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RITARDI SULLE PRATICHE, TAR: “L’USRA E’ INADEMPIENTE SULLE PRIORITA’”
stampa pagina 28 settembre 2015
Una recentissima sentenza del Tar, che condanna l’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila al pagamento delle spese, per i ritardi nell’istruire le pratiche della ricostruzione da chiudere massimo entro 180 giorni, definisce ulteriormente il principio per cui il cittadino, ha il diritto di sapere con certezza, quando sarà vista la pratica per la ricostruzione della propria casa. Per i giudici non è sufficiente replicare da parte dell’Usra, che le priorità le ha già stabilite il Comune nel 2013, quelle priorità, senza sapere quando saranno viste con certezza cronologica, restano lettera morta. Secondo l’ultima sentenza pubblicata il 24 settembre scorso, spetterebbe all’Usra, uno “specifico adempimento” per “un nuovo criterio di decorrenza del termine per la chiusura del procedimento”. Da quel momento, 180 giorni comunque. Nei primi ricorsi contro i ritardi nel concedere i contributi anche il Comune soccombeva, successivamente con la responsabilità primaria degli Uffici speciali, i tribunali amministrativi hanno stralciato la posizione dell’amministrazione, che non ha più potere sulle pratiche, per addossare agli Uffici speciali la piena responsabilità dei ritardi. Né li ha salvati la norma successiva, nel 2014, in cui si è stabilito che i 180 giorni al massimo per definire la pratica, decorrono dalla presa in carico della pratica stessa, perché parecchi protocolli contestati sono precedenti e la norma non è retroattiva, mentre per quelli successivi è appunto il Tar, e il Consiglio di Stato non ha riformato le varie sentenze emesse, a registrare che a tutt’oggi manca “la diffusione pubblicitaria dei criteri di priorità nella trattazione delle pratiche pendenti, che allo stato non risultano ancora formalizzati o resi noti”. Intanto Raniero Fabrizi ha firmato la prima determina con cui liquida le primissime spese processuali riferite ad una sentenza, pagherà con le somme previste per le passività che restano su una vecchia contabilità speciale, sottraendole di fatto alla ricostruzione e sprecandole perché non si intende ancora dare certezza al cittadino sulla propria pratica. Una certezza che la legge impone, fin dal processo di riforma della Pubblica amministrazione iniziato negli anni novanta, e che gli Uffici speciali ignorano bellamente mentre l’amministrazione, che non è più chiamata a rispondere di tali ritardi, non ha alcun interesse a sollecitare una tempistica certa da parte dell’Usra. Il cittadino dovrebbe comunque sapere che il banco potrebbe saltare davvero, se tutti facessero ricorso al Tar per i loro diritti, almeno costringerebbero lo Stato, che non ha fondi, a dare se non altro la certezza sui tempi. Per le spesi legali che fioccheranno, resta la Corte dei Conti che dovrà valutare l’entità del danno erariale.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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