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Primo piano

LA MICROZONAZIONE SISMICA MANCATA, PEGGIO DI PRIMA


stampa pagina 4 giugno 2014

La trivella all’Autoparco comunale

La Giunta Cialente informa che le frazioni di Sassa e Preturo hanno la carta di microzonazione sismica, ne conoscono quindi il sottosuolo, utile a capire intanto come ricostruire. Sollecita però la Regione perché finanzi lo stesso studio per tutto il territorio, altrimenti il nuovo Piano regolatore non potrà essere adottato, siamo quindi al punto che a cinque anni e più dal devastante sisma del 2009, non sappiamo ancora su quale tipo di terreno dormiamo e quanto è sicuro ricostruirvi su.
Il 12 aprile 2009, al commento del geologo Moretti che diceva “su una faglia non si costruisce mai, nemmeno su una faglia che non è attiva perché le faglie canalizzano le onde sismiche, in zone come Pettino dovrebbe essere proibito” Repubblica.it concludeva “ma a Pettino probabilmente costruiranno, costruiranno ancora. Seppelliti i suoi primi duecento morti, qualcuno all’Aquila comincia già a dimenticare”. Eravamo solo a pochi giorni dal sisma, il bilancio dei morti non era ancora completo ma l’analisi era lungimirante. La Giunta Cialente ed il Consiglio che la regge ha di recente normato le aree bianche, ed ha concesso edificabilità a go go, evitando il vincolo proprio su Pettino, perché non si dovrebbe costruire e ricostruire ovunque. E la lezione all’Aquila, avrebbe dovuto insegnare che neanche sull’acqua, avremmo costruito più, invece non solo si fa finta di niente ma addirittura l’amministrazione costruisce sull’acqua, all’ex Autoparco, la sede unica comunale, come progetto strategico della ricostruzione per 35milioni di euro, gran parte dei quali serviranno solo a consentire una scelta così assurda. Sulla necessità della microzonazione facciamo una battaglia di civiltà dal 2011, quando studiando il dossier della Protezione civile e della Regione Abruzzo del 2010 scoprimmo che dormivamo su una bomba ad orologeria, lo scrissero nero su bianco. Tutte le cavità sotterranee, le gallerie e le sabbie di cui è composto il nostro sottosuolo erano state messe duramente alla prova dal sisma, basti guardare le onde sull’asfalto ovunque per capire come si è mossa la terra, peggio ancora se sotto non c’è nulla, e quel nulla potrebbe diventare buio e salto nel vuoto per auto, persone e mezzi pesanti che con la ricostruzione fanno avanti e dietro con i materiali edili. Delle cavità non si sa nulla, né per le frazioni né sul centro storico aquilano il cui asse centrale ne è zeppo, prima si riempivano oggi si palificano, non sappiamo cosa stanno facendo all’Aquila, sappiamo solo che si ricostruisce l’asse centrale, si valuta il costo di una mattonella e del parquet o degli infissi all’ultimo grido, ma quella bomba ad orologeria è diventata solo un monito politico, di un’amministrazione superficiale, con cui avvisare la Regione Abruzzo che vogliono i soldi o che lo studio sia terminato. Intanto non hanno messo un solo vincolo, per non ricostruire. I peggiori incubi degli aquilani su quella notte saranno sempre popolati dall’immagine agghiacciante di via Campo di Fossa, quella in cui si aprì quell’apocalisse di voragine che inghiottì di tutto, e la microzonazione, oggi, a cinque anni, quando abbiano già dimenticato da un pezzo i nostri morti, diventa solo un passaggio burocratico ed un monito alla Regione neanche troppo convinto. Le cavità sotterranee dovevano essere censite, non è più successo, l’Ordine nazionale dei geologi ammonì sulla necessità di vietare la ricostruzione nelle zone soggette ad amplificazione dell’intensità sismica, ma ne è passata di acqua sotto i ponti, all’indomani del sisma tutti a ragionare sui pilastri portanti che s’erano contorti, su strutture in cemento armato piroettate su se stesse come fossero state mobili ma poi è passato tutto. Tutto dimenticato. E all’inerzia della mano pubblica sulla sicurezza, supplisce la paura del privato, che continua a mettere in vendita la propria abitazione terremotata, seppur riparata, per comprarne una nuova di zecca. E intanto il mercato immobiliare schizza e le case chi sa come le rifacciamo e su quali terreni.

 

Alessandra Cococcetta




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