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QUATTRO ARRESTI
stampa pagina 17 giugno 2014
Arrestate quattro persone nell’ambito della tangentopoli della ricostruzione dei beni della Curia dell’Aquila.
Quattro arresti, di cui due (la funzionaria del Mibac Abruzzo Alessandra Mancinelli e l’imprenditore Nunzio Massimo Vinci) con misure cautelari in carcere, e le altre due (l’ex vicecommissario ai Beni Culturali ed alla ricostruzione Luciano Marchetti e l’imprenditore Patrizio Cricchi) agli arresti domiciliari. Oltre ad altri numerosissimi (12) indagati a vario titolo. Le ordinanze sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, nel mentre l’inchiesta è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dai sostituti Antonietta Picardi e David Mancini ed è stata svolta congiuntamente dal nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e dalla squadra Mobile della Questura dell’Aquila. Unanime il plauso dei politici nei confronti degli inquirenti, anche se “qualcuno” avrebbe dovuto fare una parola in meno.
Ed infatti oggi, nel corso della conferenza stampa del Procuratore Cardella, le signore dell’Ufficio stampa del Comune distribuivano volantini riportanti un recente intervento del sindaco contro il riconoscimento della Curia quale “soggetto attuatore“, nel mentre ieri, lui, il suo assessore Di Stefano e lo stesso Aielli facevano pressione (Di Stefano nei confronti del senatore Legnini ed Aielli che preparava un decreto per la modifica dell’OPCM) a che la cosa avesse successo.
E ci dispiace che il Procuratore Cardella abbia parlato di “ingenuità” da parte della Curia Arcivescovile, quando è noto a tutti dell’ingerenza dell’allora Arcivescovo Molinari, con lettera indirizzata a Marchetti, per far nominare imprese “raccomandate” di fiducia sia nei primi lavori di messa in sicurezza che nelle operazioni di recupero del patrimonio danneggiato dal sisma. Sarà sfuggito inoltre al signor Procuratore come anche l’Arcivescovo Petrocchi, con l’arcivescovo di Chieti, si siano adoperati in una riunione degli arcivescovi dell’Abruzzo, per forzare la mano a che ciò accadesse. Un’inchiesta giornalistica sull’intera operazione che questo giornale, lo dico con vanto e senza tema di smentita, ha portato avanti da diversi anni, sin dal 2009, quando la Curia presentò pubblicamente una pianificazione dei lavori di ricostruzione, senza neanche averne parlato con il Comune, padrone di casa.
E più recentemente con una lettera aperta a sua eminenza Papa Francesco, alla quale allegavamo la lettera (datata 30 aprile 2009) inviata a Marchetti dall’arcivescovo Giuseppe Molinari. (Di seguito la alleghiamo di nuovo).
Dire che l’Arcidiocesi in tutto questo non c’entra niente è quantomeno semplicistico, in quanto tutte le operazioni e gli affidamenti dei progetti e dei lavori, sono stati effettuati dalla Curia aquilana e dai suoi delegati straordinari. Che poi ci siano stati degli imprenditori, dei funzionari dello Stato e dei professionisti ad inserirsi al fine di beneficiarie di facili guadagni, corrompendo a destra ed a manca, è un’altra cosa e rientra nelle facili tangenti per corruzione e nell’ambito più generale della ricostruzione post sisma. La Curia ha messo in campo tutto il suo potere ed il suo peso, per fare gli affidamenti direttamente (senza appalti). Ha fatto una guerra senza esclusione di colpi contro il direttore Mibac Magani, sino a cercare di interferire su Palazzo Chigi perché lo sostituisse. Ha costituito l’elenco dei suoi progettisti (anche con un corso di formazione) e delle sue imprese. Fece una campagna dal suggestivo lancio “Va’ e ripara la mia casa” e per riparare “il proprio” patrimonio aveva già una sua struttura tecnica. Ingenui loro? È evidente il contrario.
Non esiste un “Sistema L’Aquila”? Questo è ancora tutto da vedere, anche perché, oltre che negli appalti, la corruzione e lo sperpero sono legati ad altre numerose situazioni. L’inchiesta, se effettivamente si vuole portare avanti, è appena agli inizi, e scoprirà degli “altarini” (è proprio il caso di dirlo) che sicuramente favoriranno un’inchiesta “più articolata”, nella quale sono di certo coinvolti personaggi ben più in alto di quelli odierni. Su Marchetti e sui suoi magheggi, si potrebbe scrivere un libro. Non è detto che non lo faremo.
Solo in chiusura è appena il caso di parlare di una seconda inchiesta che ha visto coinvolto l’imprenditore Graziano Rosone (agli arresti domiciliari) che con l’inchiesta degli appalti della Curia non ha nulla a che vedere, in quanto sarebbe coinvolto in una squallida vicenda di millantato credito, vantando l’amicizia con Maria Teresa Letta per il trasferimento di un dipendente delle Poste da Rimini a quelle di Avezzano. Anche se poi, guarda caso, Rosone è stato uno dei primi imprenditori che ha lavorato con la Curia aquilana. Ma questa è un’altra storia, della quale parleremo a parte.
Peppe Vespa
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