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Primo piano

WATCH LIST 2014, L’AQUILA COME MONUMENTO DA SALVARE


stampa pagina 29 maggio 2014

Il Duomo dell’Aquila e la Chiesa di Santa Maria di Paganica

Il centro storico dell’Aquila, è stato selezionato tra 248 candidature ed inserito nella Watch List del 2014 insieme ad altri siti da salvaguardare di tutto il mondo, grazie alla proposta dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche dell’Aquila, con il sostegno della Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio d’Abruzzo. Siamo così nella lista del World Monuments Fund, fondato nel 1965 a New York, che grazie a donazioni e raccolte fondi promuove e coordina, anche con piani di recupero, la salvaguardia dei siti tutelati e da conservare.
Il Watch Day all’Aquila di oggi, ha raccontato l’importante iniziativa con Carla Bartolomucci, ricercatrice dell’Istituto, che ha spiegato alcune criticità legate alla ricostruzione del centro storico, per cui alcune strutture semi distrutte se venissero riqualificate peggio di prima, come successe ad Avellino dopo l’80, ad esempio, grazie a premi di cubatura che incentivarono i volumi, più che la qualità, sarebbe irrimediabilmente segnata l’anima medievale della città e la possibilità di ricominciare a vivere il centro. Nella tavola rotonda che è seguita, è stata coinvolta anche la cittadinanza con tour conoscitivi in zona rossa oltre a poter dare un contributo diretto al confronto, si è dibattuto sul concetto del restauro urbano, cioè se sia più importante conservare e rifare tutto come prima, il com’era e dov’era, oppure al contrario “innestare” anche costruzioni nuove, evitando però gli scempi.
Sono cinque anni che la città cerca un dibattito in questo senso, senza però trovarlo perché l’amministrazione comunale ha sempre scelto, senza confronti, la propria strada solitaria. Il centro storico non ha alcun vincolo paesaggistico, la Bartolomucci riflette sul fatto che solo pochi edifici, in centro, sono tutelati, c’è quindi il rischio delle demolizioni selvagge o inopportune, a cui, ancora peggio, potrebbero seguire interventi inadeguati di ricostruzione. Come pure sottolinea il fatto che il tessuto edilizio “minore”, non essendo tutelato, potrebbe scomparire, creando un danno irreparabile all’impianto medievale aquilano. La ricercatrice parla di stratificazione o dissonanze urbanistiche, cioè una città in cui negli anni le architetture si sono sovrapposte con le diverse tecniche, oppure scempi veri e propri buttati senza armonia dentro un centro storico antico, e comunque del “patrimonio diffuso, che è il tessuto connettivo del centro storico” e che rischiamo di perdere. In effetti a guardare le foto proposte di Avellino, sul come alcune palazzine dopo il terremoto dell’80 siano rinate peggio di prima, cambiando radicalmente l’immagine storica della città, fa capire cosa potrebbe accadere, e chi sa che già non accada, all’Aquila. Si potrebbe anche decidere di non ricostruire più alcuni beni e lasciarli ruderi, come accaduto a Lisbona, ricordando con i resti, il terremoto devastante del 2009. E’ un confronto che servirebbe come il pane, all’Aquila, ma che pure la politica e l’amministrazione civica della città non riusciranno ad alimentare, perché hanno scelto di non avere un’idea di città, si sta facendo tutto com’era e dov’era e perfino le norme tecniche d’attuazione del centro storico, restano quelle del 1975, per cui a parte qualche eccezione, qualsiasi modalità ricostruttiva sarà considerata una “semplice” variante urbanistica da far votare in Consiglio. Con tutta la discrezionalità politica che ne conseguirà. Speriamo che qualcosa si riuscirà a fare con questa nuova e prestigiosa iniziativa, il fatto è che alle autorità interessa poco, per loro al primo posto viene sempre l’interesse del privato, neanche all’ultimo, quello generale.

 

Alessandra Cococcetta

 




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