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COLACCHI: “NON SONO UNA COGLIONA....VOGLIO IL 2%”
stampa pagina 12 settembre 2014
I finanzieri del comando provinciale dell’Aquila, su decreto del gip Giuseppe Romano Gargarella, hanno eseguito ieri mattina un sequestro preventivo della somma di 2mila euro, versata dall’imprenditore Nunzio Massimo Vinci, a Claudia Colacchi, amministratrice del condominio “Il Girasole”. Tre, sono gli imputati per “corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”, conla Colacchie Vinci, figura anche Cristiano Incontro, titolare della ditta CAI, della quale Vinci, è amministratore delegato. Entrambi indagati per corruzione anche nell’inchiesta aperta sui lavori da affidare per la chiesa di Santa Maria Paganica. Il decreto sancisce un principio chiave, nella gestione della ricostruzione in Abruzzo, per cui l’amministratore di condominio gestisce soldi pubblici, prende una percentuale sui lavori stabilita dalla legge, che fattura, controlla che i lavori siano eseguiti secondo la legge e che gli importi spesi siano corrispondenti alle previsioni. E’ un incaricato di pubblico servizio, dunque tutto ciò che percepisce oltre la somma prevista dalla norma, è una tangente. Un principio giudiziario che farà giurisprudenza per tutti i lavori in corso e che seguiranno, e che di certo sarà sancito dalla futura norma che modificherà la legge Barca, in altre parole ogni cent incassato per favorire una ditta piuttosto che un’altra è corruzione, l’amministratore di condominio, è a tutti gli effetti un incaricato di pubblico servizio e per questo se ne dovrà assumere ogni responsabilità. In più, per tale principio non può favorire le imprese, ma sceglierle in base a criteri di imparzialità, buona amministrazione ed economicità, ma evidentemente all’Aquila, le cose, sono andate finora diversamente. Dalle intercettazioni trascritte nel decreto di sequestro, come rileva Gargarella, sembrerebbe emergere una dazione superiore ai 2mila euro richiesti dal Pm, ma dalle dichiarazioni di Vinci del luglio scorso, sembra che la somma sia limitata a 2mila euro, ma sono comunque gli accordi intercorsi tra Vinci ela Colacchi, per favorirela CAI, e per pilotare anche un’altra assemblea di condominio, il “Cardinal Mazzarino”, sempre a favore della stessa impresa, a far intendere un accordo sottobanco tra l’amministratrice e la ditta.
Riportiamo stralci delle intercettazioni pubblicate, dalle quali si comprende il tenore dei rapporti tra gli indagati.
Il 16 gennaio 2013, all’interno dell’ufficio di Vinci, la Colacchi dice a Vinci: “…com’erano i patti all’inizio?....quant’erano le percentuali che mi davi tu?”…..e Vinci risponde “il due”.
La Colacchi vuole un’unica soluzione, Vinci evidenzia di aver già effettuato delle dazioni di denaro alla donna in contanti, con importi frazionati di mille euro “la volta scorsa te li ho dati a mille a mille”, la Colacchi suggerisce di fatturare il 15% dei lavori perché “…non ti posso fa mo un 75%....”.
Ricordiamo che è l’amministratore di condominio a disporre del conto corrente bancario, per dare il via libera al pagamento dell’impresa.
In quella stessa conversazione la Colacchi ricorda a Vinci “….allora se tu però dici io sto all’Aquila grazie a Claudia Colacchi, ma tu a Claudia Colacchi un riconoscimento glielo vuoi dare?”, in merito alle sue spettanze, racconta anche quanto gli avrebbe detto un condomino “tu sei una cogliona perché sei una cogliona…gli amministratori di condominio si stanno arriccando con questa cosa solo tu si na deficiente perché tu quando dai i lavori devi chiede la tua percentuale sopra…perché si fa”, Vinci risponde alla Colacchi “…certamente!...l’unico che ti ha detto ti do il due per cento sono stato io”.
La Colacchi fa la sua richiesta, perché la CAI proprio in quei giorni ha emesso la prima fattura di 189mila 125,38 euro, i lavori riguardano la demolizione e ricostruzione del palazzo, ed appena è certa che il Comune ha pagato, avanza la sua pretesa “ti sei fatto il conto di quant’è il mio importo, un po’ più di 9, considerato il pregresso, rifai bene perché ci stai lontano!”.
Dai racconti di Vinci alla magistratura, si evince che la Colacchi avrebbe appoggiato l’ingresso della CAI anche sui lavori al condominio “Cardinal Mazzarino”, purché il nome dell’impresa lo facesse un altro condomino.
I contatti tra Vinci e la Colacchi sono poi proseguiti con le pretese di denaro da parte della donna con sms piuttosto espliciti: “Vabbé dobbiamo chiudere il discorso perché io ho necessità, non posso più aspettare vedi come devi fare” “gli accordi vanno rispettati” “…non puoi continuare a prendermi in giro con i contentini perché sono passati più di due anni….”.
Le richieste della Colacchi tramite sms diventano frequenti, e il 21 giugno 2013 così scrive a Vinci: “…..con l’inganno mi avete fatto pagare la vostra ultima fattura….Non ho tempo stamattina devi 5 come d’accordo. Non sopporto più di passare da pezzente quando evidentemente sono stata costretta ed appaltarvi il lavoro. Questa è l’onesta. Massimo oggi va a finire male”.
Il lunedì successivo Vinci incontra la Colacchi che evidentemente delusa, scriverà a Vinci: “Sono 3 nn 3.5” e Vinci risponde “….Si 3 tu hai detto 4.5, forse pensavi a quello ma sono 3”.
Nella conversazione con la sua segretaria, Vinci pare poi sfogarsi: “….ma che cazzo vuoi, ti posso dare….tremila euro, ieri che stava crepata di soldi e stavano protestando, cioè sul due per cento (2%) che gli devo…..cioé ti devo….ventimila euro, ce n’ho dato qualche tredici quattordici, cioè che cazzo vuoi ancora”.
Nel decreto di sequestro si stabilisce che Vinci avrebbe pagato alla donna circa 13 o 14mila euro, a fronte di una pattuizione di 20mila euro, cioè il 2% sulle tre fatture liquidate alla CAI al 25 giugno 2013. Praticamente la contropartita per l’assegnazione dei lavori, che avviene presso lo studio dell’architetto Marco Niciforo, a seguito della decisione dell’assemblea di condominio del 5 agosto 2010. Niciforo ha avuto l’incarico professionale per 32mila euro per la progettazione, direzione dei lavori e contabilità il 24 luglio 2009, anche su quell’incarico, la Colacchi avrebbe preteso il 2%.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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