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SEDUTA SULLA SANITA’, PASSA L’ORDINE DEL GIORNO MA NON UN’UNITA’ DI INTENTI


stampa pagina 20 ottobre 2017

Giorgio De Matteis Giorgio De Matteis

La seduta consiliare straordinaria sulla sanità aquilana chiesta da Giorgio De Matteis, ha prodotto il voto favorevole di un ordine del giorno che impegna il Sindaco Biondi a garantirne il livello ma non un’unità d’intenti. “Bisognava riordinare e diminuire le scuole di specializzazione” ha introdotto Paola Inverardi.
“Quest’anno sono stati chiesti requisiti più alti sul corpo docente che doveva avere una produzione scientifica certificata di un certo livello. Non avremmo raggiunto il punteggio utile se l’Università dell’Aquila non fosse andata insieme a quella di Chieti. Abbiamo fatto un accordo  - ha proseguito la rettrice - sei scuole ha ottenuto Chieti, con noi come parte docente, e 6 noi, con loro come partner accademici. Abbiamo 12 scuole che non avremmo avuto se fossimo andati soli”. Non sono stati raggiunti i parametri sulle due che non sono state accreditate “e sono neurologia  - ha aggiunto - ma abbiamo sbagliato noi e correggeremo l’anno prossimo, e cardiologia, per cui scontiamo una nota debolezza. Cardiologia aveva una rete formativa debole, lo sapevamo, bisognerà capire cosa fare insieme. Le altre non sono perse, se per perse s’intende che ci saranno specializzandi pediatri all’Aquila, come gli specializzandi di radioterapia, che ha sede all’Aquila, andranno a Chieti, mentre l’esistenza di due realtà di Medicina nella Regione, secondo me sono una ricchezza”.
Biondi ha poi sollecitato la riunione della commissione per valutare un ospedale di secondo livello anche all’Aquila, un Dea “non s’è mai riunita ed il Comitato ristretto dei sindaci valuterà gli obiettivi raggiunti da Tordera anche su questo fin da giovedì prossimo”. E poi il problema del personale “servirebbero altre 277 unità, la pianta organica ne conta 4300, ne sono in servizio 3800, 500 in meno di quelle necessarie, dei 3800 circa 400 precari di lungo corso, bisogna capire come stringere in una sinergia importante i pezzi istituzionali che gravitano sulla sanità, dalla politica all’Azienda sanitaria fino all’Università, ed i rappresentanti sindacali concordano. L’Aquila non deve restare indietro come edilizia sanitaria, altri territori hanno già i fondi, e deve tornare ad essere punto di riferimento regionale”.
Dal canto suo il manager Tordera, ha detto di voler guardare ad una “Asl provinciale, con quattro ospedali che devono assicurare la stessa offerta in un territorio vastissimo”, Sulmona e Castel di Sangro, dove lavorare sull’utenza e L’Aquila ed Avezzano che “dovremmo vedere funzionalmente come unico ospedale e rafforzare i reparti più importanti, con gli specializzandi da implementare anche da altre scuole. Tutto ciò ruota intorno alla chirurgia, sto lavorando su questo e sono le indicazioni della Regione. I numeri sul personale sono quelli dati dal sindaco – ha concluso - ma è vero anche che al nostro interno dobbiamo efficientare e rispettare i tetti di spesa, il manager non è un libero professionista ha obiettivi e responsabilità finanziarie, gestionali e patrimoniali. Abbiamo 350 precari, il 18% del personale ha delle prescrizioni, 737 persone, e di queste, 452 usufruiscono della legge 104. Per cui anche quando avanziamo giustissime e sacrosante richieste di aumento di personale bisogna fare i conti con questa realtà, che ovviamente limita la capacità gestionale dei capi dipartimento e dei direttori delle unità operative complesse o dipartimentali”.  
“Il venir meno di alcune scuole di specializzazione è un fatto negativo” ha chiuso il capo dipartimento di Cardiologia Sabrina Cicogna. “In cardiologia non abbiamo mai avuto specializzandi, eravamo convenzionati con Teramo, ma la cardiologia non è mai riuscita a convenzionarsi con L’Aquila e nonostante la Regione Abruzzo avesse impegnato dei fondi, non abbiamo avuto mai l’onore di ospitare un solo specializzando. La colpa non è nostra e non è della sola qualità della Asl ma anche dell’Università e della città che deve tornare ad essere accogliente, poi le scuole si recuperano ma a neurologia è strano ciò che è accaduto, c’è un’offerta formativa enorme. Cardiologia invece, non s’è mai integrata con una Regione che ha avuto 40milioni di euro dall’assicurazione sul San Salvatore per il sisma, con cui ha sanato il debito della Marsica, l’ospedale deve invece recuperare una sua centralità nel territorio, neurochirurgia deve stare qui ed alcuni duplicati creati, come l’emodinamica, sono stati uno scippo per cui vi chiedo non di esser campanilisti, ma di dare a Cesare quel che è di Cesare”, ha concluso.



Alessandra Cococcetta




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