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E ADESSO L'UNIVERSITA' SPONSORIZZA GLI AMBULATORI MEDICI PRIVATI
stampa pagina 6 novembre 2015
Ormai l'Università aquilana si è avviata su un crinale di decadenza da cui è difficile tornare indietro. Il 21 ottobre scorso il poliambulatorio medico-chirurgico "Fare Salute", una struttura privata in zona San Francesco a L'Aquila che ospita le attività private di alcuni specialisti, ha organizzato nel pomeriggio, con il patrocinio del comune dell'Aquila, una conferenza pubblica su "Salute psicofisica. Aspetti di prevenzione e di terapia". A parte il tiolo ambiziosissimo per una sola conferenza, la locandina dell'evento promuoveva una settimana di visite gratuite presso il poliambulatorio. Fin qui niente da dire: un privato può organizzare le proprie attività promozionali come meglio crede.
Quello che non si riesca a capire però è la sponsorizzazione dell'evento da parte dell'Università. Sulla locandina campeggia in bella mostra lo stemma dell'Ateneo, insieme allo stemma del Dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Vita e dell'Ambiente, il famoso dipartimento MESVA diretto dalla professoressa Maria Grazia Cifone.
Un grandissimo colpo d'immagine per il poliambulatorio medico privato, sponsorizzato addirittura dalla massima istituzione accademica. Uno spot coi controfiocchi, che ha autorizzato gli utenti a pensare che il "Fare Salute" sia una specie di ambulatorio universitario con le massime professionalità cliniche. Peccato che "Fare salute" sia invece un rispettabilissimo ambulatorio privato, che fa attività in teoria concorrenziali con le attività cliniche dell'università o della ASL, istituzioni pubbliche.
Ma allora? L'università perché sponsorizza questo ambulatorio sì e cento altri no? Qualcuno ci guadagna? C'è qualche professore universitario che visita al "Fare salute"? Forse che si forse che no: andando sul sito web www.faresalutelaquila.it la sezione "i nostri medici" è attualmente in allestimento: cosa stranissima, che ci sarà mai da allestire per fare un elenco nome cognome specialità?
E alla fine la cosa più importante: l'università ha autorizzato l'utilizzo del suo logo? Per usare il logo da parte di un privato esterno occorre per regolamento che sia autorizzato addirittura dal Senato Accademico. Questa autorizzazione è stata data? Comunque la vuoi mettere, son sempre guai: se è stata autorizzata, uno si chiede perché e a vantaggio di chi (non certo dell'Istituzione pubblica). Se non è stata autorizzata, qualcuno ha commesso un abuso o un reato perché a questo punto si tratta di un privato che ha millantato. O in alternativa la direttrice del dipartimento MESVA si è presa la libertà di regalare lei l'uso del logo dell'università per una conferenza privata, ma questo non lo poteva fare e se lo ha fatto ha commesso un abuso.
Qualcuno in Ateneo ricorda che l'ex rettore di Orio aveva una specie di mania nel controllare l'uso del logo. Era talmente preso dalla questione che una volta fece denunciare senza motivo un professore, il prof. Tiberti, perché aveva apposto il logo su una monografia di ricerca per la quale l'università aveva addirittura acquisito risorse con una convenzione regolarmente approvata.
Qui invece siamo in presenza di un vero e proprio regalo a un imprenditore privato, altro che convenzione.
Ma tant'è. Qualcuno all'università fa i suoi affarucci. E nel frattempo rettrice e direttore generale sono in altre faccende affaccendati. Noi intanto pubblichiamo: qualcuno in CdA se ne accorgerà? E la Guardia di Finanza? Staremo a vedere.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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