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AMBIENTE URBANO, PERDEREMO ANCHE L’EDILIZIA MINORE: A CHI LO DICI?
stampa pagina 29 settembre 2015
L’Aquila non sarà più come prima, ma nessuno controlla che resti intatto l’ambiente urbano preesistente, il substrato medievale fatto di edilizia minore, che rischia di scomparire per una serie di ragioni, come mi ha spiegato un amico esperto d’arte, di storia e d’architetture. Le Sovrintendenze controllano che i palazzi vincolati siano recuperati nel rispetto delle regole, li vediamo rinascere con intonaci e malte di certo consoni alle fatture sette o ottocentesche, ma quegli intonaci spuntano come funghi ovunque, anche su edifici precedenti di altre epoche e magari non vincolati che tuttavia rientrano nel concetto che la Carta di Venezia del 1964, tentò di salvaguardare nella ricostruzione post bellica. E cioè non più e non solo il restauro del monumento in senso stretto ed isolato, ma l’ambiente urbano o paesistico che testimoni la cultura e la storia di una certa comunità, visto che bombardamenti e dittature, avevano distrutto i patrimoni artistici ed architettonici d’Europa. Non si tratta quindi di edifici per forza importanti o tutelati dal Mibact ma di tutto un tessuto edilizio, perfino poco pregiato, ma caratterizzante, con le pietre a vista e cantoni in pietra la storia e la vita di una città che vive dal trecento. Se ne rende conto qualcuno? Se ne rendono conto gli esperti ed i più sensibili che a questo punto temono una perdita d’identità oltre che di patrimonio. Di esempi ce ne sono e li faremo nei prossimi giorni con l’ausilio e l’esperienza di quest’amico, e non si può, anche per questo, non pensare alle scelte che fece l’allora vice commissario ai beni culturali, Luciano Marchetti su L’Aquila ed il cratere sismico subito dopo il sei aprile 2009. Scelse di puntellare tutto e ovunque, per non perdere la pianta storica della città e dei borghi, ci spiegò in un’intervista, così da ricostruire, nei decenni che sarebbero seguiti, e la storia gli sta dando ragione, sul canovaccio antico di un centro medievale, senza turbare l’equilibrio e l’armonia di quell’edilizia minore, che pure ha contribuito a creare l’ambiente tradizionale aquilano, nei vicoli, nelle strade e nelle piazze. Quello che sta facendo l’amministrazione civica, con l’assessore Pietro Di Stefano, non è nulla di più che un’operazione fatta con l’accetta, spingendo pratiche, numeri, demolizioni e convenienze economiche senza ragionare sul risultato finale, che ci farà dimenticare la nostra storia. Perché andando avanti a cavolo come stiamo facendo, sarà un orribile accozzaglia di stili ed epoche rimesse terribilmente a nuovo con la necessità di intonaci più o meno sull’avana, i colori del medioevo, senza riuscire più a distinguere quelle abitazioni piccole e modeste, fatte in pietra, se ne vedono di scure, e la stessa edilizia trecentesca tutelata che non conosceva affatto gli intonaci, inventati nel settecento.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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