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PROVVEDITORATO, UN PROGETTO DI DEMOLIZIONE ED AMPLIAMENTO CHE LA RICOSTRUZIONE NON PUO’ FINANZIARE


stampa pagina 6 settembre 2013

Il provveditore alle OO.PP. Carlea e la sede da restaurare

Due milioni di euro, è quanto ha previsto una delibera Cipe del 2009, per il rifacimento di Archivi della Regione Abruzzo ed Alloggi del Provveditorato alle Opere Pubbliche, siti in via Pile, ed inseriti tra le priorità della ricostruzione di edifici pubblici dell’Aquila e provincia.
Per capire dove fossero e cosa volessero demolire, ci abbiamo messo un po’. Una struttura mista in tre diversi corpi, costruita su sito demaniale e da suddividere equamente tra i legittimi proprietari e cioè tra la Regione ed il Provveditorato, organismo ministeriale che sta gestendo la gran parte della ricostruzione pubblica post sisma.
Appena individuate le strutture da demolire, ci siamo chiesti se fossero davvero abitate ed usate come archivi, tanto sono vecchie e abbandonate, pur decidendo, fin dal 2009, di rifarle subito come edifici strategici, ma per chi?, e con ben due milioni di euro disponibili. A guardarle bene, a rifarle nuove quelle case, con due milioni ce ne uscirebbero dieci.
Vogliono per giunta ampliare. Ma il progetto di ampliamento, che prevede garage in locali interrati, un piano ed ancora un altro, in quell’area non è previsto, dal nostro Piano regolatore, il Provveditorato, in una prima conferenza dei servizi pare abbia preso un abbaglio, visto che si dovrà invece procedere con una variante urbanistica, che la potrà votare solo il Consiglio comunale.
L’iter per l’approvazione inizierà giovedì prossimo in seconda commissione, ma non si può fare comunque, perché i fondi destinati alla ricostruzione, non possono pagare ampliamenti di sorta, chi non ricorda l’inchiesta avviata dalla Procura, sull’ampliamento del liceo scientifico “Pollione” di Avezzano? Un ampliamento bocciato dalla Corte dei Conti, quando l’allora commissario Chiodi gli girò il decreto che avrebbe concesso alla Provincia, decine di milioni. Meno male che l’impresa è stata bloccata, non è possibile che oggi, il Provveditorato, porti avanti la stessa richiesta. C’è poi Rfi, le ferrovie, che hanno fatto sapere che in ogni caso, la ricostruzione non potrà invadere la loro proprietà.
Nella delibera di Giunta, già dicono che quell’area, sarà variata in Zona di rispetto dell’abitato, correggendo così l’errore, da parte del Provveditorato, di aver riportato negli allegati un articolo delle Norme tecniche d’attuazione, necessario all’ampliamento, che in realtà non esiste.
Nelle loro carte c’è tutto un progetto per fare in modo che per le acque del sottosuolo, perché quell’area è a rischio idrogeologico, sia fatto un “drenaggio in sottofondazione”, un mossa che a noi, dopo un sisma così distruttivo non convince, anzi sarebbe il caso di scrivere finalmente delle regole valide per tutti, con le quali decidere una volta per tutte dove si potrà ricostruire oppure no. All’Autoparco comunale, anche lì con l’acqua nel sottosuolo, che faranno?
Abbiamo chiesto un po’ in giro in via Pile, per vedere se sapesse qualcuno di archivi o alloggi pubblici, forse ci viveva qualcuno, ci dicono, tra gli altri, un libero professionista o non si sa bene chi altri, vorremmo sia chiarito che il finanziamento pubblico, dovrà servirà davvero, un fine pubblico. Il Comune da parte sua, ha solo detto che siccome nell’area è previsto un progetto di riqualificazione inserito nel Piano di ricostruzione, spera solo che la nuova struttura, non sia troppo impattante. Sperano? Tutto qua? Troppi punti da chiarire e una rapidità mai vista, quella con cui nel 2009, sono riusciti a far rientrare tra le priorità pubbliche, strutture, della cui esistenza non sapeva e ancora non sa niente nessuno. Certe cose, stanno accadendo solo in questo post terremoto.


Alessandra Cococcetta




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