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DEMOGRAFIA E RIPRESA, I DATI DEL POST SISMA COME FOSSERO CARTA STRACCIA
stampa pagina 22 maggio 2018
Periodicamente si snocciolano dati statistici.
Ieri la volta dei sindacati, per i quali in Abruzzo abbiamo perso in dieci anni 7mila studenti e 4mila insegnanti. Ma da quanto tempo parliamo di declino demografico? L’Istat nel Rapporto annuale di qualche giorno fa conferma che la popolazione diminuisce per il terzo anno consecutivo.
Nascite in calo da nove anni. 168.7 anziani ogni 100 giovani ed il bel Paese come il più vecchio al mondo dopo il Giappone.
Il dato è certo da un decennio, ma né i sindacati né la politica attiva cercano correttivi.
Non li cercano nell’Abruzzo terremotato, dove, tra i più recenti, si è distinto lo studio demografico di una città in transizione, di Articolo uno – Mdp L’Aquila, secondo il quale, sono gli stranieri a salvare le nascite con un tasso di natalità del 12% nel 2016, senza i quali “avremmo perso 25 classi di materne, elementari e medie con tutta l’occupazione e l’indotto generati”.
Quello studio voleva essere una piattaforma di lavoro per stimolare una programmazione seria, dall’urbanistica alla mobilità, dai rifiuti alla viabilità, dai servizi socio educativi a quelli socio sanitari, coordinata con le amministrazioni limitrofe; poi il lavoro, puntando a nuovi insediamenti e nuove opportunità; al ruolo dell’Università, alla vivacità culturale e ad una nuova qualità della vita, dismettendo ogni retorica escludente verso gli stranieri.
Questo accadeva il 10 novembre scorso.
Il problema, pesantissimo come un macigno, è che nulla di così reale riesce ad essere ancora bussola di pianificazione. Solo un tira e molla per dire sospendiamo il bando di Cialente perché gli alloggi a quelle fragilità non ci convincono e solo recentissimamente l’annullamento in autotutela di quel bando, una quarantina di assegnazioni discrezionali con ordinanza sindacale e nessun indirizzo chiaro sulle vocazioni, forse sì, perché punteremo ad una città di militari, se è quello che ha in mente la nuova amministrazione stipulando una convezione ad hoc per gli alloggi.
L’Ocse è dal 2012 che ci dice che avremmo costruito case per 50mila abitanti in più, bene ci siamo, siamo al capolinea e là facciamo la muffa perché non proviamo neanche a governare gli eventi.
A fine settembre scorso la Cgil provinciale, per i 110 anni della Camera del Lavoro dell’Aquila, denunciava 27mila782 disoccupati nel 2016 di cui 19.297 di lunga durata, contro i 16.630 del 2009, di cui 2.126 di lunga durata.
Una voragine di cambiamento, dati statistici preoccupanti e poche strategie socio economiche anche per il centro storico, che non può certo farcela con Fare Centro e con gli svaghi del fine settimana. Avanti il prossimo e facciamo a chi la spara più in alto.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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