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PLANA SUL GRAN SASSO “L’ANNUNCITE” RENZIANA
stampa pagina 3 novembre 2014
Dalla svista di non aver previsto neanche un centesimo nella Legge di Stabilità, all’annuncio di avere di certo quanti?, sei miliardi e 200milioni di euro fino al 2018, tra quelli previsti e quelli che avanzavano, più quelli che riportavano per la ricostruzione dell’Aquila, non c’è stato neanche di mezzo il mare. Sarà probabilmente il virus dell’annuncite, che dalla Leopolda dell’ottimismo renziano ha raggiunto l’Abruzzo per imbambolare i terremotati, con storie che non hanno nulla a che vedere con la verità che cerca la gente. I tempi per l’apertura dei cantieri, la ricostruzione delle case e delle scuole, il rientro degli uffici in centro, la ripresa economica, i beni culturali, la fine dell’assistenza, regole giuste per il Progetto case. Non si sa niente. Abbattuto il nemico di turno poco controllabile, l’ultimo è stato Paolo Aielli, si preferisce il nulla, la paralisi, l’impossibilità di firmare pratiche e di esaminarle, bisognava annunciare il nuovo corso piuttosto che tollerare Aielli, meglio quindi che abbia tratto le dovute conclusioni con dimissioni anticipate, lasciando però scoperta la governance. Quello con Aielli è passato remoto si guarda avanti con passione e certezza delle risorse, garantisce il Pd nostrano in fila, nel pomeriggio di oggi, nell’Aula consiliare, dopo la corsa a Chieti di Cialente, per vedere il sottosegretario Del Rio nella città teatina con Legnini, ancora a fare politica nonostante il ruolo super partes come vice di Napolitano al Csm. La buona nuova per l’Abruzzo consisterebbe in un nuovo Aielli, un nuovo referente ministeriale al posto di Mancurti, un nuovo ruolo per la Pezzopane, tutta roba nuova per il Pd locale, che crede ancora di poter avere in mano la gestione di miliardi senza che il Governo si debba immischiare. Aielli ci aveva provato, chi lo andrà a sostituire non si dovrà permettere. Visti i miliardi, tuttavia, non si capisce la blindatura della proposta legislativa che porta a 180 giorni il termine per esaminare le pratiche, a partire dal momento in cui saranno prese in esame però, non dal protocollo, segno che nonostante i fondi, dovremo andare come le lumache nell’aprire i cantieri. Comunque il partito di Governo nazionale, territoriale e locale doveva uscire compatto e vincente, pensa di esserci riuscito, strappando a Renzi un impegno di cui resta la nebulosità della copertura finanziaria, in un momento in cui non riesce a trovare neanche gli 80 euro per mamme e dipendenti se non tassando i risparmi della gente. Difficile inquadrare Luciano D’Alfonso, a Chieti con Legnini e Del Rio, poco presente all’Aquila o forse troppo presente ma senza farsi notare, pare sostenere Cialente in ogni scelta, rilassa le attese con la promessa della legge per L’Aquila Capoluogo, ma non risponde ancora all’appello del Consiglio comunale che più volte lo ha sollecitato ad un confronto sulla ricostruzione. Come resta del tutto ignorata la partecipazione della città, per la nuova legge sul terremoto, la seconda, dopo i commissariamenti, tocca assorbire il miracolo senza fare troppe storie, la senatrice Pezzopane lo ha scandito, se è accaduto l’impossibile, cioè miliardi certi fino al 2018, anzi 2020, si deve al fatto che il Pd è in Regione, a Roma, all’Aquila e in ogni luogo. Anche nel cratere, quello che è contato sempre troppo poco e che con Nusca ha faticato a farsi notare in Aula. Dovremmo quindi gioire ma non ci viene. Aspettiamo di ricontare le pecore con i fatti, le chiacchiere se le porta il vento, come si dice, D’Alfonso ha assicurato la presenza di Renzi in città poco oltre la prima decade di novembre e siamo già al tre del mese.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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