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STATUE A MADONNA FORE, PARTE LA DIFFIDA AL COMUNE PER RIMUOVERLE
stampa pagina 28 maggio 2018
Gentile signor Sindaco,
scriviamo con riferimento alla recente collocazione da parte della Arcicon-fraternita di Maria Santissima dell’Addolorata di sette statue di consistente in-gombro lungo il percorso della strada che reca alla Madonna Fore.
L’intervento è stato realizzato in uno dei luoghi più cari agli aquilani e di indubbio valore paesistico.
Il posizionamento e l’ancoraggio di elementi di grandi dimensioni,che ne fanno degli oggetti disarmonici assolutamente non in sintonia con l’intorno, ha comportato movimenti e sistemazioni che modificano in modo permanente il suo assetto paesaggistico, compromettendola in modo intollerabile.
Le opere, inoltre, sono a prima vista di discutibile qualità artistica e il loro stile è a dir poco datato, se non obsoleto.
Sembra quasi che L’Aquila, nonostante il suo passato di città d’arte e di cultura, abbia affidato ad un'unica persona il compito di segnare la storia del post-sisma, senza svolgere alcune riflessione sul se tale scelta sia congrua dal punto di vista artistico e compatibile con le ambizioni della nostra Città di restare, anche per il futuro, un punto di riferimento culturale non solo regionale.
Dobbiamo, peraltro, constatare che l’intervento appare tutt’altro che legit-timo alla luce delfatto che le statue, in ragione delle loro dimensioni, costituisce opere edilizie e come talisono sottoposta alla ordinaria disciplinain materia che imponeva perla loro realizzazione la conformitàalladestinazione urbanistica del suolo ed il rilascio del titolo edilizio.
Orbene, l’area su cui è statoeseguito l’intervento edilizio indiscussione ha destinazione a zona agricola di rispetto ambientale nella quale, ai sensi del combi-nato disposto degli artt. 62 e63 delle Norme tecniche di attuazione del Piano rego-latore del Comune dell’Aquila sono ammessi esclusivamente insediamenti fina-lizzati alla produzione agricola consistenti in:
a) edifici per allevamenti zootecnici aziendali;
b) costruzioni industriali adibite alla prima trasformazione dei prodotti agricoli limitatamente alle colture legnose ed al foraggio;
c) strutture di cura, ricovero, assistenza, allevamento, addestramento e manteni-mento di cani ed altri animali di affezione
Nessun riferimento viene fatto nel piano regolatore vigente alla esecuzione di interventi come quelli in discussione, sia che li si intenda come opere destinate al culto, sia che li si consideri come opere di interessepubblico, per il lorocarattere per così dire monumentale.
Ne consegue che l’intervento in oggetto deve considerarsi abusivoperché non conformealladestinazione d’uso dell’area su cui è stato realizzato.
Alla medesima conclusone dovrà giungersi tenendo mente al fatto che, per quanto di nostra conoscenza, le opere in discussione non sono assistite da alcun titolo edilizio.
Va a tale proposito ricordato che, ai sensi dell’art. 3, lett.e), del DPR 380/2001, la realizzazione di manufatti edilizi fuori terra o interrati va considerata come "intervento di nuova costruzione" e come tale è subordinata al rilascio del permesso di costruire ai sensi della lett. a) dell’art. 10 del medesimo Testo unico per l’edilizia.
Non pare dubitabile che l’intervento in discussione costituisca una nuova costruzione visto che ha portatoallarealizzazione di sette cospicui manufatti edilizi fuori terra dove prima non vi era nulla se non vegetazione spontanea.
Di conseguenza la sua realizzazione era subordinata al preventivo otteni-mento, da parte di chi l’ha eseguita, del permesso di costruire che nella specie non risulta essere stato rilasciato.
Preme osservare, per completezza, che se anche il permesso di costruire per la esecuzione delle opere fosse stato rilasciato, esso dovrebbe ritenersi insana-bilmenteillegittimo, stante il fatto che ai sensidell’art. 60 della L.R. 18/83 sono le-gittimati a richiedere il permesso di costruire “il proprietario o altro titolare di di-ritto reale ai sensi della legge civile”.
Nella specie tale qualità non sussiste in capo alla Arciconfraternita di Maria Santissima dell’Addolorata giacché, come da essa stessa dichiarata, il suolo su cui è stata eseguita l’attività edilizia in discussione è uso civico di proprietà dei naturali di Collebrincioni.
Sicché, se anche per ipotesi codesta Amministrazione avesse rilasciato il titolo edilizio per la collocazione dei sette manufatti, sarebbe comunque tenuta a procedere al suo annullamento essendo stato concesso a soggetto privo della ne-cessaria legittimazione.
Ciò a prescindere dal fatto che, non risultando procedure di sdemanializza-zione delle aree in discussione o autorizzazioni rilasciate dall’Asbuc, la colloca-zione dei manufatti si configura come un mero atto di occupazione abusiva.
Nell’esecuzione delle opere, inoltre, sono stati operati consistenti sbanca-menti di che non paiono emergere dagli atti allegati alla Delibera di Giunta comu-nale n. 514/2017.
Alla luce di quanto esposto, dobbiamo diffidare codesto Comune a proce-dere alla immediata rimozione dei manufatti edilizi in discussione, con espressa avvertenza che qualora ciò non venisse fatto, saremo costretti a rivolgersi alla au-torità giudiziaria.
Siamo certi che non sarà necessario giungere a tanto.
Distinti saluti.
La diffida inviata il 15 maggio scorso al Comune è stata illustrata stamattina nel corso di una conferenza stampa e conta tra i primi firmatari: Giovanni Cialone, Antonio Porto, Fausto Corti, Luca D’Innocenzo, Franco Salvati, Geraldine D’Alfonso, Maria Cattini e Matilde Albani.
Il pungiglione
Taccuino
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