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AL MERCATO DELL’EMENDAMENTO
stampa pagina 25 settembre 2014
E’ impossibile fare un ragionamento politico sul bilancio di previsione e sulle scelte di Cialente per questa città, perché Cialente non ha strategie, ma solo una serie di spese generali distribuite tra gli assessorati senza specificare altro. Ettore Di Cesare di Appello per L’Aquila ha evidenziato il precipizio del sociale, da 165milioni a 46 milioni di euro ed il taglio all’ambiente del 40%, ma è impossibile risalire alla scelta che sta a monte perché sono somme parcellizzate e spartite in mille rivoli a coprire solo buchi e favori alle clientele. Tra queste anche quelli dell’opposizione da distribuire ad associazioni, sportive e culturali, ed anche onlus che contano, sperse nei 92 emendamenti presentati. Tra i quali, perfino i 15milioni di euro per Piazza d’Armi a firma del sindaco, aggiunto in fretta e furia senza alcuna programmazione. Si gira sempre intorno alle stesse cose per Vincenzo Vittorini, di L’Aquila che vogliamo, senza un confronto serio per il futuro della città terremotata e in effetti nell’atto di programmazione più importante per il Comune non c’è scritta una riga sulla riforma delle società partecipate, non una riga sul come fronteggiare il debito e come gestire il Progetto case, ed anzi, come ha rimarcato Di Cesare, la consulenza di 40mila euro per fare la società mista di gestione, siccome la società non si farà, la pagheremo noi. Solo 5mila euro per la Protezione civile, ha fatto notare sempre Di Cesare e da cinque anni e mezzo, dopo il 6 aprile, neanche un’esercitazione. Su tutto la figura da peracottari, evidenziata da Luigi D’Eramo, per cui si prevede di acquistare una flotta, sì una flotta, per il trasporto locale, con riferimenti, neanche letti, non alla Regione Abruzzo, ma alla Basilicata. Non hanno ridotto di un centesimo la pressione fiscale, e non vogliono dire come sono stati spesi i 24milioni di euro che lo Stato gira all’amministrazione, per le minori entrate causate dal sisma. Di certo per coprire solo le loro esigenze clientelari e di staff, mai una politica che diminuisca le tasse a tutti o incentivi, con l’abbattimento della Tari in centro storico, il rientro delle attività produttive, ogni proposta fatta in questo senso è stata bocciata perché ogni modifica alle loro previsioni d’entrata, in diminuzione, gli avrebbe fatto saltare il banco. Non sappiamo nulla sulle strategie per i lavori pubblici o come intendono valorizzare il patrimonio, d’altra parte l’assessore competente Moroni, neanche c’era in Aula, a spiegare le proprie ragioni politiche alla città. Anche la proposta di diminuire le aliquote Imu, fatta da Angelo Mancini, ad una delibera approvata sul filo di lana è stata compattamente bocciata dalla maggioranza, perché gli avrebbe sballato i conti, molti emendamenti alla fine non sono stati considerati ammissibili, motivazioni politiche o tecniche interessa praticamente niente, perché quegli emendamenti hanno comunque poco a che vedere con l’interesse generale della città. E l’interesse generale della città, non si fa con quell’area verde, il parco alla Villa comunale o il parco giochi ad Arischia, si fa con una discussione strategica sull’intera città per decidere cosa fare, con quanti soldi e quali priorità, ma su tutte le aree della città, periferie e frazioni, e non in base a quanto conti di più questo o quel frazionista. O peggio a quanto siano o meno asserviti i revisori dei conti ai bisogni della politica e se il gioco è questo, se la politica è quella dell’orticello, ognuno cura il proprio a meraviglia. L’Aquila terremotata che ce la vuole fare, vuole sapere cosa succederà per la ricostruzione, su cosa si spenderà, se avrà una città più pulita e meno indebitata, se il Progetto case avrà una gestione dignitosa e se le spa avranno una speranza di sopravvivere. Non riusciamo a raccontare una virgola di questo tenore, perché non c’è nulla.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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