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Con la scusa della ricerca...

DI ORIO TENTA LA SPECULAZIONE EDILIZIA


stampa pagina 3 settembre 2010

Ferdinando Di Orio

Nell'ultimo consiglio comunale, quello del 27 agosto scorso, il sindaco Massimo Cialente ha portato a ratifica, convocando apposita seduta straordinaria, la variante al P.R.G. relativa alla modifica della destinazione d'uso (da zona agricola normale ad edificabile), di terreni di proprietà dell'Università degli Studi dell'Aquila, per la realizzazione del progetto Eni "Un ponte per l'innovazione", con conseguente ratifica dell'accordo di programma.
Ai consiglieri comunali è stata consegnata una "semplice documentazione", senza alcun progetto, e con una descrizione sommaria, trascurando dati importantissimi, chiedendo loro di approvare a "scatola chiusa", poiché si trattava (solita scusa e soliti bla...bla...blà) del rilancio dell'Ateneo aquilano e delle sue strutture.
Alla copia di delibera consegnata ai consiglieri comunali, era allegato l'Accordo di Programma sottoscritto, in data 5 agosto 2010, dal sindaco Cialente, dal Presidente della Provincia Antonio Del Corvo e dal rettore dell'Università Ferdinando Di Orio; un Accordo di Programma fatto, giuridicamente con i piedi, illegittimo in diversi punti, ed illegale sotto il profilo amministrativo, tanto che sarebbe da cacciare a pedate nel culo, il funzionario che l'ha predisposto, ed interdire i sottoscrittori da qualsiasi attività pubblica. Era allegata inoltre, una "relazione tecnica" di un fantomatico "progetto di variante" al P.R.G. del Comune dell'Aquila, che "parla" di una superficie complessiva di 67.274 mq. "per la realizzazione di interventi" finalizzati per il 50% ad una "generica" zona per attrezzature socio-sanitarie, finalizzata alla realizzazione di residenze studentesche universitarie e relative attrezzature complementari (cosa significa?), il 25% della superficie totale sarà destinata a zone per attrezzature universitarie, per la costruzione di un centro di ricerche universitario con annessa struttura residenziale ed altre strutture didattiche e di ricerca, ed il restante 25% verrà destinato per la realizzazione di strutture complementari, strettamente connesse agli interventi che si intendono realizzare nelle zone anzidette (cosa significa?)".
Scopriamo successivamente che si intende realizzare anche zone per attività sportive, culturali ed "addirittura" commerciali. Genericamente, nelle premesse della delibera è riportato che "l'Eni allo scopo di contribuire alla ripresa ed al rilancio delle attività di ricerca dell'Università dell'Aquila, ha inteso mettere a disposizione risorse umane, finanziarie e strumentali, per iniziative di sostegno e valorizzazione dei ricercatori dell'Università dell'Aquila, progettando e prevedendo la costruzione di un Centro di Ricerca con laboratori scientifici, strutture didattiche e residenziali per ricercatori e studenti".
Tutto qui? Se così fosse, dinanzi ad un atto così disinteressato di donazione, io per primo farei salti di gioia, facendo opera di persuasione nei confronti dei consiglieri comunali, perché approvassero con urgenza la delibera.
Bene. Anzi male...malissimo. Perché in effetti, la delibera nasconde un nefando tranello, che va assolutamente smascherato facendo in modo che l'atto sia ritirato dal proponente, al prossimo Consiglio Comunale di lunedì 6 settembre o, in alternativa, sia bocciato in votazione di ratifica.
Il (magnifico?) rettore Ferdinando Di Orio ed il sindaco Cialente, hanno cambiato le carte in tavola nascondendo ai consiglieri il "risvolto della medaglia", che assolutamente non è così come è stato posto loro, credendo che gli stessi fossero dei fresconi o approvassero in buona fede.
Intanto quella dell'Eni non è una semplice e disinteressata donazione, ma un "investimento" per il quale è stato chiesto in cambio, l'ottenimento delle autorizzazioni necessarie, atte alla costruzione di una centrale di teleriscaldamento con una potenza termica complessiva di 120 megawatt termici (di cui 10 derivanti da biomasse e 110 da gas naturale).
Di Orio&Cialente dicono, ai consiglieri comunali, che per il progetto Eni "Un ponte per l'innovazione" serve una superficie territoriale di mq 20.000, quando invece, nel Protocollo di intesa (quello vero), sottoscritto dal Ministro dell'Istruzione, dall'amministratore delegato dell'Eni e dal rettore Di Orio, si dice chiaramente che la struttura sorgerà "su un'area di circa 7.500 metri quadrati". Cosa ci vuole fare, la premiata ditta Di Orio&Cialente, dei "restanti" 60.000mq di superficie "resa edificabile", con le carte e documentazioni taroccate?
60mila metri quadrati di superficie edificabile, con un indice di utilizzazione territoriale di 6000 mq/ha, così come richiesto in delibera, darebbero la possibilità di una speculazione edilizia di vastissima portata, con conseguente cementificazione totale della zona.
Sembrerebbe proprio che l'Università di Di Orio tenda più al commercio ed all'edilizia (speculativa?) che non ...alla cultura ed alla ricerca scientifica.
La "ciliegina sulla torta" è costituita da "un gruppo di lavoro", che partecipa allo studio di fattibilità, costituito da 10 professori e da un ricercatore dell'Università dell'Aquila, che già nell'accordo, sono descritti "con esperienze specialistiche non esclusivamente di ingegneria e non strettamente legate al settore energetico", affiancati da tre ricercatori junior, da individuare successivamente. Non ci piace in questa occasione fare nomi, li faremo eventualmente se il progetto dovesse andare avanti. É appena il caso di dire che il team di "esperti della materia", costituito dall'Università, tanto esperto non ci sembra; da una superficiale consultazione della banca dati della ricerca scientifica Scopus, si può vedere che alcuni docenti non hanno mai scritto su una rivista scientifica internazionale, come principali investigatori, e non si sono mai occupati in vita loro, né di impatto ambientale e sanitario degli insediamenti industriali, tantomeno di centrali termoelettriche, poiché di questo in fondo si tratta. Con questi presupposti, e con questi curricula (tranne qualche rara eccezione) quali ricerche (scientifiche?) si possono condurre?
In una centrale come quella che Di Orio&Cialente vogliono costruire, può finire di tutto, anche le porcherie, ed una volta avviata la centrale può trasformarsi in un inceneritore mascherato. Ma comunque, le scorie prodotte dove andrebbero a finire?
Chiaramente la ricerca, è solo una scusa.
L'Aquila, Capoluogo d'Abruzzo, è stata negli anni scippata di ogni sua ricchezza; dagli uffici importanti, alla sede unica del Consiglio Regionale, si pensi addirittura, che nella giunta della Regione Abruzzo non figura nemmeno un aquilano. Le poche industrie esistenti sono state chiuse, sono scomparse le istituzioni culturali più prestigiose. Abbiamo una classe politica che peggio non poteva capitare; l'economia del comprensorio è allo stremo, la disoccupazione aumenta sempre più. Il terribile terremoto del 6 aprile 2009 ha fatto il resto: ci ha tolto quel poco che avevamo: un centro storico di un certo rilievo, le ricchezze artistiche e culturali, i monumenti irripetibili.
Ci sono rimasti solo tre tesori, che nessuno ci può togliere: l'aria, l'acqua purissima e la natura incontaminata; l'Eni ed il (magnifico?) rettore dell'Università dell'Aquila Ferdinando Di Orio con il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, ci vogliono togliere anche queste.

Peppe Vespa

 

 



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» Numero S116 del 3 settembre 2010

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