mista, dove il semicommissariamento degli uffici speciali, graverà sulle teste delle amministrazioni locali e le condizionerà di brutto, perché chi li gestirà saprà esattamente quello che dovrà fare ed avrà vita facile, in quanto il territorio non ha ancora le idee chiare, pensa che stabilire delle regole urbanistiche sul centro storico e non sia un grosso errore, e lo pensa nel suo piccolo mondo, andando avanti senza priorità nella ricostruzione ed anche le avesse non le comunica alla gente, che non sa cosa aspettarsi, notte fonda poi, su frazioni o seconde case.
Per la ripresa economica siamo al punto in cui l’assessore Fanfani, non riesce ancora ad avere la regolamentazione sul de minimis per la zona franca e sul 5% dei fondi sulla ricostruzione da dedicare alla ripresa. A che punto siamo a quattro anni dal sisma non si sa e così chiunque viene ride, fa affari, s’insedia, ci dice cosa fare e come portare i capelli, gli enti locali del cratere hanno fatto i diavoli a quattro per avere la gestione del post sisma, ma adesso dovrebbero dimostrare di aver capito la situazione, così da vigilare su tutte le mosse che chiunque verrà, cercherà di imporre e probabilmente ci riuscirà, perché la comunità è polverizzata e spaccata su tutto.
Anche sui beni culturali il buio è pesto, continua ad esserci una comunicazione ad effetto fatta di annunci e di poche sporadiche buone notizie, senza tenere la situazione costantemente aggiornata.
Ecco qual è il punto, un cronoprogramma costantemente aggiornato su ciò che accade, in questa ripresa post commissariale, non c’è. Perfino sulla microzonazione, cioè sulla conoscenza del sottosuolo per ricostruire in sicurezza, c’è un gravissimo ritardo dovuto al fatto che i fondi mancano. Tutto qua. Senza un progetto di vita, siamo foglie al vento e terra di conquista per novelli colonizzatori, pronti ad accaparrarsi gli ultimi affari di cui non si sa nulla, com’era sotto Bertolaso.
Alessandra Cococcetta
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