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CIALENTE CONDANNATO DALLA CORTE DEI CONTI
stampa pagina 17 ottobre 2014
La condanna di Massimo Cialente da parte della Corte dei Conti viene da lontano, ben prima di quel 1° aprile del 2009, quando questo giornale inviò una lettera aperta alla Procura della Corte dei Conti ed alla Procura della Repubblica dell’Aquila.
Cosa dire: “Mi dispiace per la condanna di Cialente, ma…son contento” poiché è impossibile che “lor signori” possano continuare a sperperare denaro pubblico con la scusa della cul-tura, percependo stipendi da favola, facendo della cul-tura un mestiere e vivendo di essa.
E non mi riferisco solo all’Accademia dell’Immagine ma anche ad altre Associazioni ed Enti Cul-turali.
E torniamo a Bomba, alla Corte dei Conti e alla condanna di Cialente.
Cialente ed altre sette persone sono stati condannati a risarcire all’erario la somma di 396mila euro per aver messo in atto, secondo le indagini della Guardia di Finanza, “artifici contabili e raggiri” al fine di scongiurare la messa in atto della liquidazione dell’Accademia stessa.
Secondo la Procura, alla responsabile contabile dell’Ente, sarebbe stato ordinato di eseguire false operazioni contabili finalizzate a nascondere la reale situazione fallimentare dell’Accademia. Sempre per la Corte dei Conti, Cialente nella sua qualità di presidente pro tempore, avrebbe dovuto controllare la dirigenza amministrativa, e richiamarla ai principi di una corretta gestione contabile e di controllo della spesa, affinché tutti fossero responsabilizzati al buon uso delle risorse pubbliche.
Ed invece tutti si sarebbero dati alla pazza gioia, in spese pazze per alberghi di lusso e ristoranti, con rimborso a piè di lista…persino per l’acquisto di dentifricio e deodorante. Ed è evidente, la disastrosa amministrazione di questo “Ente morale”, che di morale, come s’è visto ha ben poco, che con grande disinvoltura ha effettuato scelte ed iniziative, senza relativa copertura finanziaria e senza alcun senso di responsabilità nell’utilizzo del denaro pubblico. Perché poi, solo di finanziamenti pubblici si tratta. Ma sicuramente non finisce qui. Perché “qualcuno” dovrà pur dire di chi sono le responsabilità dell’uso disinvolto del Cinema Massimo, senza mai pagare il fitto al Comune.
Come “qualcuno” dovrà pure spiegare di chi sono le responsabilità di aver regalato all’Accademia la proprietà dell’immobile, sede dell’Accademia, che la Regione Abruzzo (leggasi cittadini abruzzesi) si è impegnata a pagare con un mutuo ventennale, attualmente ancora in essere.
Ecco allora che Cialente non può cavarsela con la “semplice” restituzione di appena 90mila euro.
La sue responsabilità sono ben altre e sicuramente più grandi. Senza dimenticare che “questo sindaco”, parlando dell’eventuale morte dell’Accademia, fu talmente idiota da dire che sarebbe stata la 310ma vittima, paragonandola ed offendendo le 309 persone morte nel terremoto dell’aprile 2009.
Se avesse avuto un minimo di dignità, invece dello stupido “no comment” e della “valutazione” di un eventuale ricorso in Appello, avrebbe dovuto immediatamente consegnare le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del Prefetto.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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