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BILANCIO CONSOLIDATO: ATTI IN PROCURA. AL VOTO, DI BENEDETTO RESTA SOLO


stampa pagina 23 ottobre 2017

Americo Di Benedetto Americo Di Benedetto

Non vorremmo azzardare un’ipotesi, ma sembra che oggi Americo Di Benedetto sia stato lasciato solo. Al momento del voto del bilancio consolidato infatti, quello che per la prima volta ha fotografato lo stato di salute economica, finanziaria e patrimoniale dell’ente con le società partecipate, erano assenti i colleghi del gruppo Pd, mancavano poi Serpetti, Mancini e De Santis.
11 assenti in tutto, su 32 consiglieri più il sindaco Biondi e l’impegno del presidente del Consiglio Roberto Tinari, di inviare tutte le carte alla Procura della Corte dei Conti e alla procura della Repubblica. Anzi, il presidente, ha assicurato i più scettici che sarà sempre più facile accompagnare gli atti più spinosi ed ereditati dalla precedente amministrazione con un parere dell’Avvocatura comunale così da rassicurare, a suo avviso e da più angolature, i consiglieri.
Nel documento, al voto per la prima volta del Consiglio, c’è lo sproposito di un “margine positivo consolidato” di 663milioni 753mila 228 euro, un risultato che l’ex sindaco Cialente non ha mai voluto rendere veritiero differenziando le entrate per la ricostruzione, che passano dal bilancio dell’ente locale, dagli altri conti, e così non si capisce nulla come pure sullo stato patrimoniale dell’ente, che comprende anche il Progetto case, al momento indisponibile, e gli alloggi ceduti. E senza fare i conti con i residui, con i debiti fuori bilancio e con un attivo vero che non supera i 40milioni di euro che pure si spende senza problemi, ha fatto notare Angelo Mancini. E in realtà la battaglia di una maggior chiarezza e veridicità dei conti l’ha condotta proprio Masciocco dai banchi della maggioranza con la presidenza della commissione bilancio, scontrandosi spesso con la superficialità dei dirigenti e della loro gestione, mai chiara, nella spesa.
Dal bilancio consolidato spuntano i bubboni del Centro turistico del Gran Sasso, verosimilmente in passivo per 4milioni e mezzo di euro, dovrebbe a questo punto procedere con il rilievo degli esuberi, e poi la sottrazione dai fondi vincolati Cipe, 7milioni di euro da investire sul Gran Sasso girati dall’ente, di quasi mezzo milione di euro per la spesa corrente. E nonostante sia stato intimato di rimettere a posto i conti, l’amministratore unico non ha ancora provveduto.
E poi la Gran Sasso Acqua spa, per cui ci sarebbero dei tecnicismi in bilancio tutti da chiarire, sull’inserimento di alcuni ammortamenti, ed il riconoscimento, oltre la fine dell’esercizio 2016, di riserve per i sottoservizi, da parte del direttore Giannone, al raggruppamento temporaneo d’imprese aggiudicatario dei lavori, per oltre 700mila euro. Un passaggio perfezionato in campagna elettorale per cui Giannone pare non avesse alcun potere per agire, almeno così rileva il Collegio sindacale e nel momento in cui a luglio, il Di Benedetto sindaco ormai sconfitto, ha provato a trovare il riconoscimento da parte del Cda, ha dovuto registrare una seduta deserta.
Pare sia stato oggi richiesto un parere all’Anac, l’Autorità anticorruzione di Cantone, ma nel frattempo Di Benedetto sembra sia rimasto solo, presiederà una quinta commissione giovedì prossimo sulla nomina di de Nardis al Centro turistico ma non è escluso che la transazione alla GSA spa, possa andare proprio al vaglio della quinta. A quel punto dovrà mettersi sicuramente da parte, come forse avrebbe dovuto fare anche oggi al momento del voto del consolidato, se non altro per una responsabilità politica, avendo guidato la GSA spa, di cui il Comune dell’Aquila è proprietario per oltre il 46%,  per un decennio.   


Alessandra Cococcetta




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