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REFERENDUM GRAN SASSO, IL PD E PERILLI HANNO DETTO NO


stampa pagina 13 aprile 2016

Gran Sasso

A quasi un anno dalla richiesta, il Comitato referendario per una consultazione della città sullo sviluppo del Gran Sasso, è stato ascoltato in seconda commissione. Non si capisce qual è il problema della politica, perché invece di facilitare la strada ai promotori, sarebbe un passaggio di democrazia diretta dalla valenza eccezionale, e sentire la gente, si preferisce porre degli ostacoli. La strada è quella della raccolta di 5mila firme, oppure che i 3/5 del Consiglio dica sì, bene il Pd ha già detto di no e pure Perilli. Non avendo pensato neanche un modello di sviluppo turistico in questi anni, ma solo la sopravvivenza del Centro turistico del Gran Sasso, la partecipata pubblica del Comune, oggi bloccano qualsiasi iniziativa. I promotori, presenti Luigi Faccia e Fausto Tatone, propongono di rimodulare i confini dell’area protetta del Parco Gran Sasso Monti della Laga, Sic, e della Zona di Protezione speciale, ricadenti nel territorio comunale, già antropizzati, dove insistono attività turistiche, altrimenti il Piano del Parco, che potrebbe essere approvato ad inizio 2017, “ma dovrà superare la Vas di tre Regioni - ha spiegato Faccia - comunque non supererà le rigide direttive europee sui vincoli già in vigore, per cui si potrà solo sostituire l’esistente mentre le Zone speciale di conservazione, saranno il punto di non ritorno per lo sviluppo economico”. Turismo e sviluppo rurale, questi sono gli input che la politica vorrebbe ignorare, per fare dei tavoli, inquadrati bene da Properzi, con tutti gli attori aventi pari dignità, per un modello sociale di sviluppo che secondo noi per ora non arriverà. Secondo lui i Sic non hanno alcuna scientificità “furono posti 30 anni fa da associazioni private come il Cai e la Società Botanica Italiana” mentre Fausto Tatone ha spiegato che ben sette Parchi nazionali italiani su 21, hanno rivisto i loro confini protetti, e non credo siano meno attenti di noi all’ambiente. Peraltro se li rivedessimo su Campo Imperatore andremmo perfino ad ampliarli “i confini attuali sono stati tracciati col pc sulla direttiva Carta Natura 2007, ogni due anni andrebbero rivisti, la Regione Abruzzo lo ha fatto solo nel 2003 - ha spiegato Tatone - bisognerebbe tracciare fiumi e percorsi verdi per dire questo è dentro e questo è fuori” e se aumentassero in ettari come nel nostro caso, non servirebbe neanche l’autorizzazione Ue. Ha poi portato cinque casi in cui con l’avvento dei Sic sono state vietate l’arrampicata sportiva (nel Pollino e a Vicenza) “da noi tutto il Gran Sasso è dentro i Sic, un giorno fermeremo tutti gli alpinisti” e poi Livigno, dove hanno sospeso i lavori per la Funivia, Pescasseroli dove neanche una vecchia pista è stata ripristinata, quindi Terni, “il cui Consiglio comunale ha preso l’iniziativa di rivedere i vincoli Sic, altrimenti la cascata delle Marmore avrebbe perso il suo appeal turistico e lì non avrebbe potuto sostare neanche più un camper per i panini”. C’è poi un particolare, la gran parte degli impianti è fuori Sic ovunque, a Roccaraso, Pescocostanzo, Campo di Giove, Passo Lanciano e Majelletta, Campo Felice e Monte Magnola come nelle Dolomiti. Da noi, Monte Cristo, Fossa di Paganica, Campo Imperatore e Prati di Tivo, sono tutti dentro il Sic del Parco nazionale del Gran Sasso, da cui esce solo Prato Selva. Prati di Tivo che ha rifatto gli impianti nel 2009 non sarebbe neanche in regola, perché c’era la direttiva Ue ma era come se non fosse in vigore. Passaggi ben documentati a cui non si può solo contrapporre, ma è andata così, l’ecologista Bruno Petriccione, del Comitato Appennino Ecosistema che ha invece proposto l’ampliamento dei confini per trasformare il Parco regionale Sirente Velino, in Parco nazionale. Già in campagna elettorale, L’Aquila vede giocare sulla propria pelle le diverse fazioni, senza sentire un solo intervento documentato, che smonti le ragioni dei promotori referendari. I quali, carte alla mano, assicurano perfino un maggior rispetto del Gran Sasso, oggi in ampie zone, nel più totale degrado.


Alessandra Cococcetta




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