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Politica
Verso le elezioni regionali

D’ALFONSO BRUCIA LE TAPPE MA E’ CORSA A TRE CON CHIODI E CINQUESTELLE


stampa pagina 20 marzo 2014

Luciano D'Alfonso, Gianni Chiodi, Sara Marcozzi

Per una “o” e una “e” tra il 1970 - moti di Pescara - e il 1971 - moti dell’Aquila - all’indomani della nascita delle Regioni, in Abruzzo ci mancò poco che ci scappasse il morto.
Quarant’anni dopo e ad un paio di mesi dalle elezioni, il cittadino abruzzese a tutto sembra interessato fuorché al rinnovo del consiglio regionale e alla scelta del presidente della Regione.
"Il Consiglio e la Giunta regionali si riuniscono a L'Aquila e a Pescara" fu la soluzione che all’epoca accontentò in parte i pescaresi ma non bastò agli aquilani che se la presero un po’ con tutti e soprattutto con gli autori di quella mediazione. Dopotutto come aveva già spiegato qualche anno prima Togliatti ai compagni di partito pescaresi: “A scuola ho imparato che il capoluogo dell'Abruzzo è L'Aquila”.
Il fatto è che oggi, a ben vedere, soprattutto dopo le riforme in senso federalista degli ultimi due decenni, il cittadino ci ha capito poco o nulla di quello che fa la Regione. Sarà anche per questo che in quelle che dovrebbero essere elezioni molto importanti - le Regioni in fondo hanno una grande potestà legislativa - l’affluenza crolla regolarmente. Alle ultime in Sardegna, un elettore su due è rimasto a casa.
Un regionalismo stanco e confuso, quello italiano, che infatti in molti vorrebbero riformare, e nei gangli dello stato e delle politica si fanno già delle ipotesi: c’è chi le abolirebbe del tutto le Regioni, chi vorrebbe farne tre, chi una decina riarticolando i territori di quelle attuali. Al momento se ne parla troppo poco in Abruzzo.
Un po’ più vivace la discussione sui candidati per le elezioni del prossimo 25 Maggio, a dir la verità con sottolineature fin troppo campanilistiche se non addirittura ombelicali. Comunque i nomi dei candidati per il consiglio cominciano a circolare in maniera insistente sulle pagine dei giornali, spesso dopo essere esser circolate già per settimane o mesi in città.
Il gossip elettorale però, non sembra aver riacceso l’interesse per la politica degli abruzzesi, più presi dall’eterno limbo della fatica quotidiana che dalla carriera di chicchessia. Come ha ben spiegato Ilvo Diamanti la politica tende a dilatare questa quotidianità, invece di indicarne una via d’uscita.
Chi sembra averlo capito, invece, è Luciano D’Alfonso, candidato alla Presidenza per Pd, Sel, Psi e altre liste civiche – iperattrezzate, pure troppo forse - sulle quali sta lavorando. L’ex sindaco di Pescara tratteggia, con le parole e con il linguaggio del corpo, un Abruzzo moderno, sicuro e proiettato verso il futuro anche se ancora non spiega bene come, ma al momento ciò è bastato per lanciarlo in testa nei sondaggi. Ha bruciato le tappe D’Alfonso ma ancora non ha sfondato, nonostante l’assenza degli avversari.
Assenze pesanti, soprattutto quella del centrodestra, che ancora non chiude unitariamente sulla candidatura di Gianni Chiodi, proposto da Forza Italia, e che certo non attraversa un periodo particolarmente brillante, anzi. Da quando è stato colpito dallo scandalo a lucette rosse, è diventato una figura quasi eterea. C’è, dicono dal partito. Ma non si vede. Il candidato comunque dovrebbe essere lui, con la speranza di fare di nuovo il pieno in provincia di Teramo e in provincia dell’Aquila.
Gli orientamenti di questa, che non esprime candidati presidenti, potrebbero far pendere in maniera decisiva l’ago della bilancia. E anche qui D’Alfonso si è mosso per tempo, assicurando a Giovanni Lolli del Pd la vicepresidenza della Regione. Convitato di pietra di queste elezioni, Beppe Grillo. Non è candidato, ma è come se lo fosse. Se nelle amministrative post-elezioni politiche del 2013 l’ondata grillina si è fermata è solo perché non ci ha messo la faccia lui. Con le Elezioni Europee di mezzo sarà tutta un’altra storia e i sondaggi sembrano confermarlo. La candidata grillina, Sara Marcozzi, trentaseienne, avvocato di Chieti, sembra peraltro avere il physique du rôle. La vedremo nei prossimi giorni alla prova della campagna elettorale e del confronto diretto con D’Alfonso, probabilmente Chiodi e gli altri, come Maurizio Acerbo del Prc. Visti i trascorsi pescaresi, Acerbo sembra destinato a correre da solo, nonostante all’Aquila, ad esempio, il suo partito è stabilmente in maggioranza con Cialente.


Alessio Ludovici




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