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IL CASO VIA SALLUSTIO DEL CNR, OCCASIONE MANCATA PER L’AQUILA
stampa pagina 15 gennaio 2016
Abbiamo scritto che il Cnr-Itc, lo studio sugli edifici incongrui nel cuore antico aquilano lo ha portato a termine. Ne ha illustrato i risultati anche nel XVI Convegno Anidis dello scorso settembre proprio nel capoluogo, ne ho letto qualche stralcio e quanto ne esce è assolutamente drammatico, perché l’assessore Pietro Di Stefano non ha voluto tenerne conto: non capisco a quale titolo, con quali competenze e come abbia potuto decidere, senza farne un dibattito aperto, a nome di tutti. Quello studio sugli edifici incongrui parte dal principio di recuperare l’antico unicum urbano dell’Aquila, cercando di eliminare quegli edifici in cemento armato multipiano fatti in particolar modo su via Sallustio e recuperando all’antico splendore anche palazzi antichi e gentilizi spesso abbrutiti negli anni, da superfetazioni e speculazioni di vario genere. Avremmo potuto restituire al centro una certa coerenza con la sua storia. L’Aquila ha subito diversi terremoti e la cementificazione dell’ultimo sessantennio, quando hanno “sfruttato i tanti vuoti urbani e antichi orti riempiendoli di edifici in cemento armato completamente decontestualizzati dal tessuto urbano storicizzato”, leggo dagli atti del convengo Anidis. Stesse storture nel pubblico come nel privato. E’ ovvio che affidare a tecnici esperti ed urbanisti, come ha fatto l’Usra nel 2014 con il Cnr –Itc, uno studio che trovasse queste brutture per eliminarle, voleva essere un passaggio chiave, nel processo di riqualificazione vera che molti aquilani avrebbero voluto. Con quale diritto, competenza e autorità in materia, Di Stefano e Cialente glielo stanno negando? Sintetizzando per ora, vorremmo capire come mai, Di Stefano e Cialente, che hanno consentito l’abbattimento di un palazzetto antico a San Pietro su cui indagherebbe la Procura, non hanno voluto eliminare “palazzine multipiano” che hanno riempito i vuoti urbani della città “contrastando fortemente col preesistente”. Quale ragionamento da scienziati hanno fatto, questi signori? Non manca l’occasione perduta di via Sallustio, che credo Di Stefano porterà sulla sua coscienza per sempre, che il Piano Tian del 1917, il vecchio Piano regolatore, voleva, nella gran parte degli spazi “occupati” da palazzine “incongrue”, come aree assolutamente verdi. I tecnici del Cnr, incaricati dall’Usra e con il benestare di Pietro Di Stefano, per questa zona scrivono “dell’occasione di una riqualificazione urbana. Sull’area di via Sallustio, si potrebbe veramente provare a fare ragionamenti sulla qualità architettonica a scala di quartiere”. Vorremmo capire con quale scienza, Di Stefano, che ha avuto questi atti, li ha tenuti nel suo cassetto personale senza aprire una discussione pubblica.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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