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Ricostruzione: niente mafia organizzata

SOLO (TANTE) MAZZETTE… ALL’AMATRICIANA


stampa pagina 8 aprile 2014

Olga Capasso, Stefania Pezzopane e Rosy Bindi

Al fine di distogliere l’attenzione dalle “faccende” reali, periodicamente c’è chi parla del pericolo dell’infiltrazione mafiosa nella ricostruzione aquilana. L’ultima, ma solo in ordine di tempo, “la papessa” Stefania Pezzopane che porterà (addirittura?) all’Aquila la Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, con l’intero organismo parlamentare “per affrontare con il procuratore Cardella, il prefetto, le forze dell’ordine e gli enti locali, tutta la complessa e pericolosissima problematica delle infiltrazioni mafiose”.
Adesso? A cinque anni dal sisma? Meglio tardi che mai.
La “papessa” vuol portare la Rosy all’Aquila per “vedere” se la nostra ricostruzione è “pulita”; addirittura la sua presenza dovrebbe essere un avvertimento chiaro per la criminalità organizzata. Ha ragione da vendere il pm della Direzione Nazionale Antimafia Olga Capassi, quando dice che la mafia s’è defilata dalla ricostruzione aquilana in quanto i fondi arrivano a rilento, senza certezze, e con una “confusione” nella liquidazione dei pagamenti.
I tentativi di infiltrazione sono stati comunque pochissimi ed “insignificanti” e gli arresti che ci sono stati sono anch’essi irrilevanti. Se all’Aquila si pensa che la mafia sia quella sinora arrivata, significa non sapere niente della “vera” mafia e della sua pericolosità. Il fatto è un altro, la criminalità organizzata all’Aquila non è arrivata perché già esiste in questa città ed è ben stratificata, nella politica e nella dirigenza degli enti pubblici. Comunque, chi si aspetta che la criminalità organizzata arrivi tramite picciotti con la coppola e con la lupara, sbaglia di grosso. Oggi i mafiosi sono laureati, sono grandi imprenditori e non arrivano dalla Sicilia o dalla Calabria; risiedono al nord, hanno interessi diversificati ed arrivano con uno stuolo di tecnici e di avvocati. Persone pulite, che non sgarrano, che hanno contabilità e certificazioni varie a posto e con tutte le autorizzazioni necessarie.
Hanno sostituito le lupare con le mazzette; sono persone “normali” che parlano in italiano, senza inflessioni dialettiche. La mafia vera sarebbe arrivata subito, molto prima di quelli “che ridevano”; sarebbero arrivati sin dai primi giorni dello smaltimento delle macerie, perché una delle loro specializzazione è il “movimento terra”. Ma qualcuno, all’Aquila è stato più furbo: ha giocato subito d’anticipo. Nei primi due anni post sisma, c’è stato l’assalto all’appalto facile; prima i puntellamenti, le macerie, il predominio dei vari amministratori di condomini che hanno fatto “ciccia di porco”. È stata quindi la volta dell’assalto dei progettisti che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo. Quindi l’assalto degli enti di Stato: Fintecna, ReLuis, Cineas che hanno rastrellato milioni a non finire, solo per ritardare quello che, con una semplice perizia asseverata, avrebbero potuto fare gli stessi progettisti, con un risparmio enorme di tempo e senza sperpero di denaro pubblico. Sono stati messi su apparati costosissimi che hanno solo ritardato le autorizzazioni. E poi tutta una serie di assunzioni clientelari, consulenze milionarie, perizie tecniche, commissioni, piani. Tutto affidato agli amici degli amici e ai compagni di merende. Questa è stata la vera mafia della ricostruzione aquilana; quella che “giocava in casa” e che non ha permesso che “l’altra” arrivasse. Incompetenza, incapacità politica e di ideazione progettuale, mancanza assoluta di cultura, hanno fatto il resto. Sono passati ben cinque anni dal sisma, è stato fatto molto, anche se con grande confusione: di miliardi ne sono arrivati tanti: il 50% è stato speso male o è stato sperperato. Nel bene e nel male moltissimi aquilani sono rientrati nelle proprie case, moltissimi cittadini si sono trasferiti in altre città, in particolar modo i giovani. Il centro storico è appena agli inizi, la storia e l’architettura è stata irrimediabilmente distrutta, il sociale è solo roba d’assistenza e clientela elettorale.
La mafia avrebbe fatto meno male.


Peppe Vespa




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