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SAN MASSIMO SCOPERCHIATA FA IL PAIO COL BUIO DI PALAZZO MARGHERITA
stampa pagina 21 dicembre 2015
La cattedrale di San Massimo, la chiesa di Santa Maria Paganica e la chiesa di San Marco sono scoperchiate da quasi sette anni. All’indomani del sisma, la Protezione civile puntò con il vice commissario Marchetti alla messa in sicurezza di circa cento chiese, per le funzioni natalizie nell’ambito di Una chiesa per Natale, tra queste laBasilica di Collemaggio che a mezzanotte del 24 dicembre 2009 vide la partecipazione delle più alte cariche dello Stato e della Chiesa, insieme nel luogo simbolo dell’Aquila. Da allora qualcosa si è mosso, qualche chiesa importante è tornata a vivere, come la Basilica di San Bernardino la cui storia tanto affascinante quanto complessa, la annovera tra le proprietà del Fec, Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno, che l’ha data in comodato d’uso all’Ordine dei frati minori e che l’ha riqualificata con il Provveditorato ai lavori pubblici con risorse dello Stato. Altre chiese hanno aperto i cantieri e finito i lavori, perché favorite da donazioni di amministrazioni comunali, fondazioni o Stati esteri, altre ancora sono ancora esposte al clima delle diverse stagioni di quasi sette anni nell’indifferenza generale. Se ne parla periodicamente poi non se ne parla più. La cattedrale di San Massimo, di cui monsignor Petrocchi ha lamentato con l’apertura del Giubileo l’inagibilità della Porta Santa, è l’esempio vergognoso di come stiano andando le cose. Anche San Marco come pure Santa Maria Paganica, coperta temporaneamente sotto la guida di Marchetti ma ad oggi praticamente di nuovo a cielo aperto, ma di certo San Massimo, la cattedrale della città, con il buio di Palazzo Margherita, palazzo di città che ha in cassa quasi 6milioni di euro delle Bcc dal 2009 senza riuscire a riaprire alla gente, rappresentano quelle ferite profonde che non ha generato tanto il terremoto, quanto l’assenza di una comunità che non sente chiara e forte la necessità di ritrovarsi in centro, nei punti di riferimento veri, civici e religiosi. All’inizio furono inserite negli aggregati, ma la Curia non può essere trattata come un privato qualunque se non negli alloggi dei parroci, e così se ne dovrà occupare il Mibac di gare, appalti e lavori ma i fondi non ci sono. Dopo il primo cronoprogramma dell’allora direttore Magani, che stabiliva lavori fino al 2021 solo le briciole. L’ultima delibera Cipe, di agosto, in Gazzetta ufficiale a novembre, darà qualcosa all’Aquila, più che altro qualche frazione ed un secondo lotto della chiesa di Santa Giusta e al cratere, ma è tutto molto lento, mentre forti voci pubbliche a chiedere di più, non si alzano da troppo tempo ormai. I Sindaci parlano solo di case, pochissimo di ricostruzione pubblica, praticamente per niente di tanti beni culturali, come le chiese appunto, mentre una linea finanziaria fissa per questo non è mai stata chiesta. Si continua a decidere di volta in volta sperando nel Cipe.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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