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Primo piano

È UNA VERGOGNA: PORTA BARETE RESTERA’ SEPOLTA DAL CONDOMINIO 227 DI VIA ROMA


stampa pagina 11 settembre 2014

È finita miseramente l’avventura, partita dalle pagine di questo giornale, di quanti avevano creduto, sperato e auspicato, la “riscoperta” di Porta Barete ed il recupero di tutta quella zona che comprende la chiesa di Santa Croce, fino a Via Roma.

Praticamente, tutti gli interventi degli uomini di cultura, gli studi e le ricerche portate a termine, i seminari tenuti e le assemblee cittadine non sono serviti a niente; anzi sono stati caparbiamente avversati per l’incapacità di un sindaco incolto ed incapace di decidere e da tutta quell’ammucchiata di assessori, consulenti ed appartenenti a quell’Armata Brancaleone che gli gira intorno e che da lui percepisce favori e prebende.

Per l’incapacità di “questo sindaco” e per l’ignavia dell’ex Direttore Regionale MIBAC Magani e delle Soprintendenze competenti, un’importante struttura archeologica (secolo XII), con indirizzi di fasi anche più antiche, è condannata a restare eternamente nel sottosuolo, coperta inesorabilmente dalle fondazioni di quel palazzone che fu il condominio, ex n° civico 207 di Via Roma.

Sono scaduti infatti, nel disinteresse generale, i 120 giorni di rito, entro i quali la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, poteva concludere la procedura di riconoscimento di “importante interesse culturale” della Cinta Muraria dell’Aquila, nel tratto tra Via Vicentini e Viale Ovidio (ai sensi dell’art. 12 del D. Lgs 42/2004) comprendente, appunto, sia Porta Barete che la Chiesa di Santa Croce.

Il decreto di riconoscimento dell’interesse culturale, scriveva la Direzione Regionale Mibac in data 25 marzo 2014, “ha come obiettivo di garantire la conservazione e la valorizzazione del bene e, con successivi decreti, saranno dettate le prescrizioni di tutela indiretta a salvaguardia dell’attuale prospettiva e fruizione delle Mura. Il complesso, infatti, assomma in sé numerosi e cospicui motivi di interesse culturale e costituisce tuttora il più forte e riconoscibile segno di definizione dell’immagine urbana e la più immediata chiave di lettura della storia e dello sviluppo della città”.

Bene. Anzi male…malissimo. Perché, nonostante quanto scritto dal Direttore Regionale Magani, lo stesso, successivamente, non ha preso nessun provvedimento di tutela di un bene così importante.

Non l’ha preso lui, ma neanche la premiata ditta Cialente&Di Stefano ha provveduto a prendere una posizione a che un bene monumentale così importante, di proprietà del Comune dell’Aquila, fosse restaurato, con la valorizzazione dell’intera Cinta muraria, già interessata ad importanti interventi di recupero.

 La città vive una profonda crisi generale (economica, sociale ed occupazionale) ma la cosa peggiore, è la crisi culturale di questa città che pure, recitò in passato un ruolo importante nella cultura regionale e nazionale. Altro che “Capitale Europea della Cultura2019”e “Riconoscimento dell’Unesco” di questa Perdonanza Celestiniana, paragonabile oggi, ad una pessima festa paesana.

Siamo amministrati dai “nuovi barbari” che stanno distruggendo anche quel poco che il terremoto aveva salvato. Ma torniamo a Bomba, al mancato recupero e riqualificazione dell’intera zona di Porta Barete, alla distruzione definitiva dell’antico Ospizio di Santo Spirito, alla ricostruzione del civico 207 riedificato sui resti delle antiche strutture medievali; che andrà nuovamente a nascondere alla vista dei visitatori, la bellissima chiesa di Santa Croce e quel bellissimo gioiello che era il Santuario dedicato alla Madonna di Loreto (Piazza della Lauretana). Ma c’è di più. È dal mese di aprile che la città dell’Aquila e la Regione Abruzzo, a seguito dell’allontanamento dell’ex direttore Magani, si trovano senza il massimo dirigente di un ufficio periferico dello Stato. Con le grandissime difficoltà e rallentamenti che la “situazione” procura alla già lentissima ricostruzione dei danni causati dal sisma. Ciononostante il Ministro dei Beni Culturali Franceschini se ne frega, il sindaco Cialente è in tutt’altre faccende affaccendato, ed il Presidente dell’Ance Frattale…agisce come se non fossero fatti suoi e dell’intera categoria, che soffre dei mancati pagamenti dei lavori eseguiti e dei ritardi nell’affidamento dei lavori ancora da effettuare.

Si capisce ora, come mai la “premiata ditta” Cialente, Moroni&Di Stefano, moderni barbari del post-terremoto, non ha voluto fare “un vero” Piano di ricostruzione della città che prevedesse il recupero e la valorizzazione dei tesori architettonici, preferendo invece “preferire” ed agevolare la speculazione edilizia e la cementificazione di alcune zone dell’Aquila quali l’ex Anas, la zona di Porta Leoni, Valle Pretara, la Lauretana e Porta Barete, appunto.

Anche la Direzione Regionale Mibac e la Soprintendenza ai Monumenti hanno grandissime responsabilità, per la connivenza in questi scempi e per lo sperpero di denaro pubblico speso nelle attività di ricerca e di scavo nel sito di Porta Barete, per poi assistere inermi ed impassibili alla ricostruzione di un immobile privato, su un ambito di importanza storica, architettonica ed archeologica. Si spera che la Corte dei Conti intervenga nei confronti dei responsabili degli sperperi e dei danni apportati al patrimonio artistico-culturale, almeno per quanto riguarda il recupero dei danni erariali causati.

 

Peppe Vespa


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