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CINEMA MASSIMO E PALAZZO MARGHERITA: GLI UNICI APPALTI PUBBLICI COMUNALI
stampa pagina 11 maggio 2018
Torniamo sulla ricostruzione pubblica, perché la paralisi che si registra nonostante la disponibilità dei fondi dal 2010 fa venire i brividi. Il Comune dell’Aquila sta rifacendo solo Palazzo Margherita ed il Cinema Massimo, progetti del 2012. Nulla più.
Palazzo Margherita, palazzo di città e simbolo civico, speriamo sia presto restituito alla gente, per il Cinema Massimo, al contrario, ce n’è ancora per un bel po’ perché non è mai stata una priorità dei nostri amministratori.
Una sala in centro storico, film di qualità per chi ha il palato fino, L’Aquila ha fatto la storia con Una Città in Cinema e proprio al Massimo moltissime prime ed invece, ad oggi, il nulla. Il progetto complessivo è del 2012 ed era di circa 5milioni di euro a fronte di una disponibilità finanziaria di un milione e 100mila euro, con il quale è stata bandita la gara per le parti esterne che potrebbero essere ultimate il prossimo autunno. Sì, stanno facendo solo le parti esterne.
Dopodiché ci sono i fondi per progettare il resto, e una volta fatto il progetto, le risorse dovrebbero arrivare da una recente delibera Cipe. Benissimo il problema è che passeranno almeno altri cinque o sei anni se va bene, qualcuno azzarda un 2023 forse, per la fine, se non ci saranno gli inghippi dei percorsi pubblici tra appalti e risorse, con il risultato che i cultori della settima arte, dovranno continuare ad andare a Pescara o a Roma, perché in molti si sono attrezzati per andare a vedere film che una multisala intasata solo da pop corn e bibite gassate, all’Aquila, sceglie di non mandare prediligendo film commerciali che fanno solo buoni incassi. Pochissimo d’essai e rare pellicole dai festival. Come può un luogo in centro storico di aggregazione socio culturale e di così grande valore per L’Aquila restare così indietro?
L’indifferenza è degli amministratori, della politica, dei funzionari e dirigenti che col cavolo che firmano per una gara o una responsabilità della serie chi se lo prende una avviso di garanzia e nessuno li obbliga; della Cuc, la Centrale unica di committenza che è rimasta un grande imbuto dove s’intasa tutto, della carenza totale di impulso ad una nuova energia e di un’intera città.
Anche sulle scuole non c’è nessun appalto importante in corso, 50milioni di euro o giù di lì in cassa pronti da un decennio, ma l’amministrazione civica ancora non decide dove e perché rifare le scuole. Che ne sarà delle proprie sedi, anche quelle lungo via Sassa non se ne sa nulla, forse partirebbe Santa Maria dei Raccomandati, ma citavamo la recente legge per cui se non ci muoviamo i soldi li riprogrammano direttamente da Roma.
Ciliegina sulla torta gli uffici per cui continuiamo a buttare in fitti passivi un milione e 300mila euro l’anno, abbiamo speso almeno 12 o 13 milioni di euro in questi anni, Roma continua a girarli a fondo perduto mentre la localizzazione della sede unica o diffusa che sia, con 35milioni di euro pronti, non prende corpo. La città ha necessità di scelte e gente che se ne assuma la responsabilità. Ed il ritardo sul Cinema Massimo e la sua funzione aggregativa, per frequentare il quale non è necessario neanche il Fare Centro della situazione, è simbolo di una città che comincia a vegetare.
Alessandra Cococcetta
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