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L’Aquila, il dissesto idrogeologico

LA MESSA IN SICUREZZA DEL DOPO GOIO


stampa pagina 1 dicembre 2014

Massimo Cialente, Franco Gabrielli e Adriano Goio Massimo Cialente, Franco Gabrielli e Adriano Goio

Il capo della Protezione civile Gabrielli è stato oggi in Abruzzo con D’Alfonso, Legnini, politici vari e sindaci per un sopralluogo su frane, zone alluvionali e a rischio idrogeologico, si è concluso che servirebbero circa 600milioni di euro per la messa in sicurezza, ormai urgentissima, dell’agenda mediatica del premier Renzi che oltre alle chiacchiere non riesce a fare molto per il bel Paese che cade a pezzi da decenni. Si stanziano milioni, mentre i lavori di soli cinque anni fa a Carrara, non hanno impedito lo sbriciolamento del muro di contenimento, come fosse stato di polistirolo nelle esondazioni di qualche settimana fa. Sul rischio dissesto all’Aquila, siamo fermi al ricorso in Cassazione del commissario Goio, responsabile del risanamento dell’Aterno-Pescara, che aveva progettato delle vasche di contenimento costosissime, 60milioni di euro circa, per il Nucleo industriale di Pile. D’accordo il Sindaco Cialente. Contro quello sfregio inutile e dispendioso, si opposero le comunità di Coppito, Cansatessa e dintorni, capitanate dai consiglieri Tinari ed Imprudente che circa un anno fa, con la forza di un comitato cittadino, vinsero il ricorso contro l’opera faraonica prevista da Goio, con una sentenza del Tribunale superiore delle acque pubbliche, che giudicò quelle vasche inutili e costose, contro la quale s’appellerà Gioio. Per il Tribunale avrebbero potuto progettare interventi più economici e meno impattanti, distribuendo quei 60milioni di euro sulla messa in sicurezza dell’intero territorio aquilano e non solo su spicchi di città da sfregiare con un enorme argine a valle alto almeno sei metri, largo fino a cinque metri e lungo quanto una muraglia in grado di raccogliere acqua in caso di piena. Le vasche di contenimento ritarderebbero eventuali piene, e il tutto comporterebbe l’esproprio di circa 120 ettari di terreni, agricoli ed artigianali ed anche aree in cui sono stati autorizzati manufatti temporanei. I progetti di Goio sono nelle mani dell’autorità giudiziaria, non abbiamo ancora capito perché così tanto attaccamento a fare il mega appalto, oggi bloccato, invece di pensare un Piano per la difesa alluvionale dell’intero territorio. Ogni progettualità in corso continua peraltro a sfuggire, come l’intervento per la messa in sicurezza a Madonna Fore, per 700mila euro, almeno così riporta il sito ufficiale della Presidenza del Consiglio dei ministri per la quale è rimasta nell’ombra ogni forma di pianificazione che contenesse, oltre a Madonna Fore, un piano per la città. E’ tutto estemporaneo. Il Tribunale delle acque per la messa in sicurezza ritiene sufficiente l’allargamento dell’alveo dei fiumi, Aterno e Raio, ed il rinforzamento degli argini, rilievi che Goio ha però giudicato superficiali, affermando a più riprese di non avere neanche nelle disponibilità quei 60milioni di euro per i lavori. Ed allora è difficile capire anche la fretta nel voler realizzare le vasche. Esattamente quattro anni fa, il primo dicembre 2010, L’Aquila subiva una calamità naturale che causò esondazioni, allagamenti ed evacuazioni “soprattutto negli immobili isolati realizzati dopo il sisma” precisò la Prefettura, riferendosi alle casette di legno sorte ovunque e da monitorare in occasione di quella calamità naturale. Se pensiamo alla zona di Mammarella, al Fosso di San Giuliano a tutta l’acqua sorgiva che scorre dalla collina attraverso il sottosuolo fino alle 99 Cannelle e fuoriesce lungo la Stazione, la cui origine è ancora controversa, ma di certo ne è tanta, lasciare scorrere il tempo senza pianificare il territorio è assurdo. Peggio un Sindaco, convinto chi sa perché della bontà dell’opera, che Goio, pur affermando di non avere i fondi, vorrebbe fare subito.


Alessandra Cococcetta




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