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DOPO BARCA E LA DE MICHELI, D’ALFONSO...IL PD C’E’ SEMPRE, LA CITTA’ MAI
stampa pagina 12 aprile 2016
Il Consiglio comunale dell’Aquila serve talmente a poco che farebbero bene a scioglierlo. Non riuscì a dare il proprio contributo alla Legge Barca, nel 2012, il ministro in persona in un’afosa seduta nella sede della Provincia, disse che non c’era più tempo. Ed anzi quel poco che erano riusciti a strappare a Roma, avremmo fatto bene a prenderlo subito prima che ci ripensassero. Era il primo snodo strategico per la ripresa, visto che sancì la fine dei commissariamenti ed introdusse gli Uffici speciali per la ricostruzione che nessuno oggi sa dire, se siano davvero serviti a snellire i percorsi burocratici. Non credo. Quella legge fu scritta escludendo la città, ma non l’apparato del Pd che conta e la governa. La seconda volta con la sottosegretaria Paola De Micheli. Passò in Aula velocissimamente, i consiglieri avevano preparato le loro proposte al disegno di legge da depositare per la ricostruzione, anche in quel caso a cose fatte, dopo ampie consultazioni di imprese e parti sociali, e loro invece, sempre sul filo del rasoio, avrebbero voluto contribuire a rendere più trasparente il processo, più rigido l’impianto normativo in termini di legalità, in modo da coprire le lacune della normativa precedente, ma restarono fuori la porta. La De Micheli scappò letteralmente con grande rabbia dell’Aula e la condiscendenza dei seguaci locali del Pd che rigirarono la frittata, per cui quei nervosismi verso la De Micheli li avrebbero pagati, gli eletti non avrebbero avuto più l’opportunità di interagire con un rappresentante del Governo. Fosse stato il Governo Berlusconi, avremmo ascoltato ben altra musica, suonata da chi evidentemente non fa dell’onestà intellettuale e della coerenza valori fondanti della propria personalità politica. Quel disegno resta tutt’oggi impantanato e non sappiamo che fine abbia fatto la proposta popolare di qualche anno prima, anche quella praticamente oscurata. Quindi la seduta di ieri per il masterplan per il sud. Tutto già deciso con Cialente da mesi, senza che Cialente sentisse l’Aula, per cui il presidente D’Alfonso ha partecipato ai lavori per dire non sarei neanche venuto, se non dopo la firma a Roma. Mica esistete solo voi, esiste una provincia, c’era perfino De Crescentiis ieri, fareste meglio a pensarvi come capoluogo di provincia piuttosto che di Regione. E giù con le mazzate in faccia agli eletti. I quali anche fosse avessero avuto in tasca delle proposte, là, faranno la muffa. Interventi strategici, per un sindaco che non ha ancora un’idea di città, che ha perso il treno della riqualificazione del centro storico, che parla di sostegno all’Università, su cui anche D’Alfonso sarebbe d’accordo, senza curare i servizi per giovani e studenti, che parla di Collemaggio senza un’idea strategica intorno. Uno che parla, ecco. E mentre lui parla e cura le sue cose, come la Asl ad esempio, gli aquilani passano per boriosi paesanotti ai quali rifilare ogni tanto un pacco. Ieri l’ultimo, quello per cui L’Aquila avrà dal masterplan tantissimo ma non se ne rende conto, sarà colpa dei gargarismi a cui di forza, sarebbe stata votata.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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