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LA SELEX SE NE VA MA VUOLE I MILIONI DALL’UE PER I DANNI DEL SISMA
stampa pagina 9 agosto 2013
Con una variante urbanistica colossale, il Consiglio comunale trasformò nel 2010, 14 ettari di terreno “agricolo di rispetto ambientale”, in “zona industriale”, per ricollocare la francese Thales Alenia Spazio, al 30% di Finmeccanica, e la Selex, in 7.500 mq. di edificato e c’è ancora molto da costruire. La ripresa, il reimpiego degli addetti e le positive ricadute sul territorio, spianarono la strada in Consiglio all’Accordo di Programma tra Comune, Provincia e Consorzio Industriale. Suggellato in Prefettura, dopo i buoni auspici del Sindaco Cialente che trattò con l’allora amministratore delegato di Finmeccanica, Paolo Aielli, sì quello stesso Paolo Aielli che oggi dirige la ricostruzione della città dall’Ufficio speciale per conto del Governo, perché si convincesse a fare un nuovo stabilimento, visto che avrebbe voluto investire solo in conoscenza, ma tanto è stato, e in nome dell’occupazione cominciò l’avventura, per la quale la Regione Abruzzo avrebbe dato 5milioni di contributo, mentre i sindacati fecero la loro parte, con un milione e sette di fondi raccolti con Confindustria.
Tutto pronto, tutti pronti a riassorbire i 120 dipendenti, con l’impegno ad aumentare il personale attraverso una commessa mondiale sulla radaristica civile e aerea, ma arriviamo ai nostri giorni, ed il commissario del Consorzio per lo Sviluppo Industriale, Lorenzo Di Marzio, è stato costretto a scrivere alla Selex, intimandola di mantenere gli accordi sullo stabilimento, altrimenti sarà costretto ad adire le vie legali e a chiedere danni per gli oneri.
La Selex che nel frattempo ha cambiato assetto riorganizzandosi in un unico soggetto, la Selex Elsag, vorrebbe tirarsi indietro, non avendo più intenzione di rimanere sul territorio. Da qualche mese parlano di esuberi e grossi tagli al personale in ogni sede, avevano assicurato che L’Aquila non sarebbe stata toccata, anche perché per i danni avuti dal sisma e l’attività sospesa, aspettano contributi milionari europei, che tuttavia sono subordinati alla riassunzione del personale, per cui se andranno via, non potranno prendere più un cent. E in ogni caso non è detto che la spunteranno, perché il gruppo non ha chiesto danni per l’immobile della Elsag, ma per immobili di proprietà di Finnmeccanica neanche presenti nel cratere, resta quindi da dimostrare il danno causato dal sisma, per il quale, clamorosamente, la Giunta regionale a giugno ha nominato un consulente esperto in diritto societario, che per 5mila euro dirà se quei milioni di contributo potranno essere incassati dal gruppo. Ma è evidente che non gli spettano.
Di Marzio combatte ormai da solo una battaglia che sembra già persa, Cialente aveva fatto grandi promesse ad Aielli, perché si convincesse a fare lo stabilimento ed il Consiglio comunale votò una variante enorme, esaurendo ad oggi, come scrive di Marzio, ogni possibilità di insediare qualsiasi altro stabilimento nel Nucleo industriale. Hanno succhiato tutto, non c’è più terreno, ma la Selex, che ha parlato anche di prepensionamenti, vuole togliere le tende. Di Marzio, incalza sulla convenienza chiesta dall’azienda a fare l’immobile, piuttosto che continuare a pagare un fitto insostenibile in quegli stessi locali ex Flextronics, acquisiti da Cialente, dove oggi il Sindaco, vorrebbe portare una società indiana, con sede a Londra, costituita solo nel gennaio 2013, con poche migliaia di euro versate come capitale sociale, per la ripresa, secondo lui, del Polo elettronico.
Più d’un conto, non torna. Non capiamo come abbia potuto Aielli, l’allora amministratore delegato di Finmeccanica, assicurarsi anche l’atterraggio in città, accentrando nelle sue mani ogni scelta strategica sulla ricostruzione, dalle questioni urbanistiche, economiche e finanziarie a quelle relative alla ripresa, per la quale, stanno prendendo solo milioni dall’Ue e dallo Stato, senza garantire occupazione e piani industriali in cui credere. E’ a rischio anche l’incubatore d’impresa, quello promosso con l’Università dell’Aquila ed il Centro di ricerca Creo, tutti da insediare dentro il nuovo sito. Sulla battaglia però, tra politica e sindacati, c’è un silenzio che inquieta.
Alessandra Cococcetta
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