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L’AQUILA BATTA UN COLPO MA NON COL PUM
stampa pagina 18 febbraio 2015
Secondo i tecnici che lavorano al nuovo Piano regolatore, il Piano regionale dei Trasporti, prima di essere adottato dal Consiglio regionale deve superare osservazioni e confronto con gli enti locali, integrare le loro esigenze e decidere sulle infrastrutturazioni che dovranno migliorare i collegamenti. Adottato nel 2012 dalla Giunta Chiodi, sul Piano lavora dal 2003 un’Ati costituita dalla Proger spa, la Rpa srl e la Tps srl, le stesse imprese che a fine 2009, a seguito del sisma, per circa 64mila euro rimetteranno mano al Piano per “una rivisitazione strategica delle infrastrutture” e per risolvere le criticità determinate dalla mobilità nuova e complessa dovuta al post sisma. Ma il Comune dell’Aquila è del tutto impreparato ad affrontare la sfida che suggeriscono i tecnici del nuovo Prg, non avendo neanche uno strumento in mano che gli consenta di portare sui tavoli regionali uno studio sulla viabilità e sulle concrete necessità viarie che ha il capoluogo. Non ha né strumenti strategici, né una vaga idea di come sarà la città domani, una città vera da rivivere, quindi ben pianificata in modo stabile. Il Piano urbano della mobilità, il Pum, al quale lavorava la Tps di Perugia, quella stessa che inseriva nel Piano regionale le esigenze dei territori abruzzesi, non serve a niente, essendo circoscritto praticamente alle mura urbiche e all’immediata periferia urbana, ci chiediamo come abbia potuto quella società, che già lavorava al Pum nel 2007 e poi ancora nel 2012, per altri 45mila euro di parcella, non accorgersi nemmeno che L’Aquila, non aveva i 100mila abitanti previsti per avere co finanziamenti dallo Stato. Per raggiungerli con Accordi di Programma con i comuni limitrofi, avrebbe dovuto fare un Pum di più ampio respiro, lo dice la norma del 2001, 100mila abitanti almeno per puntare a risorse pubbliche per cofinanziare ciò che altrimenti sarebbe rimasto una scatola vuota. Lo hanno ignorato, regalandoci idee inutili e costose che nel post sisma non serviranno a nulla e con le quali non possiamo neanche andare a ragionare col governatore d’Alfonso, sulle nostre necessità infrastrutturali. Nel Piano regionale adottato nel 2012, su cui saranno comunque lunghi i tempi del confronto, non c’è una strategia infrastrutturale a servizio del capoluogo. Ed anzi il Piano in relazione alla ripresa economica abruzzese post sisma, punta al sistema interportuale regionale e alla sua messa in rete, alla direttrice est ovest, ammodernando la rete ferroviaria Roma Pescara, potenziando la rete dei porti, col porto di Ortona e l’interporto Val Pescara e l’aeroporto d’Abruzzo. Sono le priorità su cui concentrarsi, a leggere la delibera della Giunta Chiodi con cui nel 2012 adotta il Piano Regionale dei Trasporti. L’Aquila, dopo il sisma ha avuto una serie di rimodulazioni di fondi che gli spettavano, diversi filoni di finanziamento rivisti, dei quali tuttavia s’è perso il conto, anche con l’Anas, non avendo fonti trasparenti ed aggiornate a cui riferirsi, dovrà ora confrontarsi con la Regione, giocarsi qualche carta su trasporti e infrastrutture, senza sapere di cosa andrà a parlare.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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