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SOLDI UE A FINMECCANICA E FARMACEUTICO, MA IL SISMA NON C’ENTRA
stampa pagina 6 agosto 2013
Per la ripresa delle attività produttive dopo il sisma, la Regione Abruzzo deve erogare gli ultimi tre milioni di euro circa entro fine anno, altrimenti quei soldi europei, del Por Fesr 2007-2013, andranno persi.
C’erano 35milioni iniziali, e circa 779 domande, poi ancora 43milioni e 800mila, dei quali 35milioni, l’allora commissario Chiodi li ha destinati alla ripresa delle grandi imprese mentre il resto, allo scorrimento della graduatoria precedente, ai cui interessati stanno scrivendo in questi giorni, riaprendo un bando del 2010, per avvisarli che comunque avranno il contributo.
Purché riaprano l’attività entro fine anno, altrimenti il sostegno non potrà più essere erogato e dimostrino di riassumere almeno il 50% dei dipendenti.
Ma chi controlla che le cose andranno così e che questo pozzo di denaro europeo sarà usato bene?
Per l’accesso al sostegno economico, bisogna dimostrare che i danni li abbia causati il terremoto, e non può essere sommato ad altri aiuti, ma sappiamo benissimo che diverse ordinanze hanno previsto anche altri indennizzi, per le attività produttive, di cui dovrebbe avere oggi ogni riferimento il dirigente Nardis, responsabile appunto del settore per il Comune dell’Aquila. Purtroppo nessuno è in grado di incrociare i vari aiuti, che i livelli occupazionali siano garantiti al 50% e che i contributi saranno erogati a norma di legge. E il quadro, non è per niente chiaro.
Sono sei, le grandi aziende che un anno fa risposero al bando: Menarini, Dompé e Aventis, come farmaceutica, Edimo Holding srl, Thales Alenia space spa e Selex Elsag spa, per un massimo di 5milioni per i danni, ed ancora soldi per la sospensione dell’attività, e tra i 10mila e i 15mila euro per le perizie, che hanno attestato la veridicità della richiesta.
Tutte ammesse ai benefici, tranne l’Alenia e la Selex, per la prima non si capiva bene quale fosse il risarcimento chiesto, ma si è vista comunque riconoscere, alla fine nel gennaio scorso, circa 7milioni e 360mila euro; per la Selex invece, è stato nominato a giugno un consulente, esperto in diritto societario, il quale per 5mila euro, dovrà approfondire la richiesta della Selex Elsag spa, la quale, e a noi sembra chiarissimo che non può avere nulla, vorrebbe danni per un immobile “che non risulta essere né sede della stessa Selex Elsag spa, né di sua proprietà, ma di proprietà della Finmeccanica spa” verbalizza il gruppo di lavoro, che controlla la liquidazione dei contributi.
E a cosa serve un consulente, se l’immobile non è neanche all’Aquila? E come mai il Comune dell’Aquila a Pile, ha messo a disposizione dell’Alenia e della Selex Elsag, di Finmeccanica, anche 17mila mq. per ricostruire, quando hanno già chiesto, e l’Alenia l’ha già avuto, un indennizzo milionario per ripartire? Passaggi che vorremmo capire meglio, visto che si parla di attività che stanno prendendo milioni dall’Ue per riaprire, ed invece, come l’Alenia, ristrutturano l’azienda.
Come può poi la Menarini aver soddisfatto i chiarimenti chiesti, visto che il contributo per la sospensione dell’attività ha fatto riferimento anche ai redditi prodotti da altre società del Gruppo Dompé? E neanche presenti nel cratere? Aiuti al farmaceutico da sommare, ma è vietato, con gli altri milioni del famoso 5% dei fondi per la ricostruzione, in un pozzo senza fondo di soldi che l’Unione europea prevede siano garantiti solo su un canale, non cumulabile con altri, per non turbare la concorrenza. Massimo Cialente ha preteso una rimodulazione di questi fondi Cipe, per foraggiare una società, la Accord Phoenix, dagli assetti molto strani, da insediare nel polo elettronico, ma nessuno controlla la destinazione dei sostegni, la ripresa delle attività ed i livelli occupazionali, oltre ai piani industriali, perché se ci sono, li conoscono solo nelle segrete stanze.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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