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Spa: siamo al capolinea dei capolinea?

LA DIFFIDA AL CTGS E LE RISERVE PAGATE DALLA GSA SPA PER I SOTTOSERVIZI


stampa pagina 21 ottobre 2017

Biondi e Di Benedetto

Cosa è accaduto dentro il Centro turistico del Gran Sasso? Nulla di imprevedibile.
Infatti il bilancio 2016 è stato chiuso solo a fine luglio con le prescrizioni del Collegio sindacale e cioé una rielaborazione integrazione del business plan 2014/2018, per realizzare investimenti “che possano produrre effettiva capacità reddituale nel breve medio periodo”; cura e controllo di tutte le entrate derivanti da contratti o affidamenti a privati e tutte le azioni necessarie ad ottimizzare la gestione dal punto di vista economico-finanziario, organizzativo ed amministrativo. Insomma il capolinea dei capolinea al quale il Sindaco Biondi cerca di reagire con una nomina amministrativa forte al vertice, più che commissariale, dell’avvocato del Comune de Nardis, in modo da prendere atto senza indugio, dello stato reale dell’arte.
Intanto il contributo straordinario del Comune a fine 2016, di quasi un milione e mezzo di euro per rimodulare il debito con Intesa San Paolo non è stato sufficiente, l’amministratore unico ha chiesto infatti altri fondi di sostegno verso la privatizzazione, mentre l’esposizione debitoria è salita a 4milioni 577mila 857 euro. Debiti da ogni lato, verso i fornitori (898mila 102 euro); verso i controllanti (2milioni 489mila 812 euro), e tributari per 921 mila 121 euro. Ed è “solo a seguito della sopravvenienza straordinaria di 2milioni 689mila 188.31 euro  e allo stralcio del maggior mutuo con Intesa San Paolo, che si è avuto un utile di 764mila 657 euro a fronte di un risultato negativo della gestione” vero e reale “di quasi un milione e mezzo di euro”, si legge nel Bilancio consolidato.
E cosa è accaduto nella Gran Sasso Acqua spa? Si rileva, con tecnicismi inarrivabili, una specie di “gioco” contabile sugli ammortamenti di alcune reti idriche cedute da una società acquedottistica, sembrerebbe, per arginare le tasse. E non finisce qui perché sulle due società, Ctgs e Gran Sasso Acqua, sono poi intervenuti altri fatti gestionali tutti da chiarire.
Il Ctgs, ha avuto accreditati dal Comune nello scorso gennaio, 7milioni 125mila 027,80 euro, per investire sul rilancio del Gran Sasso che poi sono magicamente scesi a 6milioni 674mila 199.98 euro, quasi mezzo milione di euro in meno, costato una diffida del Collegio sindacale all’amministratore unico per “reintegrare immediatamente i Fondi vincolati Cipe, impropriamente utilizzati per spese di gestione”. Ma il Ctgs non si è ancora adeguato, nonostante l’intimazione della stessa Avvocatura comunale, cioè Domenico de Nardis. La proprietà, cioè il Comune, dovrà quindi in tutti modi tutelare l’interesse pubblico.
C’è poi il caso Gran Sasso Acqua spa e le riserve liquidate oltre la chiusura dell’esercizio 2016, in favore dell’Ati, Acmar-Taddei-Edilfrair, aggiudicataria dei sottoservizi, per 740mila 917,80 euro, a fronte di qualche milione valutato come dovuto dalle imprese vincitrici. Il problema è che l’operazione chiusa ad aprile, l’ha portata avanti il dirigente amministrativo Raffaele Giannone, sostenendo di avere per legge anche un potere transattivo, osservato invece dal Collegio sindacale che ha invece suggerito, a fine giugno, di sottoporre l’accordo alla presa atto del Cda della società, come azione correttiva in nome del principio di una corretta amministrazione.
E così il 13 luglio il presidente Americo Di Benedetto ha convocato il Cda per verificare i poteri di Giannone, ma quel consiglio è andato deserto, Di Benedetto aveva perso le elezioni e proprio il giorno dopo s’è insediato il primo Consiglio comunale del sindaco Biondi.
L'ex presidente della Gsa spa è oggi a capo della commissione Garanzia e controllo ed ha convocato per giovedì prossimo, una riunione per approfondire la legittimità della nomina di de Nardis al Ctgs spa.


 
Alessandra Cococcetta   




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