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FERMATE L'ECOMOSTRO. InterverrĂ la Magistratura?
stampa pagina 2 agosto 2013
Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila, com'è o come non è, s'è messo in testa di costruire sull'area risultante da una vastissima demolizione, un ecomostro di ben 31 metri d'altezza, con tanto di commerciale, direzionale e residenze.
Un piccolo grattacielo che secondo Cialente, dovrebbe essere un monumento al vandalismo urbanistico più sfrenato che solo un uomo di sinistra avrebbe potuto ideare ed approvare. Ma la responsabilità maggiore (ammesso che possa essercene una minore) è da attribuire al dirigente Anas che ha avallato questa immensa cementificazione e conseguente speculazione urbanistica, che si sta cercando di mettere a frutto. Nel senso più azzeccato della parola. Sull'affaire, comunque, il Capo Compartimento Anas Abruzzo ha imposto il segreto di Stato, nel senso che è stato vietato persino l'accesso agli atti richiesto da un legale, nell'esercizio delle sue funzioni.
L'Anas sicuramente non ha tra i suoi fini istituzionali quello di speculare sui propri immobili né quello di edificare fabbricati con destinazione d'uso commerciale. Più verosimilmente invece, il fabbricato potrebbe essere alienato e venduto ad un imprenditore privato, pronto a farne una speculazione edilizia. Dall'Ufficio Comunicazione dell'Anas, ci è stato detto che sarebbe nei loro intenti demolire il fabbricato esistente, per ricostruirne uno nuovo con una maggiore cubatura, cambiandone la destinazione d'uso da direzionale in abitativa. Una variazione di destinazione urbanistica che, se del caso, dovrà essere varata prima dal Consiglio.
“Verba volant e scripta manent”, noi crediamo solo agli scritti, quindi ai disegni di progetto. Quello di cui stiamo scrivendo è un “Progetto unitario nell'area a breve Banca d'Italia-Belvedere” che vede insieme Anas, Ater e privati, con tanto di “visto arrivare” nel Settore Urbanistica del Comune dell'Aquila in data 07/02/2011 e protocollato il giorno successivo al n° 6285.
Che prevede appunto, la costruzione di una torre dell'altezza di31 metri, con 14 piani, con un edificato di circa 35mila metri cubi dei quali circa il 50% destinato a commerciale e direzionale ed il restante 50% a residenziale.
In data 31/01/2011, si è tenuta “Una riunione di sintesi finale propedeutica alla consegna degli elaborati come da accordi intercorsi con gli uffici tecnici comunali”. Era presente, tra gli altri tecnici, l'arch. Gianfranco Del Sole in rappresentanza dell'Anas. “É stata approvata la premialità proposta ANAS pari al 20% e la possibilità di realizzare le volumetrie proposte (parcheggio livello -3, locali commerciali livello -2, locali ufficio livello -1, impostazione torre+ piastra livello 0 e 8 piani di torre). Si ribadisce la necessità di ANAS di avere libertà ed indipendenza sia strutturale che nei tempi di esecuzione delle opere. Si ribadisce inoltre la proprietà demaniale dell'area di competenza”.
Seguono le firme di ben 11 professionisti in rappresentanza dei vari proprietari. Addirittura, con la partecipazione dei vari “rappresentanti”, sono state tenute assemblee pubbliche. Ci si accusa di aver capito male? A noi non sembra.
Nessuna speculazione? É una questione di punti di vista. Sicuramente però, si sta operando “alla chetichella” e senza la minima trasparenza. E ci meraviglia che ANAS cerchi di negare l'evidenza.
La ciliegina sulla torta, di questa strana vicenda, è che non è stata l'Anas, nella sua qualità di proprietario dell'immobile a richiederne l'abbattimento, bensì il Sindaco Cialente, con l'urgenza del pericolo dell'incolumità pubblica.
Dopo oltre 4 anni dal sisma.
Un po' tardi...non vi sembra?
Tutta la vicenda puzza di bruciato e di speculazione edilizia, di mancanza assoluta di trasparenza amministrativa, di finanziamenti che potrebbero essere taroccati e/o supervalutati e della mancanza assoluta di rispetto delle Norme Tecniche di Attuazione, in vigore nel Comune dell'Aquila.
Un urgente intervento della Magistratura e della Corte dei Conti, potrebbe rimettere ordine e legalità in questo intervento urbanistico, anche per valutare l'indispensabilità o meno della demolizione del fabbricato, che potrebbe celare la “furbata” della demolizione-ricostruzione con relativo premio di cubatura, oltre a procurare un danno erariale con sperpero di denaro pubblico.
Peppe Vespa
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