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SUBAPPALTATORI APPESI, VOGLIONO CHE CAMBI LA NORMA SUI SAL
stampa pagina 19 febbraio 2015
Un gruppo di subappaltatori della ricostruzione, per lo più piccoli artigiani, protestava pacificamente nel pomeriggio di oggi a Villa Gioia, mentre nell’Aula si tenevano i lavori del Consiglio comunale. Artigiani che aspettano di essere pagati da mesi dalle imprese, alcune delle quali avrebbero autocertificato di aver ottemperato a tali obblighi, ma in realtà non è così. E il risvolto è che non li sta tutelando nessuno, rischiano il fallimento, qualcuno di loro ha già chiuso per questo, mentre aspettano pagamenti fino a 70 o 80mila euro. Somme importanti che potrebbero farli chiudere. Temono di fallire, rischiano di loro, col loro patrimonio e vorrebbero che la legge prevedesse più tutele, visto che i grandi gruppi edili sono venuti all’Aquila per riprendersi da debiti ingenti con la ricostruzione, hanno poi portato i libri in tribunale indisturbati, e a quel punto ai piccoli artigiani non è rimasto che mettersi in coda, con le fatture in mano. In un concordato, ci racconta uno di loro, ha preso il 14% di quanto gli spettasse, una brutta storia che il consigliere Raffaele Daniele ed altri firmatari hanno portato come mozione in Consiglio, con cui propongono di cambiare la norma così da sostituire l’autocertificazione delle imprese, con cui appunto devono dichiarare di aver pagato idraulici, imbianchini, elettricisti ed impiantisti, con l’obbligo di portare le fatture quietanzate, altrimenti gli stati avanzamento lavori non potranno essere liquidati. Chi sa come andrà a finire, l’assurdo è che le piccole imprese locali rischiano di rimetterci l’osso del collo e nessuno pare tutelarle contro i gruppi che nel libero mercato della ricostruzione in Abruzzo, hanno fatto come volevano, peraltro le grandi società, le spa, col fallimento non rischiano di loro. Nel frattempo il processo della ricostruzione privata è sempre più ingarbugliato, hanno pubblicato un secondo report con le pratiche approvate nella parte seconda del progetto, che andranno in un elenco al Comune, in attesa del via libera per poter aprire i cantieri, siamo ancora nell’ordine della decina, rispetto alle migliaia di pratiche ancora da istruire. Roba che sicuro aiuterà i progettisti con 100, 150 incarichi dirottati poi in Polonia, Romania ed Albania per le integrazioni, che poi arrivano ai ragazzi dell’Usra, qualcuno dei quali ci racconta come stanno andando veramente le cose. A rilento, ma le lobby degli Ordini non le tocca nessuno, neanche Cialente, pronto a strigliare chiunque, ma non gli Ordini. Chi sa se il Sindaco sa che per il riallaccio del gas, e per rientrare a casa servono almeno tre mesi e qualcuno che si raccomandi perché facciano il prima possibile. Un ingranaggio e quasi alla paralisi ormai, mentre sono sei anni che paghiamo l’assistenza alla popolazione.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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