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UNIVERSITA’ CHE MUORE. L’AQUILA, MERCATO APPETIBILE PER LE MARCHE


stampa pagina 5 luglio 2013

La pubblicità in via Vicentini

“I cuori coraggiosi, fanno sempre la scelta giusta”. Con questo slogan in un manifesto pubblicitario in via Vicentini, l’Università Politecnica delle Marche ha lanciato una campagna nel capoluogo, perché i giovani scelgano di iscriversi a Economia, Medicina, Ingegneria o Scienze, nella Regione Marche. Anche l’ateneo di Urbino, ha scelto le pagine locali dei maggiori quotidiani abruzzesi, per informare che le iscrizioni sono aperte dal 16 luglio.
Anni fa non sarebbe successo, non avrebbero mai buttato soldi in territori già forti, facoltà come Ingegneria, Economia e Medicina erano il fiore all’occhiello, oggi è tutta un’altra storia, l’Università dell’Aquila, distrutta da un terribile terremoto, sfiancata da una gestione opaca, sulla quale la Procura ha avviato diverse indagini ed indebolita dalla totale assenza di una pianificazione condivisa con l’amministrazione comunale, sta morendo. Il rettore Di Orio resiste, mettendo i paletti alla Inverardi, che lo sostituirà e tenterà di avviare una nuova fase, ma lui, fino ad ottobre non mollerà, e chiuso nelle sue stanze mastica astio in attesa del corso che farà la magistratura sui vari processi aperti a suo carico.
Il sindaco Cialente, che d’altra parte ha tenuto per sé la delega ai Rapporti con le Università non sa nemmeno di che si parla, preso com’è in queste ore da fantasmi da catturare, resta totalmente indifferente all’iniziativa degli altri atenei che sanno di prendere molti iscritti dall’Aquila, alla quale, non saranno più sufficienti neanche le tasse sospese fino al dicembre 2014. Il capoluogo dimentica in fretta, non ci sono politiche serie che tutelino giovani e studenti, nessuna iniziativa per calmierare gli affitti da quattro anni ormai, e nonostante un terremoto e la distruzione di case e cantine del centro storico dove parecchi di loro hanno perso la vita, ancora una volta L’Aquila ha preferito la rendita dei proprietari, che continuano ad affittare a prezzi da capogiro, con il via libera di un’amministrazione che chiude tutt’e due gli occhi favorendo lo spopolamento giovanile e studentesco.
Lo studio Ocse per la ripresa puntò sull’Università, la vera economia di questa disperata città che avrebbe dovuto garantire una residenzialità accessibile all’unica grande azienda che ci resta, per rincominciare con la filiera dell’indotto e dei servizi, per decine di migliaia di residenti stabili in più, ma ormai il capoluogo di Regione sopravvive alla giornata e chi lo amministra tira solo a campare, sputando veleno su chiunque non li celebri dicendo quanto sono bravi ad affrontare un così grave momento storico. Ma ci crederebbero davvero, se lo scrivessimo ogni giorno?
Nel 2012, cento giovani al mese hanno lasciato L’Aquila cambiando residenza, la notizia è durata qualche ora sul web, un giorno intero sulla carta stampata, poi tutto dimenticato, non c’è problema.
Intanto un nuovo anno accademico inizierà, ma non sappiamo se torneremo in centro storico almeno con una sede simbolo per incoraggiare i giovani, il rettore Di Orio non ne ha mai parlato, anzi per quel che riguarda le sedi, l’unica cosa che ci lascerà, oltre ai tanti lacché che continuano a dire che se non fosse stato per lui l’Università non sarebbe rimasta, sono le inchieste giudiziarie su fitti poco chiari e da capogiro pagati ad imprenditori locali. L’unico vantaggio è il non aver pagato le tasse, ma probabilmente neanche questo ci salverà, né potrà salvare la faccia all’amministrazione aquilana che non ha mai avuto un’iniziativa, in questi quattro anni, perché anche l’Università facesse qualcosa di più. Solo assistenza, sulla quale s’è adagiata un’intera comunità e su di essa una Giunta civica che un piano vero non ce l’ha mai avuto e di più non riesce a fare.


Alessandra Cococcetta

 




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