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NEONAZISMO, BLITZ DEI ROS DELL'AQUILA. 14 ARRESTI, SEI IN ABRUZZO
stampa pagina 22 dicembre 2014
I 14 arresti del Ros dell'Aquila (di cui 11 in carcere e 3 ai domiciliari) scaturiscono da un' attivita' investigativa avviata nel 2013 nei riguardi di un' associazione clandestina denominata 'Avanguardia Ordinovista' che, richiamandosi agli ideali del disciolto movimento politico neofascista 'Ordine Nuovo' e ponendosi in continuita' con l'eversione nera degli anni 70, progettava azioni nei confronti di obiettivi istituzionali, al fine di sovvertire l'ordine democratico dello Stato. In particolare le indagini documentavano come il gruppo, guidato da Stefano Manni di Ascoli Piceno di 48 anni residente a Montesilvano (che vanta un legame di parentela con Gianni Nardi, terrorista neofascista che negli anni 70 insieme a Stefano Delle Chiaie, Giancarlo Esposti e Salvatore Vivirito era uno dei maggiori esponenti dell' Ordine Nuovo), avesse elaborato un piano volto a minare la stabilita' sociale attraverso atti violenti nei confronti di obiettivi istituzionali quali Prefetture, Questure e uffici di Equitalia e previsto in un secondo momento di partecipare alle elezioni politiche con un proprio partito; avviato la ricerca di armi per la realizzazione degli scopi eversivi recuperandone alcune sotterranee e dopo l' ultima guerra mondiale, acquistandone altre in Slovenia tramite contatti locali o approvvigionandosi con una rapina, gia' pianificata di armi detenute da un collezionista.
Nell'ordinanza di custodia cautelare si contestano i reati di associazione con finalita' di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico ed associazione finalizzata all'incitamento, alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. I carabinieri hanno anche documentato "i ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi, tramite una rapina gia' pianificata o approvvigionamenti all'estero". I particolari dell'operazione, denominata "Aquila nera", saranno illustrati in una conferenza stampa in programma alle 10,30 presso la procura della Repubblica dell'Aquila.
Indagine dal 2013
I 14 arresti del Ros dell'Aquila (di cui 11 in carcere e 3 ai domiciliari) scaturiscono da un' attivita' investigativa avviata nel 2013 nei riguardi di un' associazione clandestina denominata 'Avanguardia Ordinovista' che, richiamandosi agli ideali del disciolto movimento politico neofascista 'Ordine Nuovo' e ponendosi in continuita' con l'eversione nera degli anni 70, progettava azioni nei confronti di obiettivi istituzionali, al fine di sovvertire l'ordine democratico dello Stato. In particolare le indagini documentavano come il gruppo, guidato da Stefano Manni di Ascoli Piceno di 48 anni residente a Montesilvano (che vanta un legame di parentela con Gianni Nardi, terrorista neofascista che negli anni 70 insieme a Stefano Delle Chiaie, Giancarlo Esposti e Salvatore Vivirito era uno dei maggiori esponenti dell' Ordine Nuovo), avesse elaborato un piano volto a minare la stabilita' sociale attraverso atti violenti nei confronti di obiettivi istituzionali quali Prefetture, Questure e uffici di Equitalia e previsto in un secondo momento di partecipare alle elezioni politiche con un proprio partito; avviato la ricerca di armi per la realizzazione degli scopi eversivi recuperandone alcune sotterranee e dopo l' ultima guerra mondiale, acquistandone altre in Slovenia tramite contatti locali o approvvigionandosi con una rapina, gia' pianificata di armi detenute da un collezionista.
Sempre secondo le indagini il gruppo ha utilizzato il web ed in particolare Facebook come strumento di propaganda eversiva, per incitare all' odio razziale e fare proselitismo. Manni aveva realizzato un doppio livello di comunicazione, uno attraverso un profilo pubblico, dove lanciava messaggi volti ad alimentare tensioni sociali e a suscitare sentimenti di odio razziale, in particolare nei confronti delle persone di colore; un altro attraverso un profilo privato,limitato ad un circuito ristretto dove discuteva le progettualita' eversive del gruppo. Altro aspetto rimarcato, quello di aver progettato la costituzione della 'Scuola Politica Triskele', legata alla creazione del 'Centro Studi ProgettoOlimpo' attraverso cui promuovere ed organizzare incontri politico-culturali in varie localita' italiane nonche' i cosiddetti 'campi hobbit' all'interno dei quali diffondere e sviluppare l' ideologia e le progettualita' eversive del gruppo che ha intrattenuto contatti con altri gruppi attestati su posizioni di estrema destra per unirsi nel processo di destabilizzazione e lotta politica quali i "Nazionalisti Friulani', il 'Movimento Uomo Nuovo' e la 'Confederatio'.
