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RIPRESA SOCIO ECONOMICA, IL COMITATO PER IL 5% NON SI E’ PIU’ RIUNITO
stampa pagina 10 ottobre 2013
Il comitato che dovrebbe esaminare i progetti presentati dal cratere per la ripresa economica, non si riunisce dalla scorsa primavera, eppure ne avrebbe avute tante, di cose da fare. Avrebbe infatti dovuto distribuire la gran parte del 5% dei fondi della ricostruzione, dalla legge Barca 100milioni circa, ad iniziative per il lavoro e l’occupazione.
Ci sono rappresentanti dei ministeri, del comune, del cratere, c’è Aielli a farne parte e pure Invitalia, deve averne messe tante, di referenze, tra le proprie competenze la partecipata di Stato, che ha creato debiti dovunque sia stata chiamata ad intercettare imprese e lavoro, per salvare i territori dal declino, non portando a casa un solo risultato. Eppure c’è.
Invitalia, prenderà una percentuale su ogni progetto esaminato, un 5%, un pozzo di soldi, se si pensa ai miliardi che dovranno ancora arrivare e sarà sempre un 5%, ad andare al lavoro e alle iniziative imprenditoriali innovative, turistiche e sull’agroalimentare per puntare a tutta birra verso la ripresa.
Peccato che nessuno si sia ancora accorto che il comitato, altra sovrastruttura molle e lenta incastrata nel post sisma abruzzese, non si riunisca.
Anche Aielli, sembra sia piuttosto contrariato, ma non riusciamo ancora a beccarlo per farci dire di più. I nostri rappresentanti istituzionali si lagnano sempre per le stesse cose: soldi, ricostruzione privata, pratiche, mai una parola su queste risorse vitali, comunque un 5% per l’economia, anche se non saremo noi a decidere, se non con un voto di rappresentanza nel comitato. Lo sanno che esiste?
Le risorse più importanti destinate all’industria, al farmaceutico ed al tecnologico sono state già incanalate a dovere, colossi dell’economia che pure, non stanno brillando per generosità: non sarebbe stato bello, registrare il loro sostengo per un’opera architettonica, d’arte o un restauro?
Ancora non sappiamo quei milioni donati dai tabacchi giapponesi, letteralmente ingoiati dal Formez se siano andati davvero a frutto, che figura, i vertici, quando vennero a presentarci il loro manuale per la ripresa economica, sostenuto appunto con i fondi dei tabacchi, portandoci dati neanche aggiornati, offrendoci niente di più di quanto già sapevamo sul declino dell’aquilano. La zona franca, pare si sia ridotta ad uno striminzito contributo alla fiscalità che non ha certo portato i risultati sperati, cosa significa dunque, per gli amministratori aquilani, ripresa socio economica?
Sappiamo solo che si accontentano delle molliche, e ne gettano a loro volta al loro elettorato, tanto per fidelizzare il voto, andando avanti solo con favori e raccomandazioni, mentre non ci si chiede come può fare, la società di gestione dell’aeroporto, dopo aver preso fondi comunitari ad incentivare l’occupazione per l’Abruzzo, dedicati quindi ad una determinata Regione, a dirottare le 60 assunzioni in altre attività e in altre città.
L’Aquila, non ha mai ritenuto i fondi europei appetibili, ma solo perché chi ci amministra, non ha ancora capito come si fa, non riuscendo a superare lo scoglio della lingua o peggio della capacità di spendere se non a cavoli, generando solo debiti fuori bilancio.
A quattro anni e più dal 2009, dovremmo vedere una città che scava e lavora per la smart city perché davvero rinasca nell’avanguardia e nel risparmio energetico, invece nessuno ha ancora garantito se non altro la banda larga in centro e comunque chi ci tornerà, si riterrà fortunato solo se non vedrà più i cavi elettrici volanti, immagine della città di quarant’anni fa.
Anche ai progetti per la smart city, sono dedicati fondi da quel 5%, cercano però di farlo sapere il meno possibile, d’altra parte per il Comune, smart, è solo una serie di gare e di lavori da assegnare, rigorosamente gestiti dall’assessore di riferimento, Moroni. Il fatto che smart, cioè intelligente, dovrebbe essere un approccio di tutti gli assessorati è un’altra storia che non riguarda certo la loro.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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