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L’AQUILA CITTA’ DI CULTURA, TRA CONSIGLI SCIANCATI ED ANATRE ZOPPE


stampa pagina 30 marzo 2018

Giannangeli con l'assessora Di Cosimo

Una manovra di bilancio in bilico, quella di ieri, la prima del quinquennio Biondi passata dopo l’una a Villa Gioia. Intanto i 150 emendamenti giunti in Aula nonostante i pareri negativi e nonostante la decisione dei capigruppo di non farli approdare. Troppo semplice e troppo strani tutti quei pareri contrari della dirigenza, quasi quasi un allineamento distorto, a cui siamo d’altra parte abituati, tra la politica degli assessorati ed il mettersi a novanta gradi con certi tecnicismi.
Quindi carte sparigliate ed emendamenti al voto, così ha deciso il presidente Roberto Tinari, consumando il primo strappo nella maggioranza, che Biondi non è riuscito ad evitare, definendo di fatto un principio per cui la linea e la spesa sono del Consiglio e non degli assessorati. Punto. Principio che ha travolto perfino le battaglie navali di alcuni frazionisti sul chi doveva proporre o bocciare cosa su Arischia, tanto per dirla tutta.
E’ passato così il rifinanziamento dei cartelloni pubblicitari sulla A24 del Santuario della Ienca, su proposta del consigliere d’opposizione Lelio De Santis, contro la decisione dell’assessora Sabrina Di Cosimo, al netto di ogni manfrina e giochetto tecnico che non è sfuggito ai più svegli. Tradita anche dai suoi di Forza Italia, con una geografia troppo sparigliata per presagire qualcosa di buono.
Gli assessori al loro posto quindi, ma anche i dirigenti sono stati costretti alla seduta fino alla fine, e non era mai successo, a disposizione del Consiglio. Fileranno tutti dritti? Tra la marea consiliare è passato anche l’emendamento della Iorio, Pd, per le attività sportive per studenti diversamente abili. Una bella mazzata alla forza sovranista del tandem Liris-Di Cosimo, da stanotte per nulla scontata. Peraltro in bilico comunque, vista la fine del riconteggio dei voti garantito dalla Prefettura per cui Biondi non avrebbe più la maggioranza, la cosiddetta anatra zoppa su cui si pronuncerà il Tar il 9 maggio prossimo. Nervi saldi quindi, perché per lui non sarà una passeggiata neanche fuori casa.
Dovendo peraltro imprimere una direzione al proprio mandato, non essendo ancora chiara la scelta sul futuro delle società partecipate, sul patrimonio abitativo e immobiliare, sulle casette temporanee, sulle scuole, dove rifarle e perché, sul Piano regolatore, dato per certo a 18 mesi ed invece a nove mesi dalla promessa non abbiamo nulla, sulla sicurezza del centro storico, sul recupero di un qualche bene culturale, unico a poter garantire, insieme al Gran Sasso, un’attività di rilancio socio culturale ed economico che non sia la solita cosetta senza pretese.
A proposito La Capitale italiana della Cultura nel 2020 sarà Parma, il dossier, la città, lo ha presentato un anno fa mentre un decreto ministeriale allungherà i tempi per le candidature; d’altra parte le Capitali europee della Cultura sono già designate fino al 2022, c’è un nuovo quadro normativo Ue per cui a partire dal 2019 ci sarà un elenco che indicherà gli Stati membri che potranno ospitare la manifestazione fino al 2033. Mentre il titolo dal 2021 si manterrà per tre anni. Al contrario a sentire la Di Cosimo in Aula, si starebbe invece “muovendo” per entrambe le candidature del 2021.
Diciamole pure che non è un giochetto tra noiatri.
Politiche culturali vuol dire anche entrare nelle reti delle città Unesco, come quelle Creative che poi trainano i territori nei loro circuiti, invece L’Aquila rischia di appiattirsi su dinamiche tronfie senza puntare ad un minimo di riqualificazione del patrimonio culturale, unico, a poter dare un ritorno alla città.
Nelle iniziative pianificate, peraltro, non ce n’è una per l’Anno europeo del Patrimonio culturale. Il 2018, appunto, che L’Aquila ha ignorato bellamente gonfia della propria arroganza di governo civico. Un ragionamento e circuiti virtuosi che riprenderemo presto perché la città merita umiltà e competenza, invece di gossip di varia umanità.

 



Alessandra Cococcetta




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