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D’ALFONSO VERSO LA PRESIDENZA, LASCIA INDIETRO CHIODI
stampa pagina 26 maggio 2014
Luciano D’Alfonso verso la presidenza della Regione Abruzzo lascia indietro Chiodi. Travolto, ma lo ha sottovalutato, da quella notte a Roma pagata con i rimborsi dell’ente pubblico come fosse una missione politica. Magari lo era pure. La compagna di quelle ore s’è anche presentata, per le pari opportunità e contro tutti i candidati alla presidenza, che poco avrebbero fatto per non discriminare la parità di genere, una brutta sceneggiata che ha continuato a raggelare la gente d’Abruzzo, per il quadro che s’è delineato intorno ad una classe politica, pensata di sicuro più elevata. Chiodi ha tentato il recupero, la moglie Daniela sempre al fianco, l’equilibrio familiare pubblicamente recuperato ma su quell’ombra, nulla hanno potuto i bei ragionamenti sul risanamento della sanità abruzzese, grazie, peraltro, all’assicurazione post sisma sull’ospedale San Salvatore dell’Aquila, per 45milioni di euro, incassati dalla Asl unificata a coprire i debiti della Marsica. Su cui non è sfuggito, il silenzio tombale del sindaco, medico, Massimo Cialente, principale fautore, all’indomani del sisma, della Asl unica.
A voler pensare ad un segno lasciato da Gianni Chiodi in questi cinque anni, non ci viene in mente granché, L’Aquila non può dimenticare quei soldi alle scuole tolti al capoluogo dopo il sisma, e girati ad Avezzano, spalmati sulla Marsica e sulla Valle Peligna, su scuole nient’affatto danneggiate che pure, hanno avuto risorse dal terremoto. Il capoluogo non ha dimenticato, e deve fare i conti anche con un’amministrazione comunale incapace di fare progetti per le proprie scuole, ma brucia ancor più l’atteggiamento di Chiodi, che non ha favorito alcuna legge per il sisma, mettendosi di traverso agli aquilani almeno da qualche anno. D’Alfonso ha più smalto, più guizzo, fosse anche più fantasia la ricostruzione ha bisogno di fantasia, di un altro passo, di pensare tante cose insieme, di energie. E di ripensare i progetti europei, creando le condizioni non tanto per accedere ai fondi, quanto per spenderli. L’Abruzzo ha fatto molto poco, avrebbe potuto fare di meglio e di più con i progetti per il recupero dei beni culturali, attingendo alle risorse Ue, il cratere distrutto dal sisma e L’Aquila, il centro storico d’Abruzzo più ricco della Regione, avrebbe potuto avere uno slancio diverso, uno sguardo in più da parte del Paese che invece non ha avuto. Sulle tasse, sulla fiscalità, sulla ripresa economica la cosa più brutta di cui prendere atto è che il giovane sindaco Chiodi, arrivato in Regione dopo l’arresto di Del Turco, avrebbe avuto tante carte da giocare per vendere bene il proprio carisma al mondo così da interessarlo costantemente al post sisma, dalla sua elezione nel dicembre del 2008 all’aprile del 2009, non passò che qualche mese. Non c’è riuscito. Sara Marcozzi candidata cinque stelle sta sbancando, Acerbo non buca, il Pd va bene, è andato bene ovunque, non avrebbe potuto fare meglio in un Abruzzo che ha bisogno di tutto, che come L’Aquila ha gestito tante risorse, tanti milioni di euro piovuti dal sisma che pure non vedono un capoluogo di Regione e una Regione migliori. Anzi la regressione è ovunque e in particolar modo morde l’edilizia, quell’edilizia della ricostruzione che nelle aspettative generali avrebbe dovuto trainare l’Abruzzo col cantiere più grande d’Europa, non ci sono riusciti. L’Aquila sempre più ripiegata su se stessa e la Regione sempre più lontana, isolata dall’Aquila a pendere da Chieti, finché c’era Di Stefano, ancor oggi dalla Marsica dove comanda Piccone, sempre troppo poco per un capoluogo sicuramente dilaniato da faide interne piccole e continue, e da un’amministrazione civica che le insegue senza salire una spanna di livello. Se non altro D’Alfonso, avrà l’entusiasmo del primo mandato e la voglia di dimostrare che è tornato ed ha molto da dire, e siccome la Regione ha bisogno di muoversi ben venga già solo per questo.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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