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CHIODI&C. SE LA GODONO E GLI ABRUZZESI A PANE E CIPOLLA
stampa pagina 29 gennaio 2014
Ne ha fatta di strada Gianni Chiodi, da quel lontano dicembre 2008, quando s’insediò grazie alle elezioni anticipate, dovute all’arresto di Del Turco nel luglio precedente.
Fece un bel discorso, “il 2009 sarà un anno di sacrifici” disse agli abruzzesi, con un linguaggio sciolto, da giovane commercialista, consulente tecnico di varie Procure, cresciuto con gli scritti di Bertrand Russell, filosofo matematico dal pensiero liberale e libertario. Promise “niente più privilegi alla politica, gli abruzzesi – dichiarò al Grande Albergo – dimenticheranno gli stereotipi politici regionali avuti finora” e chi sa se non li rimpiangano, oggi, quegli stereotipi.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, Chiodi non cita più Russell, ma Terenzio, se potesse si darebbe chi sa quante frustate per la debolezza di quella notte. Una sola notte, ed ecco la macchina del fango, pura macelleria, si è sfogato col Corriere della Sera, una sola notte e l’infamia di aver favorito quella donna, con un incarico regionale per 200 euro al mese. Che poi moltiplicati per quattro anni, potrebbero fare un contratto a tempo indeterminato, ma questa è un’altra storia.
Chiodi vinse dunque grazie all’arresto di Del Turco, nel 2010 gli arrestano l’assessore alla Sanità Venturoni, uomo suo, per corruzione, la brutta vicenda dei rifiuti a Teramo, avvisi di garanzia arrivano anche ai senatori Pdl Tancredi e Di Stefano e al sindaco Brucchi, peculato ed abuso d’ufficio i reati contestati, ad oggi Venturoni, che è comunque rimasto al proprio posto, è capogruppo Pdl in Consiglio regionale. E’ stata poi la volta di De Fanis, l’assessore alla cultura in manette di recente, sempre per corruzione, con quel contrattino alla segretaria per qualche notte insieme per poche migliaia di euro. De Fanis era entrato in squadra, dopo il rimpasto che aveva fatto uscire Venturoni ela Stati, altro assessore della Giunta Chiodi, travolto dalle presunte corruttele e regalie a società di Finmeccanica.
Chiodi pensa di chiarire con i magistrati già dal 4 febbraio prossimo, si difenderà insieme a Pagano e ai 23 consiglieri dalle accuse di truffa ai danni dello Stato, peculato e falso ideologico, poi spiegherà la sua anche ai cittadini. Ma cosa gli dirà?
Che mentre loro facevano sacrifici a tagliare anche sulla spesa, lui e compagnia bella dominavano in alberghi extra lusso per puro piacere e viaggiavano in business class?
Spiegherà poi che la Sanitàl’ha risanata, ma non potrà non aggiungere che a riempire le casse vuote delle Asl, in particolar modo quella di Avezzano, è stata l’assicurazione di 47milioni di euro, dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, incassata dopo il sisma, ed ingurgitata dai debiti milionari della Asl unica, che nel frattempo aveva accorpato Sulmona e Avezzano al capoluogo regionale, mentre la ricostruzione dell’ospedale è a tutt’oggi, sotto gli occhi di tutti.
La sua assenza all’Aquila è stata totale, e quelle poche volte che c’è stato, ha solo tolto.
Prendiamo le scuole, ha cominciato la sua campagna elettorale proprio dirottando i fondi destinati alla ricostruzione, alla messa in sicurezza dell’intero Abruzzo. L’Aquila, disse senza ritegno, aveva già i Moduli provvisori, c’è naturalmente un’inchiesta in corso, ed è finito sotto processo anche il presidente Del Corvo, col suo direttore generale, perché la Corte dei Conti, tra l’altro, aveva bocciato quel finanziamento per il liceo di Avezzano, passato attraverso un decreto dell’allora commissario Chiodi, eppure lo scientifico fu demolito, per ricostruirlo con otto aule in più. Gianni Chiodi, che ha la pesante responsabilità, etica e morale, del dopo Del Turco, spieghi tra le mille cose da chiarire come risarcirà gli aquilani di tutti questi abusi, e poi tanto che c’è, dica a cosa si riferisse quando diceva di recente, che la classe dirigente aquilana va rinnovata, per carità, ha ragione da vendere, sembra però la vecchia storia del bue, quando disse cornuto all’asino.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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