L'attivita' di indagine ha accertato anche come la struttura clandestina proponesse i parametri tipici delle organizzazione eversive di destra, caratterizzate da una struttura verticistica, dalla presenza di chiari riferimenti ideologici, dalla costante verifica della affidabilita' dei soggetti operativi e dei simpatizzanti. E' stato confermato dall'inchiesta il ruolo di riferimento svolto dal Manni quale guida del sodalizio eversivo e punto di riferimento per le attivita' di proselitismo, reperimento armi e ricerca di fondi per l'organizzazione; il ruolo di indirizzo ideologico dell' ex ordinovista Rutilio Sermonti (gia' rappresentante del disciolto movimento politico 'Ordine Nuovo') estensore di una nuova Costituzione della Repubblica, basata su un ordine costituzionale di ispirazione marcatamente fascista. Inoltre nelle carte il progetto sfumato, di assassinare il noto ordinavista Marco Affatigato (esponente politico dal 1973 al 1976 del Movimento politico 'Ordine Nuovo', attualmente latitante in quanto accusato di associazione sovversiva) ritenuto 'infame' poiche' legato ai servizi segreti.
Procuratore, carabinieri infiltrati nell'eversione
"Per la prima volta c'è stata l'applicazione della norma che prevede la presenza di agenti infiltrati in materia di terrorismo". Lo ha detto il Procuratore capo della Repubblica dell'Aquila, e responsabile della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo dell'Abruzzo Fausto Cardella nel corso della conferenza stampa sull'organizzazione (smantellata) di estrema destra che progettavano massacri per destabilizzare lo Stato democratico.
L'obiettivo era distruggere "Stato-fantoccio"
L'obiettivo del gruppo terroristico smantellato dal Ros era quello di distruggere lo "Stato-fantoccio". Lo si evince da un incontro avvenuto il 27 luglio scorso nell'abitazione di Rutilio Sermonti, 93 anni, indagato, l'anziano del sodalizio eversivo. Nato a Roma ma residente in Colli del Tronto (Ascoli Piceno), nella sua abitazione accoglie Mario Mercuri, Stefano Manni con la sua compagna Marina Pellati, Piero Mastrantonio, Monica Malandra (tutti raggiunti da provvedimenti cautelari), ed altre persone.
In quell'occasione Sermonti dice che "in Italia e' in atto uno Stato-fantoccio, voluto da nemici della nazione, col favore degli sciagurati antifascisti, traditori per vocazione, oltre al fatto che la stragrande maggioranza degli italiani non conosce altro che quello". "Diventa pertanto indispensabile - si legge nell'ordinanza - attuare l'azione di lotta contro lo Stato, definito Repubblica dell'Italia Unita, per il quale l'anziano si e' prodigato nel formulare un dettagliato Statuto: "Noi che da legionari nel cuore, al male non opponiamo piagnistei ma il combattimento. E' il momento, io grido, di battere sugli scudi. E' il momento, perche' il popolo e' alla disperazione (e se la merita!). E' il momento perche' il baratro sta per inghiottire il mondo intero, a cominciare dagli stessi criminali. E' il momento perche' la Terra medesima ci ha intimato lo sfratto. La lotta per distruggere lo stato-fantoccio deve quindi divenire prioritaria e senza quartiere, con tutti i mezzi disponibili e tutti quelli escogitabili, salvo solo quelli incompatibili con la nostra intima natura...E non la si chiami, quella da noi bandita, guerra civile, perche' per guerra civile s'intende quella tra due parti di una stessa Patria, e i nostri nemici, con l'autentica Patria italiana non hanno nulla a che fare e sono la squallida serva della plutocrazia mondiale, assassina e suicida sotto i nostri occhi". Tali considerazioni sono state partecipate, ai presenti, anche tramite la distribuzione di materiale cartaceo, di tre documenti dal titolo: "Degli stati-fantoccio", "Ancora sugli Stati-fantoccio", "Repubblica dell'Italia Unita-Statuto". Inoltre i tre documenti sono stati inviati a Piero Mastrantonio anche tramite mail da parte di Stefano Manni.
"Carbonizzare Napolitano"
Sempre in un post intercettato il 28 settembre 2013 sulla profilo facebook, Stefano Manni, capo indiscusso del gruppo scrive: "Se non lo dico scoppio. Questo e' il momento storicamente perfetto per carbonizzare Napolitano e la sua scorta. Da qui deve iniziare la liberazione d'Italia". Il 29 ottobre sempre Manni posta la seguente frase: "D'ordine. Colpire tutte le sedi Equitalia con ordigni ad alto potenziale, quando i dipendenti sono dentro. Gia' perche' Equitalia non ha un corpo e un'anima, opera (ed uccide) per messo dei suoi dipendenti. Diffondere". A seguire altro messaggio "indicativo dello spirito rivoluzionario e stragista". "Credo - scrive sempre Manni su facebook - che voi non abbiate capito bene. Se i Maro' dovessero essere condannati a morte si aprira' una stagione di sangue che l'Italia non ha conosciuto neanche con i conflitti mondiali".
