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Sistema L’Aquila

I PUNTELLAMENTI SONO STATI SPARTITI A MONTE


stampa pagina 3 novembre 2015

Cialente Di Gregorio e Tancredi

Alla luce di quanto va man mano emergendo dalle inchieste in corso, viene fuori un quadro sempre più fosco che scopre il “Sistema L’Aquila” e tutto quello che ruota intorno, dagli appalti milionari alla spartizione già calcolata tra le singole imprese, ai politici che spingevano a favore dei propri clienti.
Ci accorgiamo ora che per sei lunghissimi anni, ci è stata somministrata una versione travisata della ricostruzione; a partire dai puntellamenti e dalla rimozione delle macerie, sino ad arrivare agli appalti milionari, alla corsa per accaparrarsi incarichi sulle progettazioni per la ricostruzione dei fabbricati di civile abitazione, agli interventi sulle opere pubbliche, sugli immobili vincolati e sulle chiese. Tutte attività nelle quali “la politica” ha mestato nel torbido, favorendo gli amici degli amici ed i compari di merende. Mazzette…tante, anche se poi sono stati trovati solo pochi spiccioli.
Gli inquirenti hanno gettato in pasto all’opinione pubblica “i cattivi”, identificandoli, forse con troppa leggerezza, nella dirigenza e nei tecnici comunali. Lasciando fuori politica, imprese ed ordini professionali.
È la solita storia, i politici fanno gli imbrogli ed i tecnici (anche se spesso asserviti al potere) ne pagano le conseguenze. E così viene fuori “il mostro dei puntellamenti”, colui che ha distribuito a destra ed a manca lavori milionari, ipotizzando chi sa quali dazioni. Ecco a voi il superuomo del sisma, che ha deciso tutto da solo in particolar modo sulle messe in sicurezza. Il fichissimo ing. Mario Di Gregorio. Il super Zorro che ha risolto con prontezza ed efficienza l’emergenza del 6 aprile, dalla collocazione delle vittime alle tendopoli e che avrebbe concentrato nelle proprie mani, il potere discrezionale di firmare gli affidamenti dei puntellamenti.
Solo ora dai tanti incroci ed intercettazioni e da alcune testimonianze sulle inchieste in corso, si viene a sapere che tutte le decisioni erano state invece prese a monte dal vicecommissario e Prefetto Franco Gabrielli, unitamente ai vicecommissari Bernardo De Bernardinis e Luciano Marchetti, dal commissario alla messa in sicurezza, verifica agibilità e demolizione edifici pubblici e privati Sergio Basti, dai presidenti di Ance, Apindustria, Confartigianato e Confesercenti e, per il Comune, dall’ingegner Mario Di Gregorio, tanto per Cialente Tancredi non c’è mai stato, ed invece firma verbali, dove decide per conto del Comune, fin da maggio 2009.
Quindi il verbale d’intesa che prevedeva la presenza di ditte di seria competenza alle quali demandare la realizzazione delle opere provvisionali (puntellamenti) e che l’affidamento dei lavori “vista l’estrema urgenza” sarebbe avvenuto per chiamata diretta……per eseguire opere senza progetto e senza computo metrico. È noto a tutti che l’ing. Di Gregorio non era affatto d’accordo, ma alla fine: “ubi maior, minor cessat”, lui voleva le gare, ma quel principio non passò, le liste le avrebbe passate l’Ance e a seguire gli altri Ordini.
Ed è in questi giorni frenetici, maggio 2009, che il sindaco Massimo Cialente affida al suo uomo di fiducia Pierluigi Tancredi, ogni presenza politica nelle decisioni che contano, e da quel momento Tancredi “prende in mano le mazze” e comincia a coordinare la spartizione dei pani e dei pesci, pescando nei vari elenchi all’uopo predisposti dalle associazioni di categoria, Ance in testa.
Non a caso Tancredi è accusato di corruzione ed estorsione. “All’epoca dei puntellamenti aquilani ci fu un pactum sceleris tra imprenditori e quello che all’epoca era un rappresentante politico che attualmente, chiede il pagamento per il suo silenzio”. Lo ha detto il pm Picardi.
Le decisioni a monte furono prese dai “capi” responsabili, rappresentanti dello Stato, se è vero com’è vero, che Tancredi era il responsabile politico (fiduciario del sindaco) ed era a lui che rispondeva, gli elenchi delle imprese furono fatti dalle rappresentanze di categoria e solo nell’ambito di quelli, le imprese andavano pescate. La torta fu spartita entro l’agosto del 2009, ed è a monte, che aspettano che le cose vadano come devono andare. Ed allora perché tutto quel fango addosso all’ex dirigente Di Gregorio?
Ci voleva un colpevole, inesperto di ricostruzione post sisma, sul quale scaricare la bufera prevista dai vecchi volponi di terremoti passati, salvando così le mani in pasta della politica? “Cialente – dice Riga - ama scaricare le proprie responsabilità sugli altri avendo solo la capacità di rendersi protagonista per i meriti, lasciando invece a colleghi, dirigenti o altri, i demeriti”. Di quali responsabilità parla Riga? Purtroppo quando in ogni inchiesta ci si avvicina a Cialente, la magistratura aquilana si “irrigidisce”. Fino a quando questo sarà possibile? “Ci sarà pure un giudice a Berlino”…da un’opera teatrale, di Bertold Brecht.

 

Peppe Vespa




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