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UN BRIVIDO SCUOTE L’ABRUZZO
stampa pagina 28 febbraio 2014
Il neo Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, sarà domani in visita all’Aquila per partecipare ad una riunione tecnica con il sindaco Massimo Cialente, il Direttore Regionale Fabrizio Magani e l’Assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano, da Cagnano. Come dire: “Il gotha della Cultura e dell’Architettura aquilana”.
Una sfilata che fa seguito a quelle degli altri quattro ministri Mibac che si sono succeduti in questi cinque anni di post sisma, cinque ministri in cinque anni, che si sono distinti per la loro incompetenza, per il loro lasciar correre e per la loro indolenza, iniziò Bondi, poi Galan e Ornaghi, non ricordo chi fu il primo tra i due, talmente poco hanno lasciato il segno, poi Bray che boh, quindi Franceschini.
Dario Franceschini è il quinto “fra cotanto senno”, viene all’Aquila per la sua solita sfilata di rito per non più rivederlo sino alla formazione di un “nuovo” prossimo Governo.
Una riunione tecnica “riguardo lo stato di avanzamento dei lavori di restauro e recupero del patrimonio culturale dell’Aquila e del cratere”; una riunione tecnica che di “tecnico” ha ben poco, viste le (in)capacità degli stessi in campo, poi il sopralluogo di routine in centro, col codazzo e con l’elmetto giallo, giusto per la foto ricordo.
Da una rapida scorsa al curriculum di Franceschini, non ci sembra che lo stesso abbia competenze e conoscenze in materia. Gli altri, invece…pure! .
Tant’è vero che in una intervista del Sole 24 ore, il neo ministro appena nominato, non ha saputo dire altro che “la Cultura è il nostro petrolio”. Una frase ed un concetto che racchiude in sé tutta l’incompetenza ed i luoghi comuni di uno che di “fatti culturali”, mastica ben poco.
Da Wikipedia: Dario Franceschini è un politico, avvocato e scrittore italiano. Politico lo è senz’altro, come avvocato ci dicono che non eserciti molto, come scrittore, nel 1985 ha pubblicato un libro dal titolo: “Il Partito Popolare a Ferrara, cattolici, socialisti e fascisti nella terra di Grosoli e Don Minzoni”.
Dopodiché…più nulla. Si potrebbe definire un avvocato fra gli scrittori e uno scrittore fra gli avvocati. Verrà all’Aquila a fare cosa? Con chi? Se i suoi interlocutori in Città sono quelli citati, è la solita sfilata elettorale e una perdita di tempo e…di denaro.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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