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SOTTOSUOLO: SABBIA, ACQUA O ACCELERAZIONE SISMICA IMPORTA POCO


stampa pagina 15 ottobre 2014

Pietro Di Stefano e Franco Gabrielli Pietro Di Stefano e Franco Gabrielli

Una delle massime priorità nella ricostruzione, avrebbe dovuto essere la microzonazione sismica, così da conoscere il sottosuolo, e scegliere dove ricostruire e come, ma a cinque anni e mezzo dal sisma, nell’aquilano, mancano ancora parecchie frazioni, in particolar modo nella zona ovest della città e solo stamattina, la seconda commissione ha preso atto che da oggi dovremmo sapere cosa c’è sotto Bazzano, Monticchio e Sant’Elia. A ragione, il consigliere Ferella ha chiesto lumi su Paganica, di cui si sa ancora poco, ma ancora meno è venuto fuori nel corso della seduta. La verità è che stiamo ricostruendo come prima, peggio di prima e solo pochi rari consiglieri cercano di saperne di più. D’altra parte l’assessore Di Stefano, che con gli uffici e i consulenti sta predisponendo il Piano regolatore, scarica tutto sulla Regione Abruzzo, che non garantirebbe fondi sufficienti a microzonare il territorio. Intanto però si ricostruisce, con priorità, quelle stabilite dalla politica, che di certo non vanno di pari passo con la microzonazione. Neanche un po’ di logica. E’ peraltro in vigore una legge regionale del 2011, in base alla quale, nelle zone ad alto rischio sismico i lavori per le nuove costruzioni, ampliamenti di case già esistenti e sopraelevazioni comprese le varianti urbanistiche a progetti esistenti, non possono iniziare se non dietro preventiva autorizzazione degli uffici provinciali competenti. Ebbene l’attività di vigilanza e controllo ispettivo della Provincia, che la stessa norma impone a campione sulle pratiche, è stata differita ben cinque volte, l’ultima, fino a fine 2014, vedremo da quel momento cosa inventeranno.
Senza parlare degli insediamenti produttivi, venuti su, in qualsiasi foggia e sopra ogni tipo di terreno con una semplice domanda presentata allo sportello unico, e comunque con tutti gli abusivismi di cui ha sofferto il territorio in questi decenni, non suonerebbe affatto strano che attività commerciali o palazzine residenziali, continuassero a sorgere lungo il fosso di San Giuliano oppure su zone ad alto rischio sismico, sotto cui corre la faglia come a Pettino. D’altra parte se ne sono infischiati nel 1975, con la redazione del vigente Piano regolatore, tanto da far diventare Pettino, il quartiere più ambito, edificato e caro degli ultimi quarant’anni, e dopo il 6 aprile del 2009, non è cambiato assolutamente nulla.
I consiglieri non cercano le carte, interessa poco cosa votano, come stamattina sulle frazioni di Monticchio, Sant’Elia e Bazzano, è passata una delibera di tre fogli che non dice assolutamente niente su quei sottosuoli, e solo il consigliere Properzi lo ha notato, continueremo a costruire senza problemi, in barba perfino ad una norma regionale del 2011, per far rispettare la quale, e perché la Regione finanzi questi studi o giri i fondi previsti ai Comuni perché se ne occupino, nessuno ancora si sveglia ed alza la voce. Il Sindaco, probabilmente neanche sa di che parliamo, mentre alla politica che ci amministra basta fare lo scaricabarile dopodiché se si facessero anche le palafitte, pur di costruire sulla sabbia o sull’acqua, com’è il caso della sede unica che vogliono fare per forza all’ex Autoparco, non ha alcuna importanza. Conta in questo caso, spendere solo fino all’ultimo centesimo dei 35milioni di euro, che lo Stato ha garantito all’amministrazione, e probabilmente ricordargli la questione del consumo di suolo e delle promesse elettorali in questo senso, sarebbe del tutto inutile.

 

Alessandra Cococcetta




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