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CIALENTE VUOLE CHIUDERE L’INGV?
stampa pagina 19 maggio 2014
Povero Cialente! Ma ancor più povera L’Aquila. Perché con la sua inettitudine politica, amministrativa e culturale, è innanzitutto la città che ci perde, con i suoi cittadini. È proprio arrivato. Lo dicono tutti, ma poi nessuno fa qualcosa per mandarlo a casa. Ha la capacità straordinaria di rompere tutto, tanto che Attila, al suo confronto, appare come un’educanda delle suore della Beata Vergine.
Si alza un mattino e dice: “bisogna assolutamente tornare nel centro storico”; il giorno dopo fa mettere le transenne e non fa passare più nessuno; poi fa riaprire i locali in palazzi non agibili…poi li chiude perché pericolosi. Mai una certezza. Chi lo conosce dice che anche al ristorante è indeciso sulla scelta dell’acqua “liscia, gassata o…Ferrarelle?” è proprio questo il problema.
L’ultima del “nostro eroe” (ma solo in ordine di tempo), è stata quella di transennare l’accesso in via dell’Arcivescovado a causa del crollo di un pezzo di cornicione dell’ex Curia. Con questo non vogliamo dire la strada non andava messa in sicurezza. Ci mancherebbe! Ma la cosa poteva essere risolta benissimo con un ponteggio e quattro “mantovane”, come è stato fatto in tutta la città.
Ed invece Cialente, ha voluto fare e …strafare. Come al solito, come soleva dire mio nonno, “ha voluto costruire un ponte…dove non passa l’acqua”. E così, sol con uno stupido colpo, ha cancellato tutti i suoi bellissimi discorsi sulla necessità di riportare in centro storico i vari uffici istituzionali in modo da far ripartire l’economia delle attività che hanno intenzione di rientrare in centro. Proprio in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, situata in Via dell’Arcivescovado (nell’ex palazzo della vecchia sede delle Poste), Cialente ebbe a dire: “La sede dell’Ingv in centro storico, rientra in un progetto condiviso per rendere L’Aquila simbolo di qualità con importanti strutture di ricerca”. Da allora, problemi a non finire per l’Istituto.
Prima le fognature rotte, poi i tempi lunghissimi per l’allaccio dell’energia elettrica, ai quali seguirono tutta una serie di altre peripezie, superate con l’ammirevole “testardaggine” della dirigenza e, è da riconoscerlo, con una grande disponibilità dell’imprenditore Gabriele Valentini. Nessun aiuto da Cialente.
Ma c’è di più. Cialente, non solo non agevola, ma addirittura ostacola e prende in giro il direttore generale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia “assicurando il suo personale impegno” nel risolvere la questione, ma poi se ne infischia. Come suo solito. Ben 5 lettere di sollecito…dal comune nessuna risposta. Eppure, all’interno dell’immobile operano una trentina di giovani ricercatori, reclutati dall’Ingv con i fondi messi a disposizione dal Ministero della Ricerca Scientifica. Gruppi di studio che stanno conducendo indagini geologiche sulle faglie e le sorgenti che generano terremoti in Abruzzo, anche per capirne gli effetti che amplificano la percezione del sisma.
Si chiama “Progetto Abruzzo”; avrà la durata di 3 anni con un costo di circa 10milioni di euro, che avrà sicuramente una ricaduta economica sul territorio. Cialente vuol chiudere la struttura? Se “sì”, continui a mantenere chiusa la strada d’accesso da Piazza Duomo; se invece vuole consentirne la riapertura, dia disposizione per mettere in sicurezza i luoghi, lasciando spazio all’accesso degli uffici dell’Ingv. Perché peraltro, persistendo questa situazione di estremo disagio e d’indifferenza attuale, l’Ingv e lo ha fatto capire chiaramente, potrebbe trasferirsi altrove. E per una città che vuole puntare sulla ricerca, sull’innovazione e sul ritorno in centro storico sarebbe proprio una brutta fine.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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