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IL PRESIDENTE MATTARELLA ALL’AQUILA TRA COPERTURE GIUDIZIARIE E REATI ALL’UNIVERSITA’
stampa pagina 10 novembre 2015
Il 16 novembre prossimo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sarà all’Aquila per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università e per presenziare all’inaugurazione del ricostruito Palazzo del Tribunale appena riaperto, ma ancora in fase di ultimazione.
Il Capo dello Stato è stato chiamato dal direttore di questa testata a fare chiarezza negli ambienti della Procura della Repubblica ove spesso i Procuratori vanno in soccorso della politica e della classe affaristica foraggiata dai fondi del post terremoto, “addormentando ed avocando” inchieste aperte sul sindaco Cialente, su funzionari e dirigenti pubblici, su membri della giunta comunale su imprenditori e papaveri delle locali Istituzioni. In primis, l’ex rettore dell’Università dell’Aquila (attualmente ancora potentissimo docente e Presidente della Fondazione dell’Ateneo) Ferdinando Di Orio che ancora ha voce in capitolo nelle decisioni che contano.
È notorio che il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, sia sotto inchiesta per varie vicende ma i provvedimenti in Procura hanno subito una fase di stasi. In attesa di archiviazione? Come è stata archiviata un’inchiesta sull’illegittima procedura di affidamento dell’appalto (si fa per dire), per la rimozione delle macerie, a trattativa privata senza gara, ad una ditta che non aveva assolutamente i requisiti, “insabbiando” l’inchiesta che per gravità dei fatti e dei reati commessi avrebbe portato all’emissione di misure cautelari nei confronti del sindaco, dell’assessore al ramo e del dirigente competente. Un affaire di circa 100milioni di euro che puzzava di imbroglio lontano un miglio, ma stranamente solo la Procura aquilana non ne intese l’olezzo.
A bloccare ogni inchiesta su fatti e misfatti dell’ex rettore dell’Ateneo aquilano Ferdinando Di Orio e a stoppare ogni inchiesta, anche giornalistica, sul suo conto è corsa in aiuto, spesso, la Procura aquilana.
Nonostante “la copertura” della casta dei magistrati aquilani, il (per niente magnifico) ex rettore Di Orio, è sotto processo a Roma con l’accusa di concussione ed estorsione nei confronti di altro docente dell’Università aquilana, è imputato presso il Tribunale dell’Aquila con l’accusa di abuso d’ufficio per la scandalosa vicenda di “affittopoli”, per aver firmato un contratto di locazione che riconosceva al proprietario dell’immobile una somma quasi doppia a quella stabilita dall’UTE, a trattativa privata nelle segrete stanze, senza gara e senza comparazione dei prezzi. Altro processo è in corso, nei confronti di Di Orio al Tribunale di Rieti, per il reato di abuso d’ufficio, per una convenzione “taroccata” tra l’Università dell’Aquila ed il Comune di Antrodoco, sottoscritta con falsi presupposti. È appena il caso di ricordare che al Di Orio, il sindaco di Antrodoco cedette un terreno, reso edificabile, per una somma ridicola.
Ad aggravare la posizione del Di Orio c’è un’inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila per cui, secondo un’informativa della Guardia di Finanza, allo stesso corrisponderebbero diversi conti bancari che si gonfiano a dismisura, con versamenti e somme ingiustificabili, con ingenti somme spesso in contanti, con giro conto e bonifici, acquisto e vendita di titoli milionari. Ed inoltre, il possesso di numerosi immobili di prestigio tra cui una villa all’Aquila, una mega villa sull’Argentario, oltre ad un attico e superattico acquistato recentemente a Roma. Tutte somme di denaro, azioni ed immobili, ingiustificati ed ingiustificabili che hanno attirato, appunto, l’attenzione della GdF e della Procura, da cui l’inchiesta di evasione fiscale nei confronti dell’ex (per niente magnifico) rettore Ferdinando Di Orio.
Ed allora, il nostro Presidente della Repubblica forse avrebbe fatto bene a rifiutare l’invito all’Aquila, in attesa di “tempi migliori” e magari, dopo aver disposto, come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, un’indagine (inchiesta?) atta ad accertare eventuali “coperture” nei confronti di appartenenti alla casta dei potentati aquilani.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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