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NOMINE E POLTRONE: NO ALLA TRASPARENZA, PER I SOLITI MECCANISMI


stampa pagina 17 ottobre 2017

Carla Cimoroni Carla Cimoroni

L’atto d’indirizzo della consigliera Carla Cimoroni, della coalizione civica L’Aquila chiama, perché tutti gli amministratori fossero scelti con audizioni pubbliche e partecipate, è stato bocciato stamattina in quarta commissione. Il voto contrario è arrivato dal Pd, mancava Albano, da Serpetti (Il passo possibile) con le astensioni di De Santis e della Vicini, gli unici sì da Carla Cimoroni, Angelo Mancini e Giustino Masciocco (Mdp). Biondi che ha mantenuto a sé la delega alle partecipate, non invertirà la rotta rispetto ai propri predecessori Cialente e ancor prima Tempesta. Decide lui e con i partiti di governo. Crede al mandato dei cittadini, crede di aver già superato la fase auditiva nella fase pre elettorale, ora deciderà, deciderà nel quinquennio, saranno quindi gli elettori, tra cinque anni, a stabilire se ha fatto bene oppure no.
Dal canto suo l’indirizzo della Cimoroni avrebbe voluto aprire una nuova stagione politica in cui premiare solo la nomina di amministratori capaci, competenti e con una condotta specchiata, sarebbe stata disposta anche a condividere il percorso, cioè scegliere i portatori d’interesse ed i tempi, ma non glielo hanno consentito. Peraltro un parere negativo dell’Avvocatura, non ha argomentato in nessun passaggio le ragioni amministrativo giuridiche per cui non votare un indirizzo di mera trasparenza. La presenza del dirigente de Nardis, era stata richiesta da Mancini, ma non è arrivato.
La verità è che le nomine nelle società partecipate continuano ad essere una spartizione di potere “fin da quando Tempesta – ha ricordato in un passaggio Masciocco  - raddoppiò i posti di potere trasformando le municipalizzate in spa” quindi incarichi, quindi poltrone, quindi centri di clientela elettorale. Biondi dal canto suo crede al fatto che i partiti che hanno vinto con lui debbano condividere il desco, sul quale, tuttavia, ancora non trovano la quadra perché in particolar modo la fetta che toccherebbe a Forza Italia non sarebbe ancora commestibile visto che i papabili non hanno come requisito la laurea, e in tal senso starebbero provando a cambiare le regole del gioco, è evidente quindi come il meccanismo, vuoi non vuoi, resti quello.
E hai voglia, l’esperienza di Mancini e Masciocco a dire come va da sempre in questi centri di potere o per dire a Biondi cambia rotta, “diminuisci i centri di costo” Masciocco, “porta l’atto in Consiglio con coraggio” Mancini, perché Biondi non si muoverà di una virgola. C’è da sperare solo che un sistema di potere tutto nuovo e fatto di “giovani” non diventi il perfetto erede del sistema che lo ha preceduto, anche perché Biondi ha vinto proprio perché la gente ha dato segnali forti, voleva un cambiamento e la massima apertura, quindi condivida pure con i partiti di governo la tavola, ma non ne resti ostaggio.
Da parte delle opposizioni, al di là delle frange coerenti o dei battitori liberi è il nucleo del Pd a preoccupare, poco coeso e per niente soddisfacente le aspettative di un elettorato che potrebbe raffreddarsi bruscamente a meno di non avere un segnale politico appassionato, che pure molti militanti vorrebbero e non sappiamo quanto lo abbia compreso il candidato sindaco Di Benedetto in primis. C’è da rifletterci parecchio.


Alessandra Cococcetta  




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