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RICOSTRUZIONE PENSATA A ROMA, SU COSA SI RAGIONA CHE LA CITTA' IGNORA?


stampa pagina 10 ottobre 2011

Un consiglio comunale che non ha avuto niente di straordinario, oggi, se non la convocazione.
Diverse mozioni sulle tasse, sui fondi per la ricostruzione dei beni culturali, per i quali non è ancora stata ufficializzata nessuna linea finanziaria, e sulla ripresa delle attività produttive e culturali.
"Pannicelli caldi" per Fabio Ranieri (Pd), che pure ha dovuto difendere la necessità di questi atti, considerata l'emergenza.
Dovevano esserci, e infatti c'erano, l'on Lolli, De Matteis, Luca Ricciuti, ragazzi dei comitati e dell'asilo occupato, fuori, a manifestare il loro disagio per le cose che non vanno, e ancora dentro l'Emiciclo, i promotori della legge d'iniziativa popolare per chiedere una forte presa di posizione, da parte del Consiglio comunale dell'Aquila, a sostegno della legge.
Ma nessuno a dire dentro, quello che invece si mormora fuori, dalle aule istituzionali, quando si racconta di una struttura commissariale ormai avvitata su se stessa, che si rende conto di essere inadeguata, ma che pure non riesce a farsi da parte. Né si sente la voce di un Sindaco di una città in ginocchio, ad urlare queste ragioni, piuttosto si dice che certe ragioni, Massimo Cialente, continua ad avallarle senza problemi. Quelle di Fontana, per esempio, il consulente tecnico della Struttura commissariale di Chiodi che nel giro di pochi mesi, e se saranno firmate le bozze di ordinanze che circolano, potrebbe avocare a sé e alle proprie scelte discrezionali, ogni giudizio tecnico e di congruità, sui progetti presentati.
La filiera che infatti li esamina, sarà smantellata perché non funziona, neanche le "E" delle periferie, riescono infatti a chiudere con speditezza, ma il loro posto potrebbero prenderlo funzionari e tecnici di Stato e di Governo, gente dei Provveditorati alle Opere Pubbliche di tutt'Italia, chiamati direttamente da Gaetano Fontana. Un uomo col quale sembrava ormai raggiunta un'intesa, sui piani di ricostruzione, sembrava che avesse capito che sui centri storici c'è poco da ripianificare, rispetto alle piante medievali, ma che pure riesce a tornare sui propri passi, quando si accorge che il Comune dell'Aquila qualcosa l'ha buttato giù, ed allora torna a prendere tempo e a parlare di piani urbanistici, per dilatare l'inizio della ricostruzione pesante, per non dire apertamente, che i soldi che servono non ci sono.
Gira questa bozza di ordinanza, pensata a Roma, che toglierebbe autonoma sistemazione ed assistenza a tutte quelle "E" che non hanno presentato i progetti entro la scadenza del 31 agosto scorso, così, senza preavviso, mentre starebbero studiando la maniera per coinvolgere direttamente la responsabilità del privato, cioè del cittadino, per il mancato rispetto di tempi e scadenze per terminare i lavori sulla propria abitazione.
Comunque un tormento di disagi e timori, per qualcosa che si starebbe decidendo ancora una volta a Roma, senza consultare gli enti locali, forse solo Cialente, che comunque, continuerebbe a garantire senza problemi la propria fiducia alle decisioni di Gaetano Fontana, principale artefice, ci dicono, di qualsiasi orientamento. Anche il fatto che la Regione Abruzzo, che ha competenze legislative, non abbia fatto nulla per la ricostruzione, comincia a far pensare, è la prima volta, nei terremoti della storia italiana, che una Regione resta a guardare, e a fare una legge che sostenga il capoluogo, ormai abbandonato a se stesso, neanche ci pensa, mentre l'annuncio per la restituzione delle tasse solo al 40%, Chiodi lo ha fatto a Bologna e non al Consiglio comunale dell'Aquila, dove comunque avrebbe potuto approfittare, per ribadire la buona notizia.
Di cose in Consiglio ne sono state dette tante, forse troppe, e con l'aria che tira non è detto che Roma possa davvero farle proprie, le rappresentanze istituzionali, sono sostanzialmente assenti da qualsiasi presa di posizione forte, per credere davvero che in piena emergenza, anche democratica, una mozione ogni tanto, possa davvero incidere su questo disastroso andazzo.


Alessandra Cococcetta


» Numero S152 del 10 ottobre 2011

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