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TRAGEDIA RIGOPIANO, INDAGATI D'ALFONSO, EX PRESIDENTI, ASSESSORI E FUNZIONARI
stampa pagina 16 maggio 2018
Il presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso e gli ex presidenti Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi sono indagati dalla Procura di Pescara per omicidio, lesioni e disastro colposo per la tragedia dell'Hotel Rigopiano dove, nel gennaio 2017, morirono 29 persone.
I carabinieri forestali hanno notificato gli avvisi di garanzia anche ad altri esponenti regionali.
Il 18 gennaio del 2017 una valanga travolse l'Hotel Rigopiano di Farindola, provocando la morte di clienti e personale del resort. Le prime indagini della Procura hanno portato all'iscrizione sul registro degli indagati tra gli altri l'ex prefetto Francesco Provolo e il presidente della Provincia Antonio Di Marco. Questo ulteriore sviluppo delle indagini ha aggiunto i vertici politici regionali e gli assessori con deleghe alla protezione civile dalla Giunta Del Turco in poi, ossia dal 2007 ad oggi, cioè Tommmaso Ginoble, Daniela Stati, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca. Insieme a loro, per le vicende che riguardano la mancata realizzazione della Carta Valanghe, ci sono anche funzionari regionali.
Intanto la Corte d'Appello dell'Aquila ha assolto per non aver commesso il fatto dai reati di truffa e falso il presidente D'Alfonso, nell'ambito del processo Mare-Monti.
D'Alfonso il 17 aprile 2017 aveva rinunciato alla prescrizione.
Con lui è stato assolto con la stessa formula l'imprenditore Carlo Toto, patron dell'omonimo gruppo industriale. La Corte d'Appello ha confermato, a parziale riforma della sentenza di primo grado, la prescrizione per gli altri due imprenditori, Paolo e Alfonso Toto. Questi ultimi sono stati condannati alle spese processuali. Il processo ha preso in esame la mancata realizzazione della Ss 81 nell'area Vestina, cosiddetta Mare-Monti, e la perizia di variante approvata dalla Provincia di Pescara, dal 1995 al '99 presieduta da D'Alfonso accusato di falso e truffa perché avrebbe favorito i Toto permettendo loro di realizzare la strada, senza le necessarie autorizzazioni, all'interno della riserva naturale del lago di Penne, in provincia di Pescara.
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