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ALLOGGI POPOLARI DEMOLITI E RICOSTRUITI IN FITTO A STUDI PROFESSIONALI
stampa pagina 18 gennaio 2016
Tempo fa chiedemmo ufficialmente al dirigente Vittorio Fabrizi, di conoscere il dato sulle abitazioni equivalenti ottenute nella ricostruzione post sisma, ci rispose con una lettera, penosissima, con la quale ci informò che non sarebbe stato possibile, in quanto la richiesta non sembrava nascere da un interesse generale, ma dalla volontà “di controllare l’attività dell’ente”. Venne poi fuori che in quell’elenco c’era anche la cognata del sindaco Cialente, sul cui caso credo sia stata aperta un’inchiesta, parliamo infatti di soldi pubblici il cui utilizzo, Massimo Cialente, non vuole sia di pubblico dominio. Ha anche impedito ai dipendenti di parlare con i giornalisti negli orari di lavoro pena sanzioni disciplinari e chi sa, se ne avessimo elogiato l’operato, se sarebbe stato altrettanto rigido. Sono lontani i tempi delle promesse elettorali quando assicurò trasparenza e partecipazione, a proposito, i promotori del referendum sul Gran Sasso hanno scritto al Prefetto Alecci perché accerti la violazione dei propri diritti nella misura in cui non riescono a portare avanti il loro referendum consultivo perché nel Regolamento, su cui l’assessore competente Fabio Pelini costruì la scorsa campagna elettorale, ci sono degli errori formali che non lo consentono. Addirittura il suo consigliere Enrico Perilli non vuole proprio che si tenga, perché sul Gran Sasso la gente non sarebbe sufficientemente preparata. Pare che la Giunta abbia messo mano alla questione per non tagliarsi completamente la faccia, anche se la competenza sarebbe di fatto consiliare, ma ne fanno a meno come hanno fatto a meno di portare in Aula l’atto con cui il Cnr ha individuato nel 2014 gli edifici incongrui del centro storico. Non se ne doveva parlare. Lanciamo a questo punto un nuovo quesito ad un Sindaco tanto blindato quando non vuole che si sappiano cose “sue”, quanto scaciato e sciatto quando si parla di ordinaria amministrazione e di ricostruzione. Continuano a guardare inermi i cartelli con cui i proprietari affittano o vendono l’alloggio appena recuperato e lo Stato gliel’ha riparato solo perché ci vivevano: come fanno allora a darlo in fitto? Come mai accade anche in alloggi popolari, che al posto dell’abitazione nuova di zecca i locali si danno in fitto a studi professionali? Dove vive questa gente, sa, Cialente, se la casa di cui non hanno bisogno è la quarta o la quinta? E quante tasse ci pagano su, sempre che abbia il quadro della situazione? Ovviamente non ha, il quadro della situazione, ed è capace di fare cassa solo con le multe o strisce blu nel centro cantiere aperto, più che altro vessazioni su cui potrebbe ragionare anche un bambino.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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