Parente, attenzione del gruppo sui fenomeni recenti
"Anche in questa operazione si ripropone il problema di attivita' che in qualche modo fanno riferimento anche al momento politico e sociale. Indubbiamente tra le tematiche piu' affrontate da questo gruppo figurava ad esempio l'invasione degli stranieri in Italia. Quindi questo conferma come accanto a quella che era l'ideologia neofascista degli anni Settanta si fosse affiancata nel tempo anche un'attenzione verso quei fenomeni piu' recenti che fanno riferimento all'immigrazione". Lo ha detto all'Aquila il generale Mario Parente, responsabile del Ros, a margine della conferenza stampa indetta per illustrare l'arresto in Italia di 14 persone dell'versione nera, rispondendo ai giornalisti che chiedevano quanto e' concreto in Italia il rischio terrorismo.
"L'indagine dovrà essere approfondita, per molti altri aspetti, abbiamo agito in modo preventivo per evitare che l'organizzazione entrasse in azione". Lo ha detto il generale Mario Parente, comandante del Ros dei carabinieri nel corso della conferenza stampa indetta dal procuratore capo dell'Aquila Fausto Cardella per illustrare i contenuti dell'operazione "Aquila Nera" che ha stroncato un'organizzazione terroristica ed eversiva neofascista. "Si tratta - ha aggiunto - di un gruppo potenzialmente molto pericoloso che si richiamava agli ideali dell'estrema destra degli anni Settanta, in particolare al disciolto movimento politico Ordine nuovo, non a caso si chiamava avanguardia ordinovista". All'ideologia neofascista tipica degli anni Settanta si sono affiancati temi più recenti come quella dell'immigrazione, che loro definivano l'invasione degli stranieri in Italia. "A fronte di una visibilità sulla rete internet che serviva per fare proselitismo ha quindi osservato Parente - l'organizzazione aveva un profilo strettamente clandestino, esisteva un sistema di comunicazione interno impenetrabile".
Iperazione "Aquila Nera", ecco i nomi degli arrestati
Gli arrestati nell'ambito dell'operazione "Aqula Nera" condotta dal Ros contro l'eversione sono: Stefano Manni, 48 anni di Ascoli Piceno ma residente a Montesilvano (Pescara); Marina Pellati (49) di Varese, residente a Montesilvano; Luca Infantino (33) di Legnano (Milano), ivi residente; Piero Mastrantonio (40) dell'Aquila, ivi residente; Emanuele Pandolfina Del Vasto (63) di Palermo, residente a Pescara; Franco Montanaro (46) di Roccamorice (Pescara), ivi residente; Franco La Valle (51) di Chieti, ivi residente; Maria Grazia Callegari (57) di Venezia, residente in provincia di Torino; Franco Grespi (52) di Milano, residente a Gorizia; Ornella Garoli (53) di Milano, residente a Gorizia; Katia De Ritis (57) di lanciano (Chieti), ivi residente. Ai domiciliari sono finiti Monica Malandra di 42 anni dell'Aquila, ivi residente, Marco Pavan (30) di Venezia, residente a Padova e infine, Luigi Di Menno di Bucchianico 47enne di Lanciano (Chieti), ivi residente. Nell'ambito dell'operazione sono state complessivamente indagate 44 persone. La base operativa era Montesilvano (Pescara).
Una bomba per mercato multietnico Pescara
Contro l'immigrazione i terroristi neri avevano anche ipotizzato di piazzare una bomba nel bel mezzo del mercato multietnico di Pescara, davanti alla stazione centrale. "Li' c'e' un mercato esclusivamente loro - dice Stefano Manni parlando con Agnese Tiziana Mori - e uno va li' alle 7.30 gira per le bancarelle, si misura qualche maglione, lascia la borsa e se ne va...e poi che Dio li abbia in gloria. Chiaramente uno ci va travisato, ci va come ci deve andare e poi vi spiego come, quello ve lo spiego io, quello e' l'ultimo dei pensieri e dei problemi pero' e' di facilissima attuazione". "Si si' - replica la donna - non e' cosi' complicato, si puo' fare, con le dovute cautele si puo' fare". Precedentemente, sempre parlando con Tiziana, Manni le aveva detto che a Montesilvano, citta' costiera abruzzese dove risiede e dove l'organizzazione eversiva aveva la sua base principale, "non c'e' uno spazio di 20 centimetri dove il balneatore possa passare per andare in acqua, c'e' una barricata di negri che vendono di tutto". Tiziana: "non ho parole". E Manni: "questi evadono il fisco, colpiscono i commercianti italiani...ma siccome ci risiamo su queste cose ci mangia la camorra, ci mangia la 'ndrangheta, ci mangia il politico. Io mi sono rotto i coglioni". "Anche io" replica la donna e il capo conclude: "io non voglio dire che la Lega abbia ragione ma su tante cose dice la verita'..."
Il pungiglione
Taccuino
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