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EMICICLO FATTO IN TRE ANNI, NONOSTANTE GLI OTTO RICORSI AL TAR E DUE AL CONSIGLIO DI STATO…


stampa pagina 25 giugno 2018

L Emiciclo Rinasce

Otto ricorsi al Tar e due al Consiglio di Stato, sei mesi di fermo lavori per scoprire la valenza storica di un muro rinvenuto negli scavi, ma all’Emiciclo sono andati velocissimi ugualmente.
Fondi Cipe nel 2013, affidamento lavori nel 2015, riconsegna nel 2018.
Eppure chiedendo un po’ in giro tra gli uffici non è che chi sa quale struttura abbiano, non superano le tre, le figure tecniche che hanno seguito i lavori per la stazione appaltante ma è un ente che va. L’Emiciclo non è stato un cantiere facile, è stato un cantiere come tutti gli altri con tremila difficoltà, ma ad ogni problema si sono seduti ad un tavolo, Regione, Comune e Sovrintendenza ed hanno risolto.
Nessun rimpallo, nessun io ti scrivo, tu mi scrivi, noi ci scriviamo e intanto passano gli anni.
Dentro il Comune dell’Aquila si agisce invece con la calma piatta di un’ordinaria amministrazione che si trascina, assessori ai lavori pubblici a mezzo servizio, è il caso di Liris che è tornato in Ospedale perché medico, alla pianificazione come D’Eramo, con un piede a Roma e l’altro all’Aquila o alla Ricostruzione pubblica, nelle mani del Sindaco, affogata tra le mille competenze che Biondi ancora non si sente di delegare. Malissimo, perché così non andremo lontano.
Anche fosse la delega al Provveditorato ai Lavori Pubblici per le scuole: basta darne solo notizia? Quanti solleciti si fanno in quegli uffici quotidianamente che pure sono affogati nella carenza di personale? All’Emiciclo sono andati avanti alla grande per amore della città, per senso del dovere, per capacità manageriali nelle diverse fasi e per una certa propensione a formare davvero i tecnici. Sicuro, ci dicono, il nuovo Codice degli Appalti ha tanti limiti ma i tecnici, lì, hanno fatto corsi di formazione quindi si devono cimentare, devono firmare e prendersi le loro responsabilità. Non è che i limiti agli incentivi per le progettazioni rallentano la macchina aquilana? Per le progettazioni interne gli incentivi ai dipendenti non possono infatti superare il 50% dello stipendio annuo, non è che è tutto diluito scientemente per prendere il massimo per altri cent’anni? Chi lo sa.
Del 2% destinato per legge alla formazione obbligatoria quanto ha speso il Comune dell’Aquila?
D’altra parte dentro gli uffici regionali ci dicono invece che negli ultimi anni hanno fatto almeno dieci corsi sul Codice degli appalti, solo così, probabilmente, invece di lamentarsi della normativa riuscirebbero ad interpretarla anche da noi.
Mancano i dirigenti tra qualche settimana andrà in pensione Vittorio Fabrizi e la paralisi sarà totale. Mancano figure apicali di ferro a pungolare, seguire, a stare negli uffici dodici quattordici ore per far uscire un provvedimento oggi, non tra un mese e che forse, fondamentalmente, amino L’Aquila. Ma non a chiacchiere o con i selfie, e neanche con quattro conferenze stampa al giorno (su che?), manca un programmazione seria che sia all’altezza della città contemporanea che rinasce.
L’Aquila resta al palo sulla ricostruzione pubblica, neanche una scuola fatta, giusto Palazzo Margherita avviato, fondi in cassa da dieci anni ed ogni giorno che passa è tolto alla rinascita.
O lo comprendiamo oppure andiamocene a casa e non se ne parli più.

 

 

Alessandra Cococcetta




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