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Attualità

IL MAXXI APRIRA' NEL 2019. L'AQUILA, TRA CULTURA E INNOVAZIONE DA CONCRETIZZARE


stampa pagina 24 maggio 2018

Confronto Auditorium Parco

La sede aquilana del Maxxi, il Museo delle arti del XXI secolo di Roma, aprirà nel febbraio del 2019. Due mesi prima del decennale del sisma che nel 2009 ha colpito il capoluogo di regione e decine di Comuni mettendo in ginocchio la vita economica, sociale e culturale di un intero territorio, informa una nota stampa per "Officina L'Aquila".
Tutto dovrà essere pronto per aprile 2019, per il segretario generale della Fondazione Maxxi Pietro Barrera, che oggi ha preso parte alla sessione pomeridiana dei lavori.
Barrera si è confrontato, tra gli altri, con l'assessore comunale alla Cultura Sabrina Di Cosimo, il docente del Gssi (Gran Sasso science institute) e Alessandro Crociata, nell'ambito del convegno “La cultura come motore economico della città”.
Dovrebbero in effetti essere conclusi entro l'estate i lavori di ristrutturazione di Palazzo Ardinghelli, in piazza Santa Maria Paganica, pronto a ospitare la sede aquilana del Maxxi.
“Abbiamo cominciato a concretizzare tutte le procedure per l'avvio del museo a gennaio, quando il Parlamento ha messo i soldi – ha detto Barrera – circa 2 milioni di euro l'anno da qui al 2024 per far vivere il Maxxi all'Aquila. Gli aspetti amministrativi sono stati chiusi lunedì scorso e a questo punto la scadenza è obbligatoria e indiscutibile: il decennale del sisma del 2009. Il Museo Maxxi – ha aggiunto il segretario della Fondazione - come tutte le realtà aquilane, dovrà essere pronto e splendente per quella data. Un impegno morale al quale non si può rinunciare. Ma dobbiamo essere prontissimi a febbraio 2019 per poter fronteggiare tutti gli imprevisti. Il lavoro è partito bene anche sul piano del rapporto con le tantissime realtà culturali. Il Maxxi deve e vuole entrare in punta di piedi in una città che ha tanto da dare e non solo da ricevere. Il Governo ha chiesto al Maxxi e non a un altro museo di essere presente all'Aquila non soltanto per il suo contenuto tecnico, che è l'arte contemporanea, ma perché il Maxxi di Roma è anche un luogo in cui si produce cultura, in cui ci si incontra, in cui si lavora. E il lavoro non è un aspetto secondario. Importante anche per l'alternanza scuola-lavoro, con centinaia di ragazzi che vengono per sperimentare la cultura e capire se quello è un loro futuro professionale. All'Aquila, città bellissima, non serve un museo con bei quadri dentro, ma uno spazio in cui si produce cultura. Non ho responsabilità artistica, ma posso dire che si sta già ragionando sull'offerta culturale: è stato chiesto a cinque artisti contemporanei di cui due abruzzesi, di realizzare delle opere per Palazzo Ardinghelli. Essendo Palazzo Ardinghelli rinato grazie alla donazione importante della Russia, abbiamo chiesto a cinque artisti russi di affiancarsi ai colleghi italiani e stanno lavorando. Inoltre a uno dei più grandi fotografi e fotoreporter italiani Paolo Pellegrin, abbiamo chiesto un contributo, in particolare sul tema della 'rigenerazione' dei luoghi terremotati 9 anni fa. La sua opera sarà visibile all'inaugurazione. Ma ribadisco: il Maxxi aquilano non dovrà essere solo un museo di 'cose'. Ad esempio mettendo insieme artisti e scienziati in occasione dei 50 anni dallo sbarco sulla luna”.
Per la direttrice scientifica dell'Isnart Scpa, l'Istituto nazionale delle ricerche turistiche, Flavia Coccia “a dieci anni dal terremoto è arrivato il momento di raccontare L'Aquila in un ottica di turismo, ripensare il racconto che è stato fatto sinora della città, in chiave 'futuristica', ad esempio un museo, o un monumento, oppure un parco: devono essere comunicati all'esterno in dieci modi diversi. La tecnologia e l'avvento dei social possono aiutare. Occorre trovare la chiave di lettura giusta e raccontare emozionando, a partire dalle caratteristiche della città, della sua storia, persino il terremoto: guardate che cosa ha fatto la Nuova Zelanda con 'Il Signore degli anelli'”.
Per il ricercatore e docente del Gssi (Gran Sasso science institute), Alessandro Crociata, il ruolo dei beni culturali nel contesto urbano è educativo. La cultura è un bene meritorio, il suo consumo è salutare e lo Stato la deve sostenere, renderla fruibile con interventi sul patrimonio. Infatti la valorizzazione dei beni culturali crea economie anche in altri settori, in una sorta di virtuosa contaminazione. Purtroppo, sinora, ci si è seduti su ciò che si è ereditato dal passato senza saperlo rigenerare in ottica urbana”.
La seconda giornata di “Officina L'Aquila”, prosegue la nota, si è aperta con una riflessione su “L'Aquila che verrà”. I docenti dell'Università dell'Aquila Gino D'Ovidio, Donato Di Ludovico e Stefano Brusaporci (Dipartimento di Ingegneria civile, edile e architettura, ambiente) hanno sintetizzato i temi, le linee guida di una città intelligente (smart). I professori hanno spiegato come sta evolvendo la città smart, come cambia in funzione delle nuove tecnologie. Tecnologie che devono essere anche a servizio dei cittadini, ad esempio con l'utilizzo di nuove App, ad esempio il nuovo strumento dell'Usrc che permette di 'navigare' online per le vie dei Comuni del cratere sismico e scoprire i suoi palazzi in un raffronto tra il passato e il presente, come ha spiegato Giovanni Pipponzi dell'Usrc.
Il docente di Ingegneria informatica dell'ateneo aquilano Fabio Graziosi, uno dei coordinatori del progetto sperimentale del 5G all'Aquila, ha ribadito che la sperimentazione sta entrando nel vivo: sono già all'attivo diversi casi studio (per esempio quello della croce... chiesa di …), un secondo caso di studio riguarda la mobilità e un altro riguarderà, nei prossimi mesi, la sanità. “Con il 5G abbiamo messo un progetto interdisciplinare al servizio di beni culturali e della medicina. Ogni processo sta producendo tanti dati da governare. Una ricchezza da mettere a disposizione di altri ambiti per creare un 'livinglab': una città laboratorio”. Graziosi ha spiegato anche che “le aree interne del Centro Italia sono da sempre soggette al digital divide, ma ora il problema si sta affrontando con un piano strategico. Ci sarà un’accelerazione che investirà anche il territorio del cratere sul tema della interconnettività”.
Tra gli interventi anche quello del presidente della Fondazione Carispq, Marco Fanfani: “Per lo sport e la cultura L'Aquila può essere un punto di riferimento ma non deve mancare la capacità produttiva che faccia da corredo. Occorrono progetti che permettano lo sviluppo e il riutilizzo dei contenitori in centro storico. Il Tecno Polo d'Abruzzo, ad esempio, è un asset che non può essere solo un 'affittacamere' ma deve dare servizi. La Fondazione Carispaq ha sottoscritto ieri un protocollo con loro per sostenerli nelle opportunità da dare alle imprese per la ripresa produttiva. Altrimenti – ha concluso il presidente della Fondazione Carispaq - rischiamo di ricostruire creando scatole vuote, dalle chiese, all'aeroporto, alla ferrovia”.

 

 